Nelle analisi dei “legologi”, anche quelli meno vicini al Carroccio, c’è una certezza: la Lega è viva.
"Giovanni Polli"
"La Padania 03.07.2012"

I commentatori “del giorno dopo” hanno ben imparato la lezione che in tanti anni è stata impartita dai fatti: mai dare la Lega per morta, sarebbe un errore certo. E così, nelle analisi dei “legologi” e dei sociologi, anche quelli meno vicini al Carroccio ma più attenti alla sua evoluzione, quantomeno viene lasciato ai lettori il dubbio che il Movimento, pur in questo momento di difficoltà, ce la possa fare a riprendere quota. Tutte le questioni che hanno dato forza alla Lega, e che soltanto la Lega ha saputo interpretare, restano infatti sul tappeto, né si affacciano all’orizzonte forze politiche credibili in grado di rappresentarle con un progetto spendibile. E così Ilvo Diamanti, su Repubblica, ha osservato esplicitamente: «Bisogna fare attenzione, comunque, prima di dare la Lega per finita. L’ho già scritto qualche tempo fa. Non ho cambiato idea. La stima elettorale che le viene attribuita oggi, in fondo, non è diversa dal risultato ottenuto alle elezioni politiche del 2006. Superiore a quello conseguito alle elezioni fra il 1999 e il 2005».
Diamanti
cita sondaggi che danno il Carroccio tra il 4 ed il 5 per cento, che però come spesso è accaduto, ammette, possono anche essere sottostimati. Diamanti riprende poi il leitmotiv che aveva scandito i tempi anche dell’ultimo saggio dedicato alla Lega di Roberto Biorcio (La Rivincita del Nord, la Lega dalla contestazione al Governo, 2010), vale a dire le fasi di profonde oscillazioni elettorali. «In alcuni momenti e in alcune fasi - osserva Diamanti - ha allargato la sua base “fedele”, intorno al 4%, a settori di elettorato deluso dagli altri partiti». Tuttavia là dove Diamanti non coglie assolutamente la forza e la modernità di un movimento come la Lega è proprio nel negare il suo progetto esplicito e ribadito financo nel titolo del suo commento, “Il Nord padano Sud della Germania”, e cioè riaffermarsi come il “sindacato ”territoriale delle aree padane. Rivendicare cioè quel modello bavarese a cui corrisponde, in politica, il movimento della Csu, che è altro dalla Cdu presente nel resto della Germania. Questo perché, secondo l’analisi di Diamanti ormai fondata sull’effettività di un’improbabile “Europa unita a tutti i costi ” come sarebbe emersa dall’ottimismo di facciata dell’ultimo vertice Ue, «si sta assistendo all’eclissi, se non al declino, della “questione territoriale”». Diamanti vagheggia una chimera, e cioè che «entrambi, il Nord e il Sud sembrano svanire, risucchiati nella crisi europea. Insieme all’Italia, tutta insieme, senza distinzioni», fingendo però di dimenticare i fondamentali economici di una Padania, del tutto simili alla Germania, e del Meridione, analoghi a quelli Greci. La questione dell’Europa a due velocità non è per nulla risolta se non con i pannicelli caldi, e viene rappresentata perfettamente proprio tra le due macroaree in cui è di fatto diviso lo Stato italiano. Ed è l’esatto motivo per cui l’area produttiva del Nord ha mai bisogno di un “sindacato territoriale” che la rappresenti, oggi più che mai. Anche Angelo Panebianco, sul Corriere della Sera, fotografa nel titolo del suo commento l’impegno rinnovato della Lega: “Tra il Po e la Baviera ”. Qui Panebianco analizza uno scenario in cui la Lega può avere una sua funzione anche se ravvede condizioni a suo avviso difficili, e dà al nuovo segretario una sorta di “consigli” su come soddisfarle. Non ha dubbi però il notista sul fatto che Maroni si ponga proprio il compito di «difendere il ruolo della Lega come sindacato territoriale, come assertore degli interessi del Nord del Paese», né - al contrario di Diamanti - pone dubbi sulla permanenza in essere della questione territoriale stessa. «Maroni - scrive ancora - ha il problema di riuscire a normalizzare la Lega, di trasformarla in un normale partito territoriale (modello Csu in Baviera) come i tanti che esistono in Europa». Al di là della condivisione o meno dei “consigli” su come raggiungere questo scopo, è innegabile che un ruolo possibile per il Carroccio venga riconfermato in pieno anche dalla prestigiosa firma del Corriere. La Lega, insomma, con la nuova partenza avviata dal congresso federale BAVIERA PADANIA è tornata al centro del dibattito e si pone, pur nella turbolenza politica di questo momento particolare, come un movimento politico dalle idee chiare e dalle potenzialità tutte da esprimere.
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