lunedì 10 febbraio 2014

Lo Stato AVVOLTOIO DIVORA il 77% delle tasse Solo BRICIOLE al territorio

“La Padania 10.02.2014”


E' un'Italia rapidissima nell'incassare imposte e tasse quanto restia e lenta a restituirle a Regioni, Province e Comuni quella raccontata dall'ennesimo studio impietoso della Cgia di Mestre. Uno Stato vampiro, succhiasoldi, in grado di divorare ben il 77% del gettito tributario e di lasciare al territorio poco più che le briciole. Un sistema che, evidentemente, non funziona, incapace di autoriformarsi e di rimanere al passo con i tempi, che rallenta lo sviluppo delle imprese e che impoverisce milioni e milioni di famiglie italiane. Per non parlare poi di un altro motivo di vergogna tutto italiano, l'inaffidabilità dello Stato come debitore. Possiamo, infatti, solo immaginare il grande imbarazzo di Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione europea, nel trovarsi costretto ad avviare una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia per  l'atteggiamento di insolvenza censurato dall'Ue. Tajani l'ha spiegato ieri: «Sono stato costretto ad avviare la procedura di infrazione nei confronti dell'Italia perché il nostro Stato è il peggior pagatore d'Europa nei confronti delle imprese con una media di 200 giorni e una punta di 1200-1300 al Sud. Un fatto gravissimo perché nel 37% dei casi i ritardi provocano licenziamenti dei dipendenti». Lo Stato italiano, dunque, è sempre pronto ad incassare dalle imprese in termini di imposte e tasse ma mai a pagare i propri debiti.
E sugli incassi vertiginosi, è stata l'associazione mestrina degli artigiani a parlare. Come detto, secondo una elaborazione dei contabili Cgia, è il 77 per cento dell'ammontare complessivo delle tasse pagate dagli italiani a finire nelle casse dello Stato centrale. Su 472,7 miliardi di euro di imposte dirette, indirette e in conto  capitale versate dai contribuenti nel 2012 {ultimo dato disponibile), ben 364,2 miliardi sono stati incassati dall' Erario, 78,9 miliardi sono finiti alle Regioni (pari al16, 7 per cento del totale), 23,8 miliardi ai Comuni (pari al 5 percento del totale),  4,1 miliardi alle Province (0,9 per cento del gettito complessivo) e 1,5 miliardi alle Camere di Commercio (0,3 per cento del totale). «Nonostante le riforme avviate in questi ultimi venti anni - segnala il segretario Giuseppe Bortolussi - siamo ancora alla metà del guado. Non apparteniamo più al club dei Paesi unitari, ma nemmeno a quello degli Stati federali. Sul fronte fiscale la stragrande maggioranza del gettito finisce ancora nelle casse dell'Erario, mentre la spesa è stata progressivamente trasferita alle amministrazioni locali. Al netto di quella previdenziale e degli interessi sul debito pubblico, oltre il 57 per cento della spesa pubblica italiana è ormai in capo alle Regioni, alle Province e ai Comuni. Insomma, la quasi  totalità delle nostre tasse finisce a Roma, ma la maggioranza dei centri di spesa è ubicata in periferia». C'è da dire che se il  fatto di pagare tutte queste tasse avesse come contropartirta una ricaduta in termini di servizi sul territorio, sui Comuni, è altamente probabile che cittadini e imprese non avrebbero da lamentarsi. Il non senso sta nel fatto che, il più delle volte, o quanto meno per le Regioni che maggiormente contribuiscono al gettito tributario dello Stato, della quota di imposte e tasse che dalla periferia prende la direzione romana, ne tornano appena le briciole. Si tratta del cosiddetto " residuo fiscale", altissimo soprattutto in Lombardia, in Veneto, in Piemonte e in Emilia Romagna. Nella tabella pubblicata a fianco, si comprende bene, ad esempio, che sono 56 miliardi e mezzo gli euro di tasse che non tornano in Lombardia dopo essere stati convogliati nelle casse centrali, e stesso discorso vale per il Veneto (quasi 15 miliardi), il Piemonte (quasi 9), l'Emilia Romagna (15 e rotti) e così via. Al contrario, nel Meridione si banchetta alla grande e il saldo del residuo fiscale è praticamente sempre negativo: significa, quindi, che le regioni del Sud pagano molto meno allo Stato d i quanto ricevono in termini di trasferimenti e servizi. Ma tornando alle cifre diffuse dalla Cgia di Mestre, si viene a sapere che, a livello centrale, la parte più consistente del gettito arriva dall'Irpef sulle persone fisiche: nel 2012, nelle casse dell' Erario sono arrivati poco più di 151 miliardi di euro. Significativo anche il peso dell'Iva: sempre nel 2012 lo Stato ha incassato quasi 87 miliardi di euro. Alle Regioni, invece, l'imposta che garantisce il gettito più importante è l'Irap: sempre nel 2012 le imprese hanno versato oltre 33 miliardi di euro. La principale fonte di gettito delle Province è l'imposta che viene applicata sulle assicurazioni Rc auto: l'importo incassato nel 2012 è stato pari a 2,4 miliardi di euro. Infine, per i Comuni la voce più significativa è l' lmu: nel 2012 questa imposta ha garantito 15,6 miliardi di gettito. «Auspico - è la considerazione finale di Bortolussi -che il Governo Letta prosegua e dia un contributo importante al compimento della riforma sul federalismo fiscale avviata negli anni scorsi. Ricordo che in Europa i Paesi federali presentano un costo per il funzionamento della macchina pubblica pari alla metà di quello sostenuto dai Paesi unitari. Per un Paese come il nostro che ha una spesa pubblica complessiva annua che quest'anno dovrebbe superare gli 815 miliardi di euro, ridurre drasticamente il costo della pubblica amministrazione sarebbe un risultato di portata storica».    

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