"Massimiliano Capitanio"
"La Padania 16.09.2012"
DUMÀS - Alle 11,30 il Giardino delle camelie della villa comunale è stracolmo di gente. Lì, ad ascoltare il dibattito indipendentista, organizzato dal Movimento giovani padani per celebrare il 15 settembre, ci sono almeno 300 persone. Poche centinaia di metri più in là, sereno e sorridente, c’è un altro spettatore speciale: Gianfranco Miglio, sepolto nella sua Domaso dal 2001, ma il cui spirito libero e federalista impregna ancora oggi l’aria insieme al profumo di quelle vigne che lo richiamavano sul lago, strappandolo agli impegni di Como e Milano. Federalismo, euroregione padana, identità, autonomia: dalle lezioni di quell’istrionico preside della Facoltà di Scienze politiche della Cattolica di Milano dei primi anni Sessanta alla dichiarazione di indipendenza della Padania del 1996 al “Prima il Nord” parola d’ordine del 2012, ieri a Domaso si è celebrata una di quelle giornate destinate a lasciare il segno della storia dell’indipendentismo padano. «Oggi voglio riprendere l’eredità di Miglio e continuarla perché le sue intuizioni sono il bagaglio culturale più importante che la Lega abbia avuto. Ci sono stati momenti di tensione tra la Lega e Miglio, ma questi erano dovuti ad altri fattori e non certo alla personalità di Miglio e al legame tra lui e la Lega. Il legame tra Miglio e i leghisti è sempre stato fortissimo e l’incontro di oggi può servire anche a cancellare quegli attimi di tensione che hanno portato Miglio ad allontanarsi. Io vorrei che il legame indissolubile che c’è stato possa oggi essere ripreso e sottolineato, cancellando quei momenti che hanno portato alla rottura.
Non c’era motivo e non c'è motivo oggi». Accanto a Roberto Maroni, segretario federale della Lega, ci sono l’editorialista e scrittore padanista Gilberto Oneto e il docente universitario e politologo Stefano Bruno Galli. A moderare l’incontro dibattito sul tema “La Padania sulle orme di Miglio” c’è il direttore di Telepadania, Aurora Lussana. A fare gli onori di casa per l’Mgp ci pensano Eugenio Zoffili, coordinatore lombardo dei giovani, e Davide Cavallotto, coordinatore uscente dei giovani piemontesi e deputato torinese. Zoffili, comasco di Erba, ricorda il professore e la sua voglia di parlare alla gente mentre passeggiava con la moglie per le vie del capoluogo lariano. Cavallotto legge un manifesto indipendentista, per sottolineare che lo spirito del 1996 non si è mai sopito e che le regioni del Nord reclamano autonomia sul modello svizzero e bavarese. Maroni è raggiante. Tra le tante piazze che celebrano il 15 settembre dice di aver scelto quella che comprendeva più intensamente lo spirito del passato e le esigenze del presente e futuro. Nelle sue parole – e ci torna spesso – c’è anche una sorta di passaggio di consegne ai giovani, che ha voluto accanto a sé a Bergamo nella giornata dell’orgoglio leghista, e che dice di voler portare con sé in Parlamento. «Io ho preferito venire qua – spiega - perché qui c’è il legame con chi ci ha indicato la via, chi ha trasformato la straordinaria intuizione di Umberto Bossi in un disegno istituzionale. Noi dovremmo celebrare qua, ogni anno, il 15 settembre». Sul palco il sindaco leghista di Domaso, Pietro Angelo Leggeri, annuisce con orgoglio. Maroni sente l’importanza del momento. Sa che molti leghisti hanno ancora nel cuore alcune simbologie, ma da segretario federale ha prima di tutto il dovere di guardare avanti. Anche perché la base gli ha già dato piena fiducia. E così il pensiero corre ai sindaci “guerrieri”, a quel sistema di amministratori che fanno parte di un progetto complessivo che non è solo mettere a posto le strade. «Quando si entra in un paese, si deve capire che si entra in un Comune amministrato dalla Lega». Efficienza, ma anche tanta identità. La Lega l’11 settembre era per le vie di Barcellona a celebrare la “diada historica”, nei prossimi giorni sarà in marcia ad Edimburgo al fianco dello Scottish national party. Monaco di Baviera, Scozia, Catalunya: quelli sono i modelli per un segretario che dice senza mezzi termini «diventeremo il primo movimento del Nord e governeremo le nostre regioni ». Un’euroregione padana, cosa diversa dalla macroregione formigoniana. E allora basta divisioni, basta litigi. I dissidi con Miglio non hanno più ragion d’essere, tanto meno quelli con Gilberto Oneto, che viene incaricato da Maroni del difficile compito di “padanizzare” il Nord insieme al professor Stefano Bruno Galli. «L’indipendentismo è una battaglia seria – scandisce Maroni – I simboli devono tornare a sventolare. I giovani devono tenere alta la bandiera dell’indipendentismo e ricordarlo sempre a noi quando saremo costretti a cercare compromessi». Dalle parole ai fatti. «L’Europa ha fallito: non ha saputo governare gli undici milioni di abitanti della