"La Padania 14.07.2012"
La solita Moody’s declassa l'Italia. Ieri l'agenzia, una di quelle della “Trimurtacci” che fa il bello e il cattivo tempo sui mercati finanziari mondiali, ha portato il rating del Paese da A3 a Baa2, due tacche appena al di sopra del livello attribuito ai titoli spazzatura, aggiungendo perfino che una ulteriore revisione al ribasso è possibile. «È diventato più probabile che l'Italia sperimenti un ulteriore netto incremento dei costi di finanziamento, a causa di un clima di fiducia sempre più debole sul mercato», spiega Moody's, in un comunicato diffuso a Francoforte. In base al solito meccanismo della “profezia che si autorealizza”, il taglio ha determinato appunto un immediato aumento dei costi di finanziamento, con lo spread Btp-Bund che è passato in pochi minuti da 460 a 480. Come dire che siamo di nuovo in turbolenza. Per Moody’s, il problema dell'Italia è l'incertezza politica. Il governo tecnico, così prestigioso di fronte ai Paesi esteri (un po’ meno in patria), ha comunque il difetto di non essere considerato durevole. Non serve seguire in dettaglio il ragionamento dell'agenzia.
Il Primo dei Non Eletti ha imposto al popolo una massa di sacrifici schiacciante, ci ha tolto tutto per lasciarci in The Full Monti, ma non ha colpito l'avidità dei politici e ha adottato un approccio molto selettivo ai tagli di spesa: chi spreca a palate può stare tranquillo, chi è efficiente si vede ridurre i fondi. Che Monti non duri al di là del 2013 è abbastanza scontato. Che poi questo possa dar luogo a un problema politico non è impossibile, visto che al peggio non c'è limite. Moody’s può pensarla come vuole, se la pensassimo tutti allo stesso modo non ci sarebbero le scommesse sui cavalli. Ma che bisogno c’era di annunciare la revisione del rating poche ore prima di un'asta di titoli pubblici e mentre il Primo dei Non Eletti è nella Sun Valley a spiegare agli investitori che chisto è “o Paese d’o Sole e ’e ll'investiment”? Perfino un organo ineffabile come la Commissione Europea ha definito «inappropriato» il tempismo dell'annuncio di Moody's. Il portavoce della Commissione Simon O'Connor ha ribadito l'apprezzamento di Bruxelles per gli «sforzi senza precedenti » che l'Italia sta facendo per le riforme e il risanamento dei conti pubblici. «Non commenterò il contenuto dell'analisi», ha detto O'Connor, «ma legittimamente ci si può interrogare sul suo timing, e non è la prima volta». E l'agenzia di notizie Bloomberg, nel riferire il declassamento targato Moody’s, ha fatto notare che l'Italia ora ha la stessa valutazione di Kazakhstan, Bulgaria e Brasile. Il mondo dell'altissima finanza è un mondo altamente collusivo. La speculazione internazionale sta tirando contro Italia e Spagna perché le considera gli anelli più deboli, quelli più facili da spezzare. La visione negativa di Moody’s, almeno così come viene esternata, potrebbe benissimo non essere poi indipendente dagli obiettivi di questa finanza. Cinque anni fa, alcuni derivati finanziari costruiti sul nulla erano gratificati dalle agenzie di rating della Trimurtacci del rango AAA, il massimo. Quando è scoppiata la bolla, questi derivati sono stati declassati a junk, spazzatura, nel giro di poche ore. Questo è l'affidamento che si può fare anche su Moody’s. E un po’ i mercati, quelli veri, sembrano essersene accorti. Ieri l'asta dei Btp è andata bene, con domanda abbondante e tassi in ribasso, e a Piazza degli Affari l'indice Ftse All-Share ha chiuso le trattazioni con un +0,86%. Moody’s, per una volta, ha fallito il colpo.
Il Primo dei Non Eletti ha imposto al popolo una massa di sacrifici schiacciante, ci ha tolto tutto per lasciarci in The Full Monti, ma non ha colpito l'avidità dei politici e ha adottato un approccio molto selettivo ai tagli di spesa: chi spreca a palate può stare tranquillo, chi è efficiente si vede ridurre i fondi. Che Monti non duri al di là del 2013 è abbastanza scontato. Che poi questo possa dar luogo a un problema politico non è impossibile, visto che al peggio non c'è limite. Moody’s può pensarla come vuole, se la pensassimo tutti allo stesso modo non ci sarebbero le scommesse sui cavalli. Ma che bisogno c’era di annunciare la revisione del rating poche ore prima di un'asta di titoli pubblici e mentre il Primo dei Non Eletti è nella Sun Valley a spiegare agli investitori che chisto è “o Paese d’o Sole e ’e ll'investiment”? Perfino un organo ineffabile come la Commissione Europea ha definito «inappropriato» il tempismo dell'annuncio di Moody's. Il portavoce della Commissione Simon O'Connor ha ribadito l'apprezzamento di Bruxelles per gli «sforzi senza precedenti » che l'Italia sta facendo per le riforme e il risanamento dei conti pubblici. «Non commenterò il contenuto dell'analisi», ha detto O'Connor, «ma legittimamente ci si può interrogare sul suo timing, e non è la prima volta». E l'agenzia di notizie Bloomberg, nel riferire il declassamento targato Moody’s, ha fatto notare che l'Italia ora ha la stessa valutazione di Kazakhstan, Bulgaria e Brasile. Il mondo dell'altissima finanza è un mondo altamente collusivo. La speculazione internazionale sta tirando contro Italia e Spagna perché le considera gli anelli più deboli, quelli più facili da spezzare. La visione negativa di Moody’s, almeno così come viene esternata, potrebbe benissimo non essere poi indipendente dagli obiettivi di questa finanza. Cinque anni fa, alcuni derivati finanziari costruiti sul nulla erano gratificati dalle agenzie di rating della Trimurtacci del rango AAA, il massimo. Quando è scoppiata la bolla, questi derivati sono stati declassati a junk, spazzatura, nel giro di poche ore. Questo è l'affidamento che si può fare anche su Moody’s. E un po’ i mercati, quelli veri, sembrano essersene accorti. Ieri l'asta dei Btp è andata bene, con domanda abbondante e tassi in ribasso, e a Piazza degli Affari l'indice Ftse All-Share ha chiuso le trattazioni con un +0,86%. Moody’s, per una volta, ha fallito il colpo.

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