martedì 14 gennaio 2014

Parte dal LAVORO la SFIDA della Lega al CENTROSINISTRA

“La Padania 14.01.2014”


Il Carroccio lancia la sfida al centrosinistra sulla prima emergenza del Paese: l'occupazione. Lo fa presentando un "piano sviluppo" che potrebbe contribuire a riempire di proposte concrete il fumoso "job act" renziano. Tasse, contratti, credito alle imprese: la Lega va sul concreto. Ma muove da «un assunto di partenza», come si affretta a precisare il Segretario federale, Matteo Salvini, nel presentare il documento, frutto di un lavoro congiunto con i parlamentari del Movimento:  «Non è possibile rilanciare il lavoro, l'economia, l'industria, il commercio, l'agricoltura se non si ridiscutono i folli vincoli imposti dall'Europa, al costo di annullarli tutti e ripartire da capo». Salvini è subito polemico con la controparte politica al governo. «Un argomento così importante non può essere affidato ai tweet - esordisce -. Secondo, siamo in Italia, quindi non capisco perché farlo in altre lingue che non l'italiano». Ancora, per Salvini parlare oggi di politiche per il lavoro senza tirare in ballo l'Europa significa «mentire sapendo di mentire e prendere in giro la gente». Nel mirino della Lega ci sono «quei trattati-ghigliottina come il fiscal compact e una moneta criminale e assolutamente lontana dalle nostre esigenze», cioè l'euro. Sul piano propositivo, Salvini preferisce far illustrare il documento in dettaglio dai "tecnici", riservandosi la lettura politica.
«Si tratta di proposte molto concrete, realizzabili anche domani mattina, che porterebbero a qualche centinaio di migliaia di nuovi posti di lavoro, fatte senza scopiazzare e che hanno la copertura finanziaria»: la frecciata è ancora una volta al Segretario del Pd, «che pensa di regalare tutto a tutti, senza spiegare dove trovare i soldi necessari». Quanto alla sede per la presentazione del documento, «la facciamo a Milano perché questa è la capitale del lavoro, non altre». Destinatario delle proposte è il governo, «ammesso che ci sia ancora la settimana prossima». Più posti di lavoro, meno spese: questo il principio seguito. A partire dall'equiparazione dei contratti di lavoro nel pubblico e nel privato. «Nessuno ne parla per ipocrisia, ma c'è un settore dove qualunque cosa accada e comunque lavori, bene o male, non cambia nulla. Vogliamo portare nel pubblico gli stessi diritti e gli stessi doveri che ci sono nel privato, legando una parte dello stipendio al merito e alla produttività». Salvini fa gli esempi di due vigili, insegnanti, bibliotecari o magistrati, uno dei  quali fa bene il suo lavoro e l'altro no: «Ad oggi prendono lo stesso stipendio senza che sia valutato il risultato del loro lavoro. Questa è una ingiustizia per i dipendenti pubblici che lavorano di più e bene, e che sono frustrati dal fatto che sono tutti illicenziabili. Senza contare i dipendenti pubblici che lavorano anche per i colleghi assenti...». Eliminare questi abusi e le distinzioni tra pubblico e privato appare «ovvio» a Salvini, tanto più in una situazione come l'attuale che vede «il Paese sull'orlo del fallimento». Lasciare a casa chi non fa il proprio lavoro, inoltre, permetterebbe allo Stato di risparmiare un bel po' di risorse: «Legare lo stipendio al merito comporta sicuramente un risparmio e una maggiore efficienza della macchina della pubblica amministrazione». Renzi e il governo daranno ascolto a i suggerimenti della Lega? «Queste proposte servono a dare un lavoro a chi l'ha perso - risponde Salvini -. Ci auguriamo che al di là delle etichette politiche vengano raccolte da chi in questo momento è al governo. Non ci conto più di tanto vista l'aria che tira di "liberi tutti" all'interno della  maggioranza in discioglimento. Però conclude il Segretario – sfido chiunque, dai sindacati ai rappresentanti delle categorie produttive, a dire che queste proposte non servono. Occorre un minimo di onestà e di coraggio e, ripeto, occorre ridiscutere vincoli europei che impediscono di attuare la gran parte di questi provvedimenti. Se Renzi avrà l'apertura mentale di confrontarsi sul terreno delle proposte concrete, e non solo sui tweet, dall'opposizione saremmo ben contenti che  diventassero proposte di governo. Anche se a Roma litigano su tutto e ragionano solo di nuove tasse». 

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