“La Padania 02.02.2014”
Sembra incredibile ma alla fine è successo: Antonio Mastrapasqua, finito nell'occhio del ciclone per l'inchiesta sull'Ospedale Israelitico di cui è direttore generale e sottoposto a una fortissima pressione politica per via dell'incredibile quantità di incarichi ricoperti simultaneamente, non è più presidente dell'Inps. Si è dimesso ieri con una decisione a sorpresa che lui stesso, stando a quanto riportato da un virgolettato attribuitogli in mattinata dal quotidiano La Stampa, aveva recisamente smentito: «lo non mi dimetto. Ho operato secondo le regole. E poi perché dovrei farlo soltanto io?». Fatto sta che ieri mattina Mastrapasqua ha improvvisamente cambiato idea lasciando la presidenza dell'Inps e raccogliendo così la soddisfazione del ministro Giovannini che a nome del Governo «lo ringrazia per il lavoro svolto in questi anni per il rinnovamento dell'Inps e il complesso processo di riorganizzazione dell'Ente derivante dall'incorporazione dell'Inpdap e dell'Enpals». Poco più tardi arriva il commento di Enrico Letta che parla di una «scelta saggia» spiegando che Mastrapasqua «ha colto l'iniziativa del governo: non si possono assumere incarichi così rilevanti senza esclusività». Letta dunque si intesta il merito delle dimissioni, trascurando tuttavia di giustificare mesi e mesi di sorprendente cecità sui conflitti di interesse in essere. Il suo auspicio di «un cambio alla governance dell'Inps », comunque, era stato molto netto e chiaro e deve essere stato recepito. Un altro elemento, intanto, è il giallo, rivelato ieri da Repubblica, della scomparsa dagli uffici della Regione Lazio di due preziosi faldoni contenenti i documenti originali che hanno determinato la stesura dei due protocolli con cui l'ente avrebbe favorito, secondo la procura di Roma, l'Ospedale Israelitico. Nel silenzio del diretto interessato, tuttavia, l'unica certezza resta il dato di fatto e cioè che l'ambitissima presidenza dell'Inps è ora vacante (il super-favorito al trono pare essere l'ex ministro Tiziano Treu davanti al segretario della Cisl Raffaele Bonanni) e che il passo indietro che sembrava impossibile, alla fine, è arrivato. Esulta la Lega Nord che di Mastrapasqua aveva chiesto, da subito e con insistenza, le dimissioni. Matteo Salvini la mette sull' ironia: «Si è dimesso? Come mi dispiace...». Poi però ne approfitta per tirare una stoccata ad un altro "bersaglio" politico del Carroccio: «E la sciura Boldrini cosa aspetta a togliersi di torno?». Diversa la valutazione di Massimo Bitonci che a Mastrapasqua chiede qualcosa in più: «Si è dimesso e giustizia e fatta. Ora però - commenta il capogruppo della Lega al Senato - lasci anche dagli altri 23 incarichi pubblici».

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