Con una mossa che giunge a sorpresa, ma se si vuole nemmeno poi tanto, l’Istat ha rivisto al ribasso le stime preliminari sul Pil del secondo trimestre 2012. Il dato congiunturale (trimestre su trimestre) passa dal -0,7% stimato a -0,8%. Quello calcolato su base annuale passa da -2,5% a -2,6%, il peggiore dal 2009. La recessione dunque in Italia è più profonda del previsto, con buona pace di quanti vedrebbero di buon occhio una conferma di Mario Monti a Palazzo Chigi. La ricetta del Professore per uscire dalla crisi dello spread pare semmai produrre effetti collaterali devastanti. A partire dal dato negativo della spesa delle famiglie, determinante nel crollo del Pil. Nel secondo trimestre la spesa delle famiglie residenti è diminuita dell'1% in termini congiunturali e del 3,5% rispetto allo stesso periodo di un anno fa. Ancora su base congiunturale le importazioni di beni e servizi sono diminuite dello 0,4% e il totale delle risorse (Pil e importazioni di beni e servizi) dello 0,7%. Dal lato della domanda, le esportazioni sono aumentate dello 0,2%, gli investimenti fissi lordi sono diminuiti del 2,3% e i consumi finali nazionali sono scesi dello 0,7%. La domanda nazionale al netto delle scorte, spiega l'Istat, ha sottratto quindi un punto percentuale alla crescita del Pil.
La contrazione degli investimenti, segnala ancora l'Istat, è stata determinata da una flessione di tutte le componenti. In particolare, la spesa per macchine, attrezzature e altri prodotti è diminuita del 3,1%, la spesa per mezzi di trasporto del 3,8% e gli investimenti in costruzioni dell'1,5%. Solo la spesa della Pubblica Amministrazione e delle Istituzioni Sociali Private è cresciuta dello 0,2%. In termini tendenziali, la spesa delle famiglie sul territorio nazionale ha registrato un calo del 3,5%, dovuto a diminuzioni del 10,1% per gli acquisti di beni durevoli, del 3,5% per quelli di beni non durevoli e dell'1,1% per gli acquisti di servizi. Gli investimenti fissi lordi hanno segnato nel complesso una diminuzione del 9,5%. In particolare, si registrano flessioni tendenziali del 10,4% della spesa in macchinari e altri prodotti, del 22,4% degli investimenti in mezzi di trasporto e del 6,3% degli investimenti in costruzioni. Nel secondo trimestre si rilevano andamenti congiunturali negativi del valore aggiunto di tutti i settori produttivi, con cali dell'1,9% per il settore dell'agricoltura, dell'1,7% per il settore dell'industria in senso stretto, dell' 1,5% per il settore delle costruzioni, dell'1,1% per il settore che raggruppa le attività del commercio, alberghi e pubblici esercizi, trasporti e comunicazioni e dello 0,2% sia per il settore del credito, assicurazioni, attività immobiliari e servizi professionali, sia per il settore degli altri servizi. In termini tendenziali, il valore aggiunto è aumentato dello 0,9% nell'agricoltura, mentre è diminuito del 6% nell'industria in senso stretto, del 6,5% nelle costruzioni e dell' 1,1% nel complesso dei servizi.
La contrazione degli investimenti, segnala ancora l'Istat, è stata determinata da una flessione di tutte le componenti. In particolare, la spesa per macchine, attrezzature e altri prodotti è diminuita del 3,1%, la spesa per mezzi di trasporto del 3,8% e gli investimenti in costruzioni dell'1,5%. Solo la spesa della Pubblica Amministrazione e delle Istituzioni Sociali Private è cresciuta dello 0,2%. In termini tendenziali, la spesa delle famiglie sul territorio nazionale ha registrato un calo del 3,5%, dovuto a diminuzioni del 10,1% per gli acquisti di beni durevoli, del 3,5% per quelli di beni non durevoli e dell'1,1% per gli acquisti di servizi. Gli investimenti fissi lordi hanno segnato nel complesso una diminuzione del 9,5%. In particolare, si registrano flessioni tendenziali del 10,4% della spesa in macchinari e altri prodotti, del 22,4% degli investimenti in mezzi di trasporto e del 6,3% degli investimenti in costruzioni. Nel secondo trimestre si rilevano andamenti congiunturali negativi del valore aggiunto di tutti i settori produttivi, con cali dell'1,9% per il settore dell'agricoltura, dell'1,7% per il settore dell'industria in senso stretto, dell' 1,5% per il settore delle costruzioni, dell'1,1% per il settore che raggruppa le attività del commercio, alberghi e pubblici esercizi, trasporti e comunicazioni e dello 0,2% sia per il settore del credito, assicurazioni, attività immobiliari e servizi professionali, sia per il settore degli altri servizi. In termini tendenziali, il valore aggiunto è aumentato dello 0,9% nell'agricoltura, mentre è diminuito del 6% nell'industria in senso stretto, del 6,5% nelle costruzioni e dell' 1,1% nel complesso dei servizi.

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