mercoledì 17 ottobre 2012

Quello che accade ad EDIMBURGO deve diventare realtà anche in VENETO

"Massimo Bitonci"
"La Padania 17.10.2012"


David Cameron, premier britannico, ha firmato un protocollo d'intesa con Alex Salmond, leader dello  Scottish National Party, per l' indizione di un referendum sull'indipendenza. Nel 2014, quindi, il popolo  scozzese potrà pronunciarsi liberamente sul proprio destino. Mi auguro che quanto accaduto ad Edimburgo  possa diventare realtà anche in Veneto. 1100 anni di storia, una lingua e una cultura specifiche, e per contro,  l'atteggiamento predatorio di uno Stato centralista, che nell'ottobre del 1866 ha cercato di legittimarsi attraverso un referendum "burletta", come lo definì Indro Montanelli, salvo poi imporsi con mano pesante per  146 anni: tanto basta perché, anche all'ombra del campanile di San Marco, si cominci a discutere serenamente dell'opportunità  di indire una consultazione democratica. Una consultazione che consenta ai  veneti di decidere se affrancarsi o meno da Roma. Poco più di un mese fa sono stato in Scozia per  appoggiare la marcia per l'indipendenza di Salmond e ora, con grande entusiasmo, accolgo la notizia che sì, il  libero e democratico Regno Unito riconosce le istanze che provengono dal basso e concede ai sudditi della  Corona di poter decidere del proprio futuro.
Mi chiedo quando questo sarà possibile in Italia, una  Repubblica parlamentare dove il Parlamento non conta nulla. Dove un Governo illegittimo, che si è insediato senza il voto popolare, sta da un lato costringendo il Paese alla fame, dall'altro espropriando le Region i dei pochi poteri che si erano guadagnate negli anni. Fiandre, Catalogna, Scozia ... in Europa il vento della libertà soffia in favore dei popoli. Da mesi alcuni movimenti di cittadini richiedono a gran voce l' indizione di referendum sull'autonomia e sull'indipendenza della nostra terra. Lo stesso Governatore Zaia ha ammonito le autorità centrali,  sottolineando che il diritto di autodeterminarsi della nostra gente è sacrosanto e deve essere riconosciuto. Questa battaglia è la nostra battaglia. Una battaglia che, dentro e fuori il palazzo, voglio condurre fino a  Bruxelles, se Roma non ci darà ascolto. L'Italia riconosce l'istituto del divorzio, consensuale o meno, fra  coppie di individui. Non capisco perché la stessa cosa non possa valere anche per i popoli•. Capogruppo  della Lesa Nord in Commissione Bi/ando alla Camera

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