mercoledì 19 febbraio 2014

Il coming out di Schulz: «L’Europa avvantaggia la Germania»

“Matteo Borghi”
“lintraprendente.it 18.02.2014”

«I tedeschi non ammettono che sono investimenti (europei ndr) che sono negli interessi della Germania. Nessun Paese trae maggior profitto dall’Unione europea della Repubblica Federale Tedesca. Nessun Paese ha un vantaggio maggiore dall’euro e dal mercato unico della Germania. Non dobbiamo dire che sono elemosine. Dobbiamo dire che sono investimenti che facciamo nel nostro proprio interesse, però non lo diciamo ed è questo il motivo per cui, credo, la gente non ha fiducia in noi. Dobbiamo cambiare questo status quo». A dirlo è nientepopodimeno che lo stesso presidente del Parlamento europeo, il tedesco Martin Schulz ai microfoni di Otto e Mezzo, su La 7. «È quello che io dico da sempre, dobbiamo cambiare questa Europa germanocentrica» ha commentato a caldo l’europarlamentare Susy De Martini postando il video sul suo profilo.
In effetti la dichiarazione di Schulz ha dell’incredibile se pensiamo che a pronunciarla non è un antieuropeista convinto come Matteo Salvini o Claudio Borghi, bensì è uno degli euroburocrati più influenti di sempre. Anzi probabilmente il più influente. Se lo dice lui, sarà così. Certo poi uno potrebbe chiedersi come mai non abbia mai alzato un dito per risolvere il problema nei venti lunghi anni di permanenza a Bruxelles. Forse che Schulz, candidato a presidente della commissione europea, sa bene che i partiti antieuropeisti sono in rimonta e che, fuori dalla Germania, si posson prendere voti solo dicendo qualcosa contro la Germania? Probabile. Del resto benché i colleghi dell’Huffington Post (gruppo Repubblica) vogliano farlo passare come uno che ha fatto il libraio fino a ieri, Schulz è un vecchio volpone della politica. Un «kapò», tanto per fare una citazione. Potremmo fare lunghi discorsi sul perché l’Ue favorisce la Germania (senza per questo toglierci colpe che sono solo nostre, come quella della spesa e del debito pubblico smodato). Ma per capire l’assurdità della situazione che stiamo vivendo basta guardare indietro nella storia. 9 maggio 1950. Il ministro degli Esteri francese Robert Schuman fa la prima dichiarazione in cui compare il concetto di Europa come entità economica: a cinque anni dalla fine della guerra la Germania è ancora considerata da molti un nemico, responsabile di milioni di morti. In molti ambienti c’è ancora una certa ritrosia a farla rientrare a pieno titolo nella Ceca, la futura Ue. Ma ad est c’è un nemico che spinge. Per contrastarlo si fa un semplice ragionamento di Realpolitik: rafforzare la Germania (Ovest), un Paese più prostrato degli altri dalla guerra, per bloccare l’avanzata sovietica. Si sceglie di considerare come europeo l’acciaio tedesco per evitare embarghi e imposizione fiscale. È la prima volta che si decide di avvantaggiare l’economia tedesca. 18 febbraio 2014. La situazione si è leggermente capovolta. La Germania non è più la piccola repubblichetta sotto le macerie, in difficoltà, bisognosa d’aiuto. È un colosso economico (il primo in Europa, il quarto nel mondo) perfettamente in grado di reggersi sulle proprie gambe. Eppure viene ancora avvantaggiata. Paradossale vero?





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