"La Padania 27.07.2012"
ROMA - Se qualcuno ancora aveva dei dubbi, i dati economici di questi giorni sono la prova provata che il Governo Monti ha fallito, che il Governo dei professori ha fallito e che il Governo di questa strana maggioranza ha fallito. Il Governo che ha arbitrariamente mandato a casa l’esecutivo Lega-Pdl democraticamente eletto, con lo spread a 570, non è riuscito a mantenere le tante promesse fatte. Oggi, infatti, lo spread è a 530. Si diceva che il Governo Monti avrebbe portato un calo dello spread di 200 punti, ma questo non è successo. Una cosa però, è accaduta: è stata cancellata la democrazia. E proprio il Governo di finti tecnici privo di legittimazione popolare sta portando avanti una linea lacrime e sangue che, ai più, appare unicamente fine a sé stessa. Taglio delle pensioni di anzianità perché lo diceva l’Europa - con conseguente creazione di migliaia di esodati senza pensione e senza reddito - introduzione dell’Imu; aumento delle accise sulla benzina; incremento delle addizionali regionali, pressione fiscale a livelli record (oltre il 45 per cento) e banche che non fanno più gli interessi del Paese ma unicamente i loro, sono solo alcuni dei risultati brillantemente raggiunti dai professori in così poco tempo. Un traguardo che probabilmente nemmeno i partiti che li sostengono (Pd, Pdl e Udc su tutti) si attendevano, tanto che quelli che inizialmente erano lievissimi mal di pancia, stanno diventando veri e propri dolori lancinanti.
A dividere Pd, Pdl e Udc, che già si sono scontrati - seppur con molti distinguo - sui provvedimenti a firma del ministro del Lavoro Elsa Fornero e su quelli del collega Corrado Passera, è la futura legge elettorale. Un nodo politico che travalica la grande coalizione che sostiene Monti e che di fatto è al centro dello scontro politico. Uno scontro nel quale, inaspettatamente, ma nemmeno troppo, si è gettato anche il premier. Proprio quel Mario Monti chiamato a risolvere i “problemi” con lo spread e che, invece, di tutto si interessa tranne che di quello per cui è stato chiamato. Interesse che non è passato inosservato al presidente dei parlamentari leghisti a Montecitorio, Gianpaolo Dozzo: «Come mai un premier tecnico, chiamato da Pd, Pdl e Udc a risolvere, si fa per dire poiché li ha aggravati, i problemi economici e finanziari del Paese, si interessa alla legge elettorale, che è la legge più politica che esiste? Forse Monti ha chiesto alla sua maggioranza di predisporre una bella riforma ad personam ritagliata sulle sue necessità? ». «Casini - attacca Dozzo - pur di salvare sé stesso, visto che ne è stato il principale sponsor, cerca invano di difendere Monti, tentando di narcotizzare l’opinione pubblica sul fatto che le riforme fatte dal Governo tecnico sono state necessarie e che senza di esse avremmo fatto la fine della Grecia. Ma davvero Casini pensa che esista ancora qualche sprovveduto disposto a credergli? Forse è vero che i politici guardano alle prossime elezioni, mentre gli statisti guardano alle prossime generazioni, occorre però ricordare che nel passato sono state insignite del “titolo” di statista persone che poi la storia ha ampiamente ridimensionato se non del tutto delegittimato. Quindi, forse a Monti conveniva fare altri riferimenti, magari agli statistici, coloro che guardano ai numeri, e avrebbe scoperto che purtroppo non ce n’è neppure uno in economia, nel campo sociale e occupazionale che sia migliorato da quando c’è questo Governo che, possiamo ben affermare, ha fallito su tutti i fronti».
A dividere Pd, Pdl e Udc, che già si sono scontrati - seppur con molti distinguo - sui provvedimenti a firma del ministro del Lavoro Elsa Fornero e su quelli del collega Corrado Passera, è la futura legge elettorale. Un nodo politico che travalica la grande coalizione che sostiene Monti e che di fatto è al centro dello scontro politico. Uno scontro nel quale, inaspettatamente, ma nemmeno troppo, si è gettato anche il premier. Proprio quel Mario Monti chiamato a risolvere i “problemi” con lo spread e che, invece, di tutto si interessa tranne che di quello per cui è stato chiamato. Interesse che non è passato inosservato al presidente dei parlamentari leghisti a Montecitorio, Gianpaolo Dozzo: «Come mai un premier tecnico, chiamato da Pd, Pdl e Udc a risolvere, si fa per dire poiché li ha aggravati, i problemi economici e finanziari del Paese, si interessa alla legge elettorale, che è la legge più politica che esiste? Forse Monti ha chiesto alla sua maggioranza di predisporre una bella riforma ad personam ritagliata sulle sue necessità? ». «Casini - attacca Dozzo - pur di salvare sé stesso, visto che ne è stato il principale sponsor, cerca invano di difendere Monti, tentando di narcotizzare l’opinione pubblica sul fatto che le riforme fatte dal Governo tecnico sono state necessarie e che senza di esse avremmo fatto la fine della Grecia. Ma davvero Casini pensa che esista ancora qualche sprovveduto disposto a credergli? Forse è vero che i politici guardano alle prossime elezioni, mentre gli statisti guardano alle prossime generazioni, occorre però ricordare che nel passato sono state insignite del “titolo” di statista persone che poi la storia ha ampiamente ridimensionato se non del tutto delegittimato. Quindi, forse a Monti conveniva fare altri riferimenti, magari agli statistici, coloro che guardano ai numeri, e avrebbe scoperto che purtroppo non ce n’è neppure uno in economia, nel campo sociale e occupazionale che sia migliorato da quando c’è questo Governo che, possiamo ben affermare, ha fallito su tutti i fronti».

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