“Simone Boiocchi”
“La Padania 07.11.2012”
A distanza di
oltre 5 mesi è ancora il terremoto che nel maggio scorso ha duramente colpito
l'Emilia e altre Regioni del Nord a fare parlare di sé. Questa volta non per i
danni causati e per le vittime che lo sciame sismico si è lasciato alle spalle,
ma per la chiara volontà del Governo
Monti di guardare avanti e di buttarsi alle spalle tutto quello che è accaduto.
Quasi come se non fosse successo. Non un tentativo di esorcizzare il passato
per guardare avanti, ma la volontà di fare quadrare i conti anche a spese di
chi in una sola notte ha perso affetti, casa e anche il lavoro. Con una delle
decisioni incomprensibili alle quali ormai l'esecutivo dei tecnici ci ha
abituati, Monti & C. hanno chiesto che il decreto sui costi della politica
tornasse in commissione alla Camera. A farsi portavoce dell' istanza il
ministro per i Rapporti con il parlamento Piero Giarda. «Nell'incontro di stamane (ieri,
ndr)il governo ha chiesto alla commissione di voler riconsiderare, sulla base
di emendamenti che saranno presentati, alcune delle formulazioni passate in
commissione», ha spiegato Giarda. Ma perché un rinvio in commissione? Presto
detto: di fatto per correggere in particolare gli emendamenti, approvati contro
il suo parere, sull'estinzione anticipata dei mutui dei Comuni e sulle proroghe
delle scadenze fiscali per i territori colpiti dal terremoto. Inizialmente
convocata alle 18 di ieri, per dare tempo alle commissioni di riesaminare i
documenti portati in Aula, la seduta è stata poi ulteriormente rinviata a
questa mattina alle 10 per permettere ai commissari di trovare un accordo.
Accordo che era già stato raggiunto precedentemente ma che, evidentemente, il Governo non aveva intenzione di accettare andando di fatto, ancora una volta, a togliere ai partiti politici e ai membri del Parlamento quel ruolo che gli spetta a seguito della chiamata alle urne. E così, mentre i commissari discutono e il Governo attende di decidere se porre o meno l'ennesima votazione di fiducia sul testo che intende "portare a casa", i terremotati restano alla porta e aspettano. Attesa che Fabio Rainieri, segretario Nazionale della Lega Nord Emilia, e Gianni Fava, responsabile federa le del dipartimento Sviluppo Economico del Carroccio, non accettano. «Quello a cui stiamo assistendo - tuona Gianni Fava - dà il senso e il peso che ricoprono i partiti in questa coalizione di Governo, ma soprattutto il peso che ha il partito che sembra avere maggiormente condizionato le scelte dell'esecutivo: il Pd. Alla prima occasione hanno dimostrato quanto realmente valgono». Eppure, l'emendamento sul quale in commissione il Governo era stato battuto era proprio un emendamento nato dalla fusione di due testi presentati rispettivamente dalla Lega Nord e dal Pd. «Siamo davanti a un Governo a trazione Meridionale che trova tutte le risorse che servono quando i terremoti avvengono dall'Abruzzo in giù – attacca Fava -. Lo stesso Governo che dimostra un sostanziale disinteresse nei confronti dei territori politicamente generosi con le stesse forze politiche che lo sostengono. Mi riferisco al Mantovano, al Rovigotto e più in generale all'Emilia dove moltissimi continuano a votare in massa per il centrosinistra e quello che ottengono in cambio è di on essere considerati mai prioritari nelle scelte delle maggioranze sostenute dal Pd». Durissimo anche Fabio Rainieri, segretario del Carroccio emiliano che accusa Monti e il Governo dei tecnici di volere fare cassa con i soldi dei terremotati. «È una vergogna – attacca Rainieri - invece di aiutare popolazioni che hanno fatto la ricchezza di questo Paese si cerca di spremerle anche in moment i come questi. E tutto con il tacito sostegno del Pd che su l territorio continua a promettere quello che poi a Roma evidentemente non vuole mantenere«. »È chiaro - concludono i due parlamentari del Carroccio - che questa situazione rischia di continuare a pesare fino a quando in quei territori non si faranno scelte che abbiano un unico comune denominatore : l'interesse del Nord».
Accordo che era già stato raggiunto precedentemente ma che, evidentemente, il Governo non aveva intenzione di accettare andando di fatto, ancora una volta, a togliere ai partiti politici e ai membri del Parlamento quel ruolo che gli spetta a seguito della chiamata alle urne. E così, mentre i commissari discutono e il Governo attende di decidere se porre o meno l'ennesima votazione di fiducia sul testo che intende "portare a casa", i terremotati restano alla porta e aspettano. Attesa che Fabio Rainieri, segretario Nazionale della Lega Nord Emilia, e Gianni Fava, responsabile federa le del dipartimento Sviluppo Economico del Carroccio, non accettano. «Quello a cui stiamo assistendo - tuona Gianni Fava - dà il senso e il peso che ricoprono i partiti in questa coalizione di Governo, ma soprattutto il peso che ha il partito che sembra avere maggiormente condizionato le scelte dell'esecutivo: il Pd. Alla prima occasione hanno dimostrato quanto realmente valgono». Eppure, l'emendamento sul quale in commissione il Governo era stato battuto era proprio un emendamento nato dalla fusione di due testi presentati rispettivamente dalla Lega Nord e dal Pd. «Siamo davanti a un Governo a trazione Meridionale che trova tutte le risorse che servono quando i terremoti avvengono dall'Abruzzo in giù – attacca Fava -. Lo stesso Governo che dimostra un sostanziale disinteresse nei confronti dei territori politicamente generosi con le stesse forze politiche che lo sostengono. Mi riferisco al Mantovano, al Rovigotto e più in generale all'Emilia dove moltissimi continuano a votare in massa per il centrosinistra e quello che ottengono in cambio è di on essere considerati mai prioritari nelle scelte delle maggioranze sostenute dal Pd». Durissimo anche Fabio Rainieri, segretario del Carroccio emiliano che accusa Monti e il Governo dei tecnici di volere fare cassa con i soldi dei terremotati. «È una vergogna – attacca Rainieri - invece di aiutare popolazioni che hanno fatto la ricchezza di questo Paese si cerca di spremerle anche in moment i come questi. E tutto con il tacito sostegno del Pd che su l territorio continua a promettere quello che poi a Roma evidentemente non vuole mantenere«. »È chiaro - concludono i due parlamentari del Carroccio - che questa situazione rischia di continuare a pesare fino a quando in quei territori non si faranno scelte che abbiano un unico comune denominatore : l'interesse del Nord».

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