Grecia, dovrebbero imparare da noi che da sempre manteniamo i 22 milioni di cittadini della nostra Magna Grecia. Ma adesso basta: noi siamo neoeuropeisti, gli Stati nazionali hanno fallito e devono chiudere. Piemonte, Lombardia e Veneto saranno la vera euroregione, che si autodermina per via democratica ». E qui Maroni dà la notizia: i Consigli regionali voteranno una delibera identica per poi arrivare ad un referendum popolare. Se oggi da queste regioni partono 195 miliardi di euro alla volta di Roma, che ne restituisce 69, l’obiettivo da sottoporre alla volontà del popolo è che ne restino direttamente tre quarti, il 75%, ovvero 146 miliardi di euro. Questa è la spina dorsale dell’euroregio - ne che nasce da Miglio, passa da Bossi e arriva a Maroni. Niente a che fare con la maxi- Lombardia «con un maxiFormigoni che comanda su tutto». Maroni ci mette i numeri e la politca. Galli e Oneto la storia, la scienza e la sociologia. «Nel 1861 si è consumato il ratto della Padania – chiarisce Galli – Noi vogliamo oggi un’Europa delle libere città, l’Europa della Lega Lombarda, delle comunità politiche volontarie, comunità che rafforzano l’identità per sottrarsi alla vessazione fiscale». Galli (in uscita un suo nuovo libro) racconta con intelligenza e rara chiarezza la storia della Questione settentrionale, dal 1945 al 1975 (anno in cui la rossa Emilia Romagna di Guido Fanti parlò per prima della necessità di una macroregione padana) fino agli anni 1989-1994 con l’inasprimento del fisco, l’esplosione della Lega e la Fondazione Agnelli che riconosce la Padania come regione d’Europa. «Se fosse qui Miglio – conclude Galli – con un Veneto-Piemonte-Lombardia che rappresentano il 60% del Pil direbbe che non insorgere sarebbe la negazione della libertà individuale». Il brivido della disobbedienza civile corre sulla schiena di tutti. Oneto sorride. Ma è anche visibilmente felice. Per lui, il “reprobo” è un ritorno in patria senza dover rinunciare al suo spirito critico. Chiarisce che il termine macroregione non gli piace, che la Padania difficilmente può arrivare ad Ascoli, ma anche che la Padania non ha niente da invidiare alla Catalunya. Loro hanno saputo codificare la loro identità, il Nord è rimasto colpevolmente indietro. Oneto ricorda Miglio «Persona colta e intelligente, ma soprattutto arguto e schietto, divideva nettamente amici e nemici». Con altrettanta schiettezza parla l’architetto piemontese, racconta come l’identità norvegese abbia poco più di 100 anni, parla della lingua italiana come di un «toscano da padanizzare», dell’infinito bisogno di «creare voglia di indipendenza». Non ha paura di dire che i primi federalisti furono quelli di sinistra, che il titolo V della Costituzione si deve a loro. Ma anche che oggi il salumiere e il panettiere non sanno cosa sia il residuo fiscale, quanti soldi vadano a Roma e tutti gli altri numeri che renderebbero naturale in tutti la voglia di secessione. La colpa è di tutti. Non aver spiegato bene cosa abbia portato la scellerata idea di «far indossare a un gigante il vestito di un nano». Parola di Miglio. Che a breve, grazie al sottosegretariato al Cinema della Regione Lombardia, tornerà a vivere in una raccolta di rari documenti.
Non c’era motivo e non c'è motivo oggi». Accanto a Roberto Maroni, segretario federale della Lega, ci sono l’editorialista e scrittore padanista Gilberto Oneto e il docente universitario e politologo Stefano Bruno Galli. A moderare l’incontro dibattito sul tema “La Padania sulle orme di Miglio” c’è il direttore di Telepadania, Aurora Lussana. A fare gli onori di casa per l’Mgp ci pensano Eugenio Zoffili, coordinatore lombardo dei giovani, e Davide Cavallotto, coordinatore uscente dei giovani piemontesi e deputato torinese. Zoffili, comasco di Erba, ricorda il professore e la sua voglia di parlare alla gente mentre passeggiava con la moglie per le vie del capoluogo lariano. Cavallotto legge un manifesto indipendentista, per sottolineare che lo spirito del 1996 non si è mai sopito e che le regioni del Nord reclamano autonomia sul modello svizzero e bavarese. Maroni è raggiante. Tra le tante piazze che celebrano il 15 settembre dice di aver scelto quella che comprendeva più intensamente lo spirito del passato e le esigenze del presente e futuro. Nelle sue parole – e ci torna spesso – c’è anche una sorta di passaggio di consegne ai giovani, che ha voluto accanto a sé a Bergamo nella giornata dell’orgoglio leghista, e che dice di voler portare con sé in Parlamento. «Io ho preferito venire qua – spiega - perché qui c’è il legame con chi ci ha indicato la via, chi ha trasformato la straordinaria intuizione di Umberto Bossi in un disegno istituzionale. Noi dovremmo celebrare qua, ogni anno, il 15 settembre». Sul palco il sindaco leghista di Domaso, Pietro Angelo Leggeri, annuisce con