“La Padania 10.01.2014”
Non si
placano le tensioni, i dissidi, i litigi all'interno del governo e della maggioranza che lo sostiene. Anzi, con
l'arrivo di Matteo Renzi sembra che ora si parli di tutto, ad esclusione
dei problemi che riguardano il Paese. Proprio ieri i supporter del nuovo segretario
del Pd hanno messo nel mirino il ministro dell'Economia chiedendone la testa e
la sostituzione con un politico {leggasi renziano). Il tutto mentre aumentano le
fibrillazioni attorno alla Tasi, la nuova tassa che colpirà anche le prime
case. Scelta Civica ha chiesto di aprire nei prossimi giorni un tavolo che
definisca •una volta per tutte• la fiscalità sulla casa. Altrimenti a rischio c'è
la tenuta del governo. In una conferenza stampa alla Camera Scelta civica ha
lanciato l'avvertimento al governo sulla
Tasi e ha avanzato •una proposta di buon senso•, come l'ha definita il
capogruppo a Montecitorio Andrea Romano:
spostare le scadenze al 16
giugno, in modo da avere qualche mese per mettere mano e chiudere
definitivamente la partita sul tema della casa. •Se si insiste per risolvere un
problema che questo provvedimento non risolve, il rischio che il decreto non passi
c'è•, ha ammesso il capogruppo al Senato Gianluca Susta, lasciando
intendere che a Palazzo Madama, dove i numeri sono più risicati, il gruppo
potrebbe mettere in difficoltà l'esecutivo. •la maggioranza non è a rischio se
le cose si fanno concordandole•, ha minacciato Romano. