"Paolo Guido Bassi "
"La Padania 02.07.2012"

«Da questa sera mi metterò al lavoro, entro la settimana completerò la squadra (tre vice-segretari di cui uno vicario, che sarà veneto) che mi affiancherà in questo difficile, complicato ma affascianante e meraviglioso nuovo incarico. Cominciamo a darci da fare subito, non c’è tempo da perdere. Io sono uno di voi: un semplice militante momentaneamente incaricato di un compito che fa tremare i polsi. Statemi vicino, stiamo tutti insieme per costruire il nostro futuro». Roberto Maroni è il nuovo segretario federale della Lega Nord, eletto a grandissima maggioranza (pochissimi i voti contrari e gli astenuti) dall’assise che si è chiusa ieri al Mediolanum Forum di Assago.
Ad Um berto Bossi, suo predecessore, un commosso ringraziamento: «Per me è un fratello - ha voluto rimarcare il nuovo leader - . Lo porterò sempre nel cuore, ma oggi inizia una fase nuova». Una pagina bianca sulla quale Maroni ha già chiaro in mente cosa scrivere. Lo ha spiegato in un lungo e articolato intervento che ha spaziato dalle strategie all’analisi del contesto nel quale la Lega si troverà ad operare. L’obiettivo è chiaro: «Riportare il Movimento ai successi ai quali siano stati abituati negli ultimi anni. Far tornare la Lega Nord ad essere “la potentissima” ». L’ex ministro dell’Interno non ha nascosto le difficoltà del momento e conseguentemente l’esigenza vitale di «stare uniti e lavorare, fin da subito. Non me l’ha ordinato il medico di fare il segretario federale. Assicuro - ha promesso - lo stesso impegno che ho messo nella lotta alla mafia, ossia il 150 per cento. Ma voglio ricoprire questa carica con pieni poteri, come prevede lo Statuto, con l’aiuto e il coinvolgimento di tutti, dal Consiglio federale, ai militanti, alle sezioni». Quella che muove oggi i suoi primi passi, non è una “nuova Lega”. Il Carroccio riparte da se stesso, dalle sue idee e dai suoi progetti. Più forte e meglio di quanto non ha fatto fino ad ora. Perché, ha sottolineato il nuovo leader padano, la “stella polare” «dell’indipendenza della Padania non cambia, nessuno ha intenzione di toccare l’articolo 1 del nostro Statuto». Così come, ha annunciato, «continueremo a organizzare i nostri grandi raduni di popolo, da quello di Venezia che si terrà come sempre a settembre, a Pontida dove torneremo presto a ritrovarci ». «La nostra identità - ha messo in chiaro - è importante e va salvaguardata, ma da sola non basta. Bisogna tornare a trattare cose concrete, dobbiamo occuparci di chi non ha più soldi, di chi ha perso il lavoro, delle imprese che fanno fatica a rimanere sul mercato, di chi non si sente più sicuro in casa propria. In questi mesi abbiamo parlato troppo di noi stessi, dei nostri problemi e delle beghe interne che ci hanno riguardato. Ora basta. Qualcuno ha sbagliato, è vero. Pulizia è stata fatta e continueremo a farla. Ma adesso dobbiamo tornare ad “aprirci”, a confrontarci con la gente del Nord, ad essere concreti. Entro luglio convocherò gli “Stati generali del Nord” proprio a questo fine, per raccogliere il contributo e aprire un dialogo con tutte le componenti della nostra società». EUROPA DEI POPOLI - L’analisi di Maroni parte dall’Europa. Non da quella attuale «il cui modello ha esaurito il suo ciclo vitale», ma da quella di domani, che sarà nel segno dei popoli. «Noi non siamo anti europeisti - ha ricordato - . E non siamo nemmeno contro l'euro, a condizione che si possa creare una nuova Europa, con nuove regioni come la Padania. Altrimenti - ha spiegato - è meglio uscire dall'euro, e poi succederà quello che deve succedere, ma ci libereremo dalle zavorre che abbiamo. Abbiamo denunciato da subito che il modello della Ue disegnato negli anni 90 non avrebbe funzionato e abbiamo denunciato prima di altri i danni che avrebbe prodotto la moneta unica, alla quale l’Italia ha aderito solo per evitare la secessione del Nord, per impedire che la Padania potesse alzare la voce. Ma una secessione “negativa” si è comunque prodotta, quella delle imprese che hanno chiuso da noi per delocalizzare in altri Paesi». Il tentativo di fermare le istanze di libertà del Nord non è servito. Ora anche voci insospettabili sono costrette ad ammetterlo. Maroni ha citato un fondo di Angelo Panebianco pubblicato pochi giorni fa sul Corriere, all’interno del quale si poteva leggere un chiaro epitaffio per la Repubblica tricolore: “Dopo 150 anni di unità il fallimento dello Stato italiano è evidente ”. Un disastro che continua a produrre danni, soprattutto al Nord. Ma come uscire allora dalla posizione di arrocco nella quale si trova la Padania? Maroni ha ripercorso i tentativi già fatti dal Carroccio: «Abbiamo provato la strada della rottura istituzionale e quella riformista in alleanza con altri partiti. Entrambe, non hanno dato i risultati sperati. Dobbiamo percorre delle vie nuove». PRIMA IL NORD - La Lega che ha in mente il neo-segretario federale ripartirà dal territorio, perché la «questione settentrionale è la nostra ragione sociale ed è tutt’altro che risolta». Il modello è quello della Csu bavarese e l’ambizione è di diventare la forza egemone del Nord. Gli alfieri di questo progetto saranno «i nostri sindaci guerrieri, i governatori, gli amministratori locali: il vero “esercito padano”, che non dovrà solo governare bene le città e i paesi, ma fare anche battaglie politiche. A partire dall’Imu, dove non si deve andare in ordine sparso con messaggi contradditori - ha criticato Maroni - ma in maniera compatta e univoca». Altro imput lanciato, massimo impegno sulla questione esodati: «Trecentomila persone del Nord stanno restando senza lavoro per colpa della riforma voluta dal ministro Elsa Fornero. Piemonte, Lombardia e Veneto devono stringere subito un “patto” per lavorare insieme e affrontare questo drammatico problema. Le regioni servono a questo». Contestualmente Maroni ha lanciato anche una grande “campagna d’autunno” contro il Patto di stabilità: «Questo accordo sta strangolando i nostri Comuni. Non se lo meritano, al Nord non c’è un solo municipio senza i bilanci in ordine. É un patto assurdo. Dobbiamo opporci. Anche in questo caso, come se fossimo un sol uomo. Se un sindaco lo viola, il giorno dopo viene messo nel mirino da Equitalia. Ma se lo fanno all’unisono tutti i nostri 300 borgomastri con i governatori al loro fianco, Roma non potrà che piegarsi». VIA DA ROMA - Dall’Assise di Assago esce chiaro il messaggio che il principale impegno della Lega del futuro sarà sempre più a casa sua e sempre meno nei palazzi dell’Urbe. «Via da Roma può essere la strada e se sarà la strada, allora via da Roma», ha scandito a chiare lettere Maroni fra l’entusiasmo degli ottomila del Forum.«Via dalle poltrone del Parlamento, della Rai e degli altri enti statali. Pazienza se questo vuol dire far venire meno certe alleanze. Tanto più che per noi sono impossibili accordi con chi sostiene il Governo Monti». MONTI NEMICO DEL NORD - L’Esecutivo del professore è al centro degli strali del segretario: «Il nostro primo obiettivo è licenziare subito il governo Monti, senza possibilità di reintegro. É il vero nemico della Padania. Attraverso le tasse vuole svuotare le casse dei nostri territori, dei cittadini e degli imprenditori. Se vogliono risparmiare, inizino a chiudere dei ministeri. Ce ne sono almeno 10 di cui potremmo fare tranquillamente a meno perché non servono a nulla, a partire da quello della Coesione sociale. Dobbiamo impedire che continui questa rapina a danno della gente del Nord». “GUERRA DI LIBERAZIONE” - «Anche noi abbiamo una Grecia al collo che ci sta strozzando, una Grecia che abbiamo sempre mantenuto - ha osservato Maroni - . É il momento di dire basta. Dobbiamo issare alta la bandiera del Nord perché è la strada per arrivare all'indipendenza. Se i nostri governatori e sindaci riusciranno a “fare rete”, creando un solido blocco sociale e politico del Nord, credo che riusciremo a vincere la nostra “guerra di