orgoglio. Maroni sente l’importanza del momento. Sa che molti leghisti hanno ancora nel cuore alcune simbologie, ma da segretario federale ha prima di tutto il dovere di guardare avanti. Anche perché la base gli ha già dato piena fiducia. E così il pensiero corre ai sindaci “guerrieri”, a quel sistema di amministratori che fanno parte di un progetto complessivo che non è solo mettere a posto le strade. «Quando si entra in un paese, si deve capire che si entra in un Comune amministrato dalla Lega». Efficienza, ma anche tanta identità. La Lega l’11 settembre era per le vie di Barcellona a celebrare la “diada historica”, nei prossimi giorni sarà in marcia ad Edimburgo al fianco dello Scottish national party. Monaco di Baviera, Scozia, Catalunya: quelli sono i modelli per un segretario che dice senza mezzi termini «diventeremo il primo movimento del Nord e governeremo le nostre regioni ». Un’euroregione padana, cosa diversa dalla macroregione formigoniana. E allora basta divisioni, basta litigi. I dissidi con Miglio non hanno più ragion d’essere, tanto meno quelli con Gilberto Oneto, che viene incaricato da Maroni del difficile compito di “padanizzare” il Nord insieme al professor Stefano Bruno Galli. «L’indipendentismo è una battaglia seria – scandisce Maroni – I simboli devono tornare a sventolare. I giovani devono tenere alta la bandiera dell’indipendentismo e ricordarlo sempre a noi quando saremo costretti a cercare compromessi». Dalle parole ai fatti. «L’Europa ha fallito: non ha saputo governare gli undici milioni di abitanti della Grecia, dovrebbero imparare da noi che da sempre manteniamo i 22 milioni di cittadini della nostra Magna Grecia. Ma adesso basta: noi siamo neoeuropeisti, gli Stati nazionali hanno fallito e devono chiudere. Piemonte, Lombardia e Veneto saranno la vera euroregione, che si autodermina per via democratica ». E qui Maroni dà la notizia: i Consigli regionali voteranno una delibera identica per poi arrivare ad un referendum popolare. Se oggi da queste regioni partono 195 miliardi di euro alla volta di Roma, che ne restituisce 69, l’obiettivo da sottoporre alla volontà del popolo è che ne restino direttamente tre quarti, il 75%, ovvero 146 miliardi di euro. Questa è la spina dorsale dell’euroregio - ne che nasce da Miglio, passa da Bossi e arriva a Maroni. Niente a che fare con la maxi- Lombardia «con un maxiFormigoni che comanda su tutto». Maroni ci mette i numeri e la politca. Galli e Oneto la storia, la scienza e la sociologia. «Nel 1861 si è consumato il ratto della Padania – chiarisce Galli – Noi vogliamo oggi un’Europa delle libere città, l’Europa della Lega Lombarda, delle comunità politiche volontarie, comunità che rafforzano l’identità per sottrarsi alla vessazione fiscale». Galli (in uscita un suo nuovo libro) racconta con intelligenza e rara chiarezza la storia della Questione settentrionale, dal 1945 al 1975 (anno in cui la rossa Emilia Romagna di Guido Fanti parlò per prima della necessità di una macroregione padana) fino agli anni 1989-1994 con l’inasprimento del fisco, l’esplosione della Lega e la Fondazione Agnelli che riconosce la Padania come regione d’Europa. «Se fosse qui Miglio – conclude Galli – con un Veneto-Piemonte-Lombardia che rappresentano il 60% del Pil direbbe che non insorgere sarebbe la negazione della libertà individuale». Il brivido della disobbedienza civile corre sulla schiena di tutti. Oneto sorride. Ma è anche visibilmente felice. Per lui, il “reprobo” è un ritorno in patria senza dover rinunciare al suo spirito critico. Chiarisce che il termine macroregione non gli piace, che la Padania difficilmente può arrivare ad Ascoli, ma anche che la Padania non ha niente da invidiare alla Catalunya. Loro hanno saputo codificare la loro identità, il Nord è rimasto colpevolmente indietro. Oneto ricorda Miglio «Persona colta e intelligente, ma soprattutto arguto e schietto, divideva nettamente amici e nemici». Con altrettanta schiettezza parla l’architetto piemontese, racconta come l’identità norvegese abbia poco più di 100 anni, parla della lingua italiana come di un «toscano da padanizzare», dell’infinito bisogno di «creare voglia di indipendenza». Non ha paura di dire che i primi federalisti furono quelli di sinistra, che il titolo V della Costituzione si deve a loro. Ma anche che oggi il salumiere e il panettiere non sanno cosa sia il residuo fiscale, quanti soldi vadano a Roma e tutti gli altri numeri che renderebbero naturale in tutti la voglia di secessione. La colpa è di tutti. Non aver spiegato bene cosa abbia portato la scellerata idea di «far indossare a un gigante il vestito di un nano». Parola di Miglio. Che a breve, grazie al sottosegretariato al Cinema della Regione Lombardia, tornerà a vivere in una raccolta di rari documenti.

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