"La Padania 10.10.2012"
L'annunciata sterzata centralista e anti federalista è in atto. Roma si prepara a riprendersi i poteri e le competenze che con il contagocce aveva centellinato nel corso degli anni, nel corso di un lungo braccio di ferro iniziato nei primi anni '70 ed entrato nella fase più acuta soltanto con l'irruzione nella scena politica della Lega Nord, portavoce delle istanze dei territori e dei popoli del Nord, che chiedevano soltanto più autonomia. Battaglie che hanno costretto il Palazzo a cedere nel corso del tempo funzioni e (poche) risorse agli enti locali più vicini ai cittadini e ai propri territori. Ma adesso stop, si inverte la rotta e si torna al 1970 o giù di li. L'offensiva contro le autonomie rischia di trasformarsi in un ritorno ad un centralismo degno del Ventennio, ma l'aspetto ancora più grave è che a realizzare questo balzo all'indietro non sarà un Esecutivo scelto dai cittadini con il loro legittimo e sacrosanto voto, ma un Esecutivo scelto dal Palazzo, dai poteri forti e dalle banche. Tutti d'accordo nel togliere competenze e poteri ai territori per restituirli a Roma. E così nella bozza del ddl di revisione del Titolo V della Costituzione all'esame del Consiglio dei Ministri, stando alle anticipazioni delle agenzie, si legge che allo Stato sarà affidato " il compito di garante dei diritti costituzionali e dell'unità della Repubblica a prescindere dalla ripartizione delle competenze legislative con le Regioni". Non solo. Tornerebbero sotto il controllo statale materia come l'energia, le infrastrutture, il turismo e le comunicazioni.
Un drastico ridimensionamento delle autonomie, per utilizzare un eufemismo... Ad insorgere contro questo ritorno al centralismo, allo stato-centrismo, c'è solo la Lega Nord, in un'ormai consueta solitudine. Unico e ultimo baluardo contro le nefandezze del Governo Monti e dei poteri forti che lo spalleggiano. •Così questo Governo mostra la sua pervicace tendenza centralista•, sbotta il governatore del Veneto, Luca Zaia, che accusa: •Dietro l'alibi di scandali purtroppo esecrabili si nasconde l'intenzione reale di riportare l' Italia addirittura all'era geologica precedente al 1970. Mi chiedo a questo punto perché il Governo Monti non abbia il coraggio di chiudere le Regioni che vede come ostacolo al suo disegno restauratore. Se davvero sono Enti inutili il Governo avrebbe il dovere di non imporre palliativi offensivi, che semplicemente diminuiscono l'efficacia dell 'azione amministrativa in sede territoriale•. Dal Piemonte si leva il grido di protesta del Governatore leghista Roberto Cota: •Il piano è ormai svelato: costruire uno stato super centralista con l'effetto di strangolare il Nord, il sistema produttivo e gli enti locali. Ma togliere competenze e ruolo alle regioni significa andare contro un sistema moderno che crede nei territori e non li tratta come vassalli. Sulla sanità, inoltre, si annuncia un colpo insostenibile. Si dica chiaramente che non si vuole più garantire il sistema sanitario, eppure i cittadini continuano a pagare le tasse per sostenerlo. Deve far riflettere che una cosa del genere non l'ha mai fatta nessuno e vuole attuarla un governo non eletto dai cittadini. Durissimo il giudizio del borgomastro veronese e segretario leghista veneto, Flavio Tosi: •Trovo l'idea un vero e proprio insulto al Veneto e alle Regioni virtuose. Si muovono come se lo Stato centrale non fosse quella mangiatoia che è; il provvedimento semmai servirà a dilatare costi e tempi delle decisioni in maniera inaccettabile. Il governo vuole approfittare dello scandalo di quattro lazzaroni a danno dei cittadini. Questo sì è scandaloso•. Il Responsabile federale del Territorio, Roberto Calderoli, padre del federalismo fiscale, è tranciante e avverte Palazzo Chigi: •Se ora vogliono davvero cancellare anche quel minimo di federalismo che c'è oggi in Costituzione, dopo aver cancellato il federalismo fiscale, e se questo dovesse essere fatto da un governo tecnico, non votato da nessuno, allora saremmo di fronte ad un colpo di Stato e semmai dovesse davvero capitare una cosa del genere saremmo costretti a scendere a Roma e non con buone intenzioni. Sulla stessa linea il vicesegretario federale del Carroccio, Giacomo Stucchi: •Se le cose stessero così, se davvero il disegno di legge di riforma costituzionale del Titolo V al vaglio del governo contenesse certe misure (dall'introduzione della clausola di supremazia per le materie concorrenti tra Stato e Regioni al ritorno al controllo legislativo dello Stato di gran parte delle funzioni oggi di competenza delle Regioni), allora la Lega Nord si metterebbe di traverso per sbarrare la strada al ritorno del centralismo romano mascherato dal tecnicismo di un governo che ha fatto solo disastri. Se Palazzo Chigi intende proseguire sulla strada della restaurazione del centralismo la Lega Nord oltre ad essere movimento di dialogo e di confronto sarà anche, dentro e fuori il Parlamento, movimento per la salvaguardia della libertà•. Intanto il vicepresidente della commissione bicamerale per il Federalismo, il leghi sta Paolo Franco, chiede che il premier Monti venga a riferire immediatamente in commissione su questa annunciata contro-riforma restauratoria .
Un drastico ridimensionamento delle autonomie, per utilizzare un eufemismo... Ad insorgere contro questo ritorno al centralismo, allo stato-centrismo, c'è solo la Lega Nord, in un'ormai consueta solitudine. Unico e ultimo baluardo contro le nefandezze del Governo Monti e dei poteri forti che lo spalleggiano. •Così questo Governo mostra la sua pervicace tendenza centralista•, sbotta il governatore del Veneto, Luca Zaia, che accusa: •Dietro l'alibi di scandali purtroppo esecrabili si nasconde l'intenzione reale di riportare l' Italia addirittura all'era geologica precedente al 1970. Mi chiedo a questo punto perché il Governo Monti non abbia il coraggio di chiudere le Regioni che vede come ostacolo al suo disegno restauratore. Se davvero sono Enti inutili il Governo avrebbe il dovere di non imporre palliativi offensivi, che semplicemente diminuiscono l'efficacia dell 'azione amministrativa in sede territoriale•. Dal Piemonte si leva il grido di protesta del Governatore leghista Roberto Cota: •Il piano è ormai svelato: costruire uno stato super centralista con l'effetto di strangolare il Nord, il sistema produttivo e gli enti locali. Ma togliere competenze e ruolo alle regioni significa andare contro un sistema moderno che crede nei territori e non li tratta come vassalli. Sulla sanità, inoltre, si annuncia un colpo insostenibile. Si dica chiaramente che non si vuole più garantire il sistema sanitario, eppure i cittadini continuano a pagare le tasse per sostenerlo. Deve far riflettere che una cosa del genere non l'ha mai fatta nessuno e vuole attuarla un governo non eletto dai cittadini. Durissimo il giudizio del borgomastro veronese e segretario leghista veneto, Flavio Tosi: •Trovo l'idea un vero e proprio insulto al Veneto e alle Regioni virtuose. Si muovono come se lo Stato centrale non fosse quella mangiatoia che è; il provvedimento semmai servirà a dilatare costi e tempi delle decisioni in maniera inaccettabile. Il governo vuole approfittare dello scandalo di quattro lazzaroni a danno dei cittadini. Questo sì è scandaloso•. Il Responsabile federale del Territorio, Roberto Calderoli, padre del federalismo fiscale, è tranciante e avverte Palazzo Chigi: •Se ora vogliono davvero cancellare anche quel minimo di federalismo che c'è oggi in Costituzione, dopo aver cancellato il federalismo fiscale, e se questo dovesse essere fatto da un governo tecnico, non votato da nessuno, allora saremmo di fronte ad un colpo di Stato e semmai dovesse davvero capitare una cosa del genere saremmo costretti a scendere a Roma e non con buone intenzioni. Sulla stessa linea il vicesegretario federale del Carroccio, Giacomo Stucchi: •Se le cose stessero così, se davvero il disegno di legge di riforma costituzionale del Titolo V al vaglio del governo contenesse certe misure (dall'introduzione della clausola di supremazia per le materie concorrenti tra Stato e Regioni al ritorno al controllo legislativo dello Stato di gran parte delle funzioni oggi di competenza delle Regioni), allora la Lega Nord si metterebbe di traverso per sbarrare la strada al ritorno del centralismo romano mascherato dal tecnicismo di un governo che ha fatto solo disastri. Se Palazzo Chigi intende proseguire sulla strada della restaurazione del centralismo la Lega Nord oltre ad essere movimento di dialogo e di confronto sarà anche, dentro e fuori il Parlamento, movimento per la salvaguardia della libertà•. Intanto il vicepresidente della commissione bicamerale per il Federalismo, il leghi sta Paolo Franco, chiede che il premier Monti venga a riferire immediatamente in commissione su questa annunciata contro-riforma restauratoria .

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