liberazione” ». UN NUOVO “MANIFESTO” - Il bersaglio è stato messo nel mirino. Per centrarlo, Maroni ha intenzione di dare corpo alla sua Lega attraverso un nuovo “ma - nifesto” che conterrà alcune delle proposte uscite da questo congresso, come la regionalizzazione del debito pubblico in cambio dell’autonomia, l’abbattimento del carico fiscale di almeno il 15% per le imprese del Nord, il taglio alla spesa pubblica attraverso la riduzione degli sprechi, una moneta complementare che possa affiancare l’euro, lo stop agli aiuti economici per le imprese che delocalizzano all’estero, un sistema di protezione - dazi o quote - per il sistema produttivo, esattamente come già viene applicato in Gran Bretagna o negli Stati Uniti. E soprattutto un nuovo sistema fiscale. «Il federalismo fiscale - ha evidenziato - va benissimo. Ma io voglio andare oltre. Il modello è quello del sistema svizzero: 1/3 delle tasse deve rimanere ai Comuni, 1/3 alle regioni e solo un terzo deve finire nelle casse dello Stato». L’ex titolare del Viminale ha definito la Lega «immortale ». Quella che da oggi lo vedrà in tolla di comando, si muoverà entro parametri ben precisi. Novità in vista nell’organizzazione interna. «Garantiremo una gestione trasparente delle nostre risorse economiche». ha fatto sapere, aggiungendo che è sua intenzione fare in modo che il Movimento abbia «una linea politica chiara. Basta confusione e tentennamenti. Verrà istituito - ha annunciato - un ufficio politico federale diviso in dipartimenti con persone competenti e preparate, perché la linea sarà una e dovrà valere per tutti. Riprenderemo a fare formazione per i giovani e per i dirigenti, così come metteremo in piedi un sistema di comunicazione più efficace per diffondere notizie, sia all’interno che all’e s te rn o del partito. E ancora - ha aggiunto - basta doppi incarichi, meglio che ognuno faccia una sola cosa e la faccia bene. Ci doteremo inoltre di un codice etico, che eviti per sempre quello che è successo negli ultimi mesi». La “potentissima” si rimette dunque a navigare e vuole farlo a vele spiegate. Al timone ora c’è Roberto Maroni, che essendo un esperto marinaio, sa bene dove volgere la deriva: «Ho avuto tutto dalla Lega, devo tutto alla Lega - ha concluso nel suo intervento - . Non ho altro fine, se non quello di riportarla al successo».
Ad Um berto Bossi, suo predecessore, un commosso ringraziamento: «Per me è un fratello - ha voluto rimarcare il nuovo leader - . Lo porterò sempre nel cuore, ma oggi inizia una fase nuova». Una pagina bianca sulla quale Maroni ha già chiaro in mente cosa scrivere. Lo ha spiegato in un lungo e articolato intervento che ha spaziato dalle strategie all’analisi del contesto nel quale la Lega si troverà ad operare. L’obiettivo è chiaro: «Riportare il Movimento ai successi ai quali siano stati abituati negli ultimi anni. Far tornare la Lega Nord ad essere “la potentissima” ». L’ex ministro dell’Interno non ha nascosto le difficoltà del momento e conseguentemente l’esigenza vitale di «stare uniti e lavorare, fin da subito. Non me l’ha ordinato il medico di fare il segretario federale. Assicuro - ha promesso - lo stesso impegno che ho messo nella lotta alla mafia, ossia il 150 per cento. Ma voglio ricoprire questa carica con pieni poteri, come prevede lo Statuto, con l’aiuto e il coinvolgimento di tutti, dal Consiglio federale, ai militanti, alle sezioni». Quella che muove oggi i suoi primi passi, non è una “nuova Lega”. Il Carroccio riparte da se stesso, dalle sue idee e dai suoi progetti. Più forte e meglio di quanto non ha fatto fino ad ora. Perché, ha sottolineato il nuovo leader padano, la “stella polare” «dell’indipendenza della Padania non cambia, nessuno ha intenzione di toccare l’articolo 1 del nostro Statuto». Così come, ha annunciato, «continueremo a organizzare i nostri grandi raduni di popolo, da quello di Venezia che si terrà come sempre a settembre, a Pontida dove torneremo presto a ritrovarci ». «La nostra identità - ha messo in chiaro - è importante e va salvaguardata, ma da sola non basta. Bisogna tornare a trattare cose concrete, dobbiamo occuparci di chi non ha più soldi, di chi ha perso il lavoro, delle imprese che fanno fatica a rimanere sul mercato, di chi non si sente più sicuro in casa propria. In questi mesi abbiamo parlato troppo di noi stessi, dei nostri problemi e delle beghe interne che ci hanno riguardato. Ora basta. Qualcuno ha sbagliato, è vero. Pulizia è stata fatta e continueremo a farla. Ma adesso dobbiamo tornare ad “aprirci”, a confrontarci con la gente del Nord, ad essere concreti. Entro luglio convocherò gli “Stati generali del Nord” proprio a questo fine, per raccogliere il contributo e aprire un dialogo con tutte le componenti della nostra società». EUROPA DEI POPOLI - L’analisi di Maroni parte dall’Europa. Non da quella attuale «il cui modello ha esaurito il suo ciclo vitale», ma da quella di domani, che sarà nel segno dei popoli. «Noi non siamo anti europeisti - ha ricordato - . E non siamo nemmeno contro l'euro, a condizione che si possa creare una nuova Europa, con nuove regioni come la Padania. Altrimenti - ha spiegato - è meglio uscire dall'euro, e poi succederà quello che deve succedere, ma ci libereremo dalle zavorre che abbiamo. Abbiamo denunciato da subito che il modello della Ue disegnato negli anni 90 non avrebbe funzionato e abbiamo denunciato prima di altri i danni che avrebbe prodotto la moneta unica, alla quale l’Italia ha aderito solo per evitare la secessione del Nord, per impedire che la Padania potesse alzare la voce. Ma una secessione “negativa” si è comunque prodotta, quella delle imprese che hanno chiuso da noi per delocalizzare in altri Paesi». Il tentativo di fermare le istanze di libertà del Nord non è servito. Ora anche voci insospettabili sono costrette ad ammetterlo. Maroni ha citato un fondo di Angelo Panebianco pubblicato pochi giorni fa sul Corriere, all’interno del quale si poteva leggere un chiaro epitaffio per la Repubblica tricolore: “Dopo 150 anni di unità il fallimento dello Stato italiano è evidente ”. Un disastro che continua a produrre danni, soprattutto al Nord. Ma come uscire allora dalla posizione di arrocco nella quale si trova la Padania? Maroni ha ripercorso i tentativi già fatti dal Carroccio: «Abbiamo provato la strada della rottura istituzionale e quella riformista in alleanza con altri partiti. Entrambe, non hanno dato i risultati sperati. Dobbiamo percorre delle vie nuove». PRIMA IL NORD - La Lega che ha in mente il neo-segretario federale ripartirà dal territorio, perché la «questione settentrionale è la nostra ragione sociale ed è tutt’altro che risolta». Il modello è quello della Csu bavarese e l’ambizione è di diventare la forza egemone del Nord. Gli alfieri di questo progetto saranno «i nostri sindaci guerrieri, i governatori, gli amministratori locali: il vero “esercito padano”, che non dovrà solo governare bene le città e i paesi, ma fare anche battaglie politiche. A partire dall’Imu, dove non si deve andare in ordine sparso con messaggi contradditori - ha criticato Maroni - ma in maniera compatta e univoca». Altro imput lanciato, massimo impegno sulla questione esodati: «Trecentomila persone del Nord stanno restando senza lavoro per colpa della riforma voluta dal ministro Elsa Fornero. Piemonte, Lombardia e Veneto devono stringere subito un “patto” per lavorare insieme e affrontare questo drammatico problema. Le regioni servono a questo». Contestualmente Maroni ha lanciato anche una grande “campagna d’autunno” contro il Patto di stabilità: «Questo accordo sta strangolando i nostri Comuni. Non se lo meritano, al Nord non c’è un solo municipio senza i bilanci in ordine. É un patto assurdo. Dobbiamo opporci. Anche in questo caso, come se fossimo un sol uomo. Se un sindaco lo viola, il giorno dopo viene messo nel mirino da Equitalia. Ma se lo fanno all’unisono tutti i nostri 300 borgomastri con i governatori al loro fianco, Roma non potrà che piegarsi». VIA DA ROMA - Dall’Assise di Assago esce chiaro il messaggio che il principale impegno della Lega del futuro sarà sempre più a casa sua e sempre meno nei palazzi dell’Urbe. «Via da Roma può essere la strada e se sarà la strada, allora via da Roma», ha scandito a chiare lettere Maroni fra l’entusiasmo degli ottomila del Forum.