mercoledì 25 luglio 2012

ECCO LA VERITÀ SULL’IMU, È IL NORD A PAGARE IL CONTO

"Andrea Recaldin"
"La Padania 25.07.2012"


Quando, a dirlo, era la Lega Nord, più di qualcuno sostenne che si trattava della solita invettiva faziosa. Ora  però che ci sono anche i numeri a confermare quanto i nostri rappresentanti andavano sostenendo, la questione sembra essere cambiata. Ad una dettagliata analisi dei valori forniti dal Ministero dell’Economia  sul gettito della prima rata di giugno dell’IMU, infatti, si nota immediatamente come a fronte di aree che  hanno fatto la loro parte, ve ne sono altre che, invece, paiono non aver contribuito come si pensava. Ma quello che alcuni definiscono “scoperta”, per altri è solamente l’ultima conferma. Partiamo però dal gettito  complessivo dell’imposta e dal fatto che questo è stato (quasi) centrato: con un incasso di oltre 9,6 miliardi,  infatti, la prima rata dell’imposta IMU sembra essere andata ad obbiettivo. Per la verità, il grosso del  problema, almeno per gli enti locali ed i cittadini, è previsto a dicembre, quando sul calendario è segnato l’appuntamento con la seconda rata e che comprenderà gli eventuali adattamenti del tributo. Tuttavia, già  questa prima analisi con i dati, seppur parziali, di giugno, evidenzia delle differenze territoriali notevoli, sia da Regione a Regione, sia da Comune a Comune.Analizzando, infatti, i numeri del Ministero, appare subito  chiaro come i Comuni che maggiormente hanno contribuito al raggiungimento dell’obbiettivo sono quelli di  dimensioni maggiori, ovvero Roma (776 milioni di euro), Milano (409), Torino (202) e Genova (129).
Nei  primi venti posti, ben quindici sono città del Nord che hanno incassato, tra quota comunale e quota erariale  oltre 1,369 Miliardi di euro, pari al 14,3% dei 9,6 miliardi realizzati a giugno. Lo studio però rileva una  differenza ancora più marcata quando si procede ad analizzare la quota pro capite, ovvero il rapporto fra  gettito dell’imposta nel singolo comune e il numero di abitanti dello stesso (tabella 1). In questo caso, gli enti  dove tale rapporto è maggiore sono tutti comuni di piccole dimensioni, localizzati per lo più nell’area del Nord-Ovest del Paese. Sul dato influisce chiaramente il fatto che si tratta di comuni ad alta vocazione turistica, laddove l’incidenza delle abitazioni diverse dalla prima abitazioni determina un gettito maggiore  rispetto ai comuni dove la presenza delle così dette seconde case è inferiore. Sul fondo della classifica, invece, troviamo comuni localizzati  per lo più nel Sud-Italia. La quota IMU pro-capite più bassa, infatti, è  stata pagata dagli abitanti di Nardodipace, in Provincia di Catanzaro, che con i 10 euro di media sono il  fanalino di coda di questa graduatoria, e il cui valore medio è di poco inferiore all’imposta pagati dai cittadini di Platì, Africo e San Luca, tutti comuni in Provincia di Reggio Calabria e che hanno pagato una IMU media  compresa tra gli 11 e i 14 euro. La tabella n.2, in tal senso, evidenzia come tra i comuni con la quota pro- capite più bassa, la maggior parte sia localizzata nel mezzogiorno. Per la verità, vi sono anche alcuni enti  del centronord, per lo più emiliani; ma su questi si devono considerare le disposizioni che per i comuni terremotati hanno previsto lo slittamento del pagamento della prima rata. Il quadro così definito non lascia, insomma, molti dubbi su chi abbia concorso al pagamento dell’imposta. Le diversità territoriali non possono,  nondimeno, essere completamente spiegate con la diversità della base imponibile, mediamente maggiore nei  comuni turistici o in quelli di dimensioni maggiori anche confrontando, infatti, il gettito ottenuto a giugno con  quello stimato sulla base dei dati delle basi imponibili dell’Agenzia del Territorio, si evidenziano differenziali estremamente negativi nelle città del sud. Differenze notevoli e che difficilmente possono essere giustificate  solo con una differenziazione della rendite catastali. Peraltro, nel complesso del gettito ottenuto potrebbero mancare ancora delle risorse: i dati sono, infatti, del 4 luglio, e da quella data ad oggi, al netto del mancato  incasso per i comuni del l’Emilia, dovrebbero essere state raccolte nuove risorse da versamenti in ritardo e  ravvedimenti operosi. Senza dimenticare la questione degli edifici rurali, per i quali si attende l’iscrizione a  novembre e il conseguente pagamento con la rata di Dicembre. Dettagli, ad ogni modo, incapaci di rivedere  il quadro complessivo scaturito da questa prima analisi e che, anche a fronte degli ultimi provvedimenti del  Governo in materia di spending review, non lasciano presagire nulla di buono. All’interno di quest’ultimo provvedimento, infatti, sono previsti tagli per 500 milioni di euro per il 2012 sulle risorse per i Comuni. Un  taglio pesantissimo, e che graverà in maniera orizzontale su tutti i Comuni, virtuosi e non, costringendo gli enti  stessi, qualora il provvedimento dovesse essere approvato come si presenta quest’oggi, a rivedere la  pianificazione finanziaria dei prossimi mesi.  

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