martedì 3 luglio 2012

Con la nuova Lega arriva il blocco sociale del Nord

Maroni: «Vogliamo essere il punto di riferimento della Padania»

"Fabrizio Carcano"
"La Padania 03.07.2012"


«Vogliamo diventare il punto di riferimento di tutti al Nord: destra, sinistra, commercianti, imprenditori, artigiani, lavoratori. Vogliamo essere il punto di riferimento di tutti, per risolvere concretamente i problemi del Nord». Non ha perso tempo Roberto Maroni e nel suo primo giorno da Segretario Federale della Lega  Nord, di primissima mattina, ha scelto le frequenze di Radio24 e l’ascoltatissima trasmissione condotta da Oscar Giannino, per lanciare un primo messaggio fondamentale: la Lega al Nord vuole essere il partito di tutti, il partito in cui tutti si riconoscono, al di là delle diverse ideologie politiche o delle differenti estrazioni sociali, perchè l’unico in grado di rappresentare il suo territorio e il suo popolo e trovare quelle risposte concrete alle sue problematiche in questa difficile fase di recessione congiunturale. Un progetto ambizioso e impegnativo, che supera le vecchie logiche, per guardare decisamente oltre. 
La Padania, con il suo tessuto produttivo e occupazionale, con le sue migliaia di piccole imprese, con i suoi milioni di lavoratori, autonomi o dipendenti, e le loro famiglie, attende da troppo tempo una risposta alla sempre aperta questione  settentrionale. Una risposta che può arrivare soltanto dalla Lega Nord, dalla nuova Lega Nord, pronta ad aprire una nuova fase, mutuando, e adattando alla realtà della Padania, collaudate esperienze politiche e sociali che altrove hanno pienamente funzionato, come quella della Csu, la voce della Baviera a Berlino. «Domenica - ha spiegato Maroni nell’intervista a Radio24 - dal palco del congresso al Forum ho lanciato il modello bavarese, ovvero far diventare la Lega il partito egemone del Nord, esattamente come nel caso della Csu in Baviera, dove è la forza predominante. Ecco, a noi interessa questo, diventare il partito di riferimento nelle regioni del Nord». Da qui l’idea - già annunciata nel corso del suo intervento di domenica davanti all’assise congressuale - di costituire un vero blocco sociale, con le diverse anime della società del Nord, tutte accumunate dalla volontà di risolvere la Questione settentrionale. «Bisogna dare vita ad un blocco politico e sociale del Nord - ha sottolineato il Segretario Federale del Carroccio - che vada oltre i partiti comunemente intesi, costruendo un polo aperto e inclusivo, con un progetto fatto di cose concrete, un progetto che riporti la questione settentrionale al centro del dibattito e possa ricostruire una coscienza politica centrata sui bisogni e le potenzialità del Nord». Un progetto che in Padania ha già avuto un modello embrionale, una sorta di laboratorio sperimentale, che sta ben funzionando: quello di Verona, un caso che lo stesso Maroni, più volte, ha definito un modello da esportare su tutta la realtà della Padania. «Proprio così, è quello che io sinteticamente chiamo il modello Verona, quello che è riuscito a fare F l avio Tosi, che ha messo insieme un’alleanza con la Lega Nord e con tutte le forze sociali e politiche che non si riconoscono nella Lega ma si riconoscono nel suo progetto. Noi vogliamo che nasca qualcosa di nuovo, per questo la nuova Lega è pronta ad aprirsi al dibattito, al confronto e al contributo di chi vuole cercare davvero di risolvere i problemi del Nord. Noi non chiederemo a queste persone di mettere il fazzoletto verde o diventare leghisti ma di contribuire con noi a combattere questa battaglia per il Nord». Una Lega che si propone di unire le forze del Nord, imprese, sindacati, agricoltori, pensionati, per dare tutti insieme risposte non solo per i problemi sul tavolo da venti o trent’anni ma anche a quelli portati dalla crisi economica. Basti pensare ai dati della disoccupazione giovanile che a maggio ha toccato il record del 36%, con gravi effetti anche nelle regioni padane, o all’allarme lanciato dalla Cgia di Mestre su 385mila artigiani, molti dei quali espressione tipica dei mestieri svolti da generazioni e generazioni nei nostri territori, rischiano di estinguersi perchè soffocati dalla burocrazia e dissanguati da tasse e imposte insostenibili. «Torniamo a concentrarci su questi problemi, affrontiamo i problemi veri del Nord, delle famiglie, dei lavoratori e diamo risposte concrete. Quel “prima il Nord” è lo slogan che io voglio continuare ad usare, perché non è ancora stata risolta la questione settentrionale e questa è la nostra grande battaglia». La battaglia della Lega Nord e di quel grande blocco sociale che verrà composto da chi vorrà occuparsi concretamente e fino in fondo dei problemi della Padania. E sul punto, dalla Romagna, concorda anche il segretario del Carroccio romagnolo, Gianluca Pini, che in proposito fa notare: «Per la Lega si apre una fase dove si torna a far politica, finalmente. Ci sono, al di  là delle analisi dei tuttologi che non conoscono il Nord e la Lega e continuano a darla per finita, enormi spazi da coprire in termini di rappresentanza, di risposte da dare soprattutto ai problemi in campo economico e produttivo. Per noi rimane la centralità della questione settentrionale, perché questo modello di governo, incentrato sui poteri degli Stati nazionali e su una visione centralista che non solo l'Italia ma anche altri Paesi del Vecchio Continente cercano di dare al discorso europeo, per noi è una visione morta, superata».

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