«Via dalle poltrone del Parlamento, della Rai e degli altri enti statali. Pazienza se questo vuol dire far venire meno certe alleanze. Tanto più che per noi sono impossibili accordi con chi sostiene il Governo Monti». MONTI NEMICO DEL NORD - L’Esecutivo del professore è al centro degli strali del segretario: «Il nostro primo obiettivo è licenziare subito il governo Monti, senza possibilità di reintegro. É il vero nemico della Padania. Attraverso le tasse vuole svuotare le casse dei nostri territori, dei cittadini e degli imprenditori. Se vogliono risparmiare, inizino a chiudere dei ministeri. Ce ne sono almeno 10 di cui potremmo fare tranquillamente a meno perché non servono a nulla, a partire da quello della Coesione sociale. Dobbiamo impedire che continui questa rapina a danno della gente del Nord». “GUERRA DI LIBERAZIONE” - «Anche noi abbiamo una Grecia al collo che ci sta strozzando, una Grecia che abbiamo sempre mantenuto - ha osservato Maroni - . É il momento di dire basta. Dobbiamo issare alta la bandiera del Nord perché è la strada per arrivare all'indipendenza. Se i nostri governatori e sindaci riusciranno a “fare rete”, creando un solido blocco sociale e politico del Nord, credo che riusciremo a vincere la nostra “guerra di liberazione” ». UN NUOVO “MANIFESTO” - Il bersaglio è stato messo nel mirino. Per centrarlo, Maroni ha intenzione di dare corpo alla sua Lega attraverso un nuovo “ma - nifesto” che conterrà alcune delle proposte uscite da questo congresso, come la regionalizzazione del debito pubblico in cambio dell’autonomia, l’abbattimento del carico fiscale di almeno il 15% per le imprese del Nord, il taglio alla spesa pubblica attraverso la riduzione degli sprechi, una moneta complementare che possa affiancare l’euro, lo stop agli aiuti economici per le imprese che delocalizzano all’estero, un sistema di protezione - dazi o quote - per il sistema produttivo, esattamente come già viene applicato in Gran Bretagna o negli Stati Uniti. E soprattutto un nuovo sistema fiscale. «Il federalismo fiscale - ha evidenziato - va benissimo. Ma io voglio andare oltre. Il modello è quello del sistema svizzero: 1/3 delle tasse deve rimanere ai Comuni, 1/3 alle regioni e solo un terzo deve finire nelle casse dello Stato». L’ex titolare del Viminale ha definito la Lega «immortale ». Quella che da oggi lo vedrà in tolla di comando, si muoverà entro parametri ben precisi. Novità in vista nell’organizzazione interna. «Garantiremo una gestione trasparente delle nostre risorse economiche». ha fatto sapere, aggiungendo che è sua intenzione fare in modo che il Movimento abbia «una linea politica chiara. Basta confusione e tentennamenti. Verrà istituito - ha annunciato - un ufficio politico federale diviso in dipartimenti con persone competenti e preparate, perché la linea sarà una e dovrà valere per tutti. Riprenderemo a fare formazione per i giovani e per i dirigenti, così come metteremo in piedi un sistema di comunicazione più efficace per diffondere notizie, sia all’interno che all’e s te rn o del partito. E ancora - ha aggiunto - basta doppi incarichi, meglio che ognuno faccia una sola cosa e la faccia bene. Ci doteremo inoltre di un codice etico, che eviti per sempre quello che è successo negli ultimi mesi». La “potentissima” si rimette dunque a navigare e vuole farlo a vele spiegate. Al timone ora c’è Roberto Maroni, che essendo un esperto marinaio, sa bene dove volgere la deriva: «Ho avuto tutto dalla Lega, devo tutto alla Lega - ha concluso nel suo intervento - . Non ho altro fine, se non quello di riportarla al successo».
articolo stupendo
RispondiElimina