giovedì 5 luglio 2012

TRE MOSSE PER USCIRE DAL TUNNEL DI MONTI

"Iva Garibaldi"
"La Padania 05.07.2012"

Rialziamo la testa al Nord


Prima il Nord. Prima la Padania, poi tutto il resto. Compresa Roma che rappresenta il potere centrale ma anche il Parlamento dove si fanno le leggi. Dove può essere importante esserci finché non si raggiunge l’obiettivo di un Nord forte, determinante e che conti nel Paese e in Europa. Per farlo bisogna essere  egemoni al Nord, primo partito in grado di avere il consenso, fondamentale, non solo dei leghisti ma anche degli altri. Roberto Maronitraccia, dopo averlo già fatto al Congresso di Assago, la linea politica del movimento. E lo fa in maniera concreta, a margine della conferenza stampa che si è svolta a Montecitorio durante la quale la Lega ha presentato le sue proposte per lo sviluppo. Maroni entra subito nel vivo: per la crescita, dice, ci sono tre cose da fare immediatamente: commissariamento e pubblicizzazione delle banche, dimezzamento immediato dell’Ires per due anni e compensazione automatica di debiti e crediti delle imprese con lo Stato. Il Carroccio parte da qui: «Questa - ha detto Maroni - è la prima e forte proposta di iniziativa della Lega Nord dopo il Congresso».
E’ la risposta concreta alle piccole imprese che rappresentano il  tessuto produttivo del Nord, sottolinea il segretario del Carroccio, è il rimedio per fermare l’emorragia delle imprese che continuano a chiudere, 1620 ogni giorno. Al centro della discussione politica c’è sempre la Questione Settentrionale. E’ necessario dunque che la Lega diventi forte al Nord: «Se diventeremo egemoni al Nord - sottolinea il segretario del carroccio - Roma diventerà secondaria. Prima dobbiamo diventare punto di riferimento al Nord, poi vedremo quello che succederà. Ora però sfruttiamo tutte le possibilità che sono a nostra disposizione». Il punto è se la Lega Nord lascerà Roma, ovvero il Parlamento. Argomento affrontato anche in occasione del Congresso di Assago.  «Noi dobbiamo rafforzarci sul territorio - risponde Maroni - dobbiamo dare risposte concrete a problemi concreti, dobbiamo essere il punto di riferimento delle società del Nord». Dunque la priorità, conferma il segretario, «è dare risposte concrete al Nord. Il resto si  vedrà. Per ora sfruttiamo tutte le nostre possibilità per dare risposte concrete ». E del Nord la Lega vuol essere la voce e primo partito: «Ho lanciato un progetto strategico - aggiunge Maroni - rafforzarci sul territorio, nelle regioni del Nord, e diventare punto di riferimento delle società del Nord». E a chi ha ipotizzato scambi tra poltrone e posti, Maroni risponde in maniera chiara: «Non ci sono scambi di poltrone, minacce o provvedimenti disciplinari - spiega - noi abbiamo un progetto strategico ben diverso. La nostra ambizione è quella di diventare il partito egemone nel Nord, vogliamo governare i nostri territori, diventare  una forza nei confronti di Roma e Bruxelles. Perché se sono leader della parte più importante economicamente del Paese - è il ragionamento - allora io posso parlare con Roma e con Bruxelles da pari a  pari». Questa è la strada indicata da Maroni: «le regioni del Nord - insiste - diventano un’arma per  governare alla pari». In quest’ottica si inserisce anche il capitolo della Lombardia, attualmente guidata da Roberto Formigoni. «La nostra ambizione - aggiunge Maroni - è far diventare la Lega un punto di riferimento   di aggregazione per la società. Abbiamo l’ambizione - prosegue - di diventare il partito egemone del Nord, come la Csu in Baviera o il Cdu in Catalogna». Maroni guarda a quello che definisce «il modello Verona dove una persona, Flavio Tosi, ha avuto il consenso dei leghisti e dei non leghisti». Ed è un modello che si  può esportare: «un modello - insiste Maroni - che si può estendere nelle regioni dove governiamo: Piemonte, Lombardia, veneto e anche Friuli Venezia Giulia». E comunque sì, ammette Maroni «meglio governare la Lombardia che un ministero a Roma» e questo perché «stare sul territorio, rispondere alle sue esigenze è senz’altro la priorità per il Carroccio». Il neosegretario del Carroccio non si sottrae a nessuna domanda. In ballo c’è la questione degli esodati, anzi quel crimine sociale che rischia di lasciare senza stipendio e senza pensione 300 mila persone e le loro famiglie. La Lega Nord aveva chiesto le dimissioni della ministra Elsa Fornero, responsabile di questo disastro. E poco prima proprio in Aula era stata bocciata la mozione di sfiducia del Carroccio nei confronti della titolare del welfare. «Peccato che non sia passata - scuote la testa Maroni - però dobbiamo dire che la mozione di sfiducia ha ottenuto un meno di voti maggiore rispetto alle sottoscrizioni. C'è poca fiducia nei confronti della Fornero anche da parte di chi oggi ha scelto di tenerla. E' un peccato che non sia stata sfiduciata - sottolinea Maroni - il governo sta aggravando la crisi economica e la disoccupazione giovanile, facendo il contrario di quello che serve. La Fornero deve essere licenziata». E sugli  esodati Maroni spiega la posizione e le strategie della Lega: «nelle tre Regioni dove governiamo, e anche in Friuli Venezia Giulia - spiega - ho proposto di avviare un’azione comune » per fronteggiare la situazione. Per questo, aggiunge, «lavorerò già nelle prossime settimane per promuovere iniziative concrete, credo sarebbe una risposta forte». Anche perché «gli esodati sono in mezzo a una strada e il governo se ne frega».  Chiarezza anche sul Senato federale, in discussione a Palazzo Madama, e sulla legge elettorale: «Non stiamo facendo trattative con nessuno - precisa Maroni - e non so se ci siano intese o meno. So però - dice riferendosi alla legge sulle riforme costituzionali - che ci sono i tempi per approvare il Senato federale che vuol dire diminuire il numero dei senatori. Ecco questo tema per me non è collegato alla legge elettorale». Però, chiarisce «se si tratta di una legge elettorale che serve solo per fregare la Lega, come quella di Craxi  nel ’91, faremo tutto che che possiamo fare per evitarlo». Nel merito, il segretario del Carroccio chiarisce che «noi non siamo contrari al premio di maggioranza perché garantisce la governabilità ma mi sembra utile reintrodurre la preferenza, almeno una». Detto questo, aggiunge la preferenza non risolve i problemi della democrazia». Dunque, ha proseguito Maroni, «dobbiamo mettere insieme la rappresentanza territoriale,  meccanismi che garantiscono la governabilità, modificando anche quello del Senato, e la preferenza senza più liste bloccate. E’ la proposta che abbiamo elaborato e presenteremo quando se ne parlerà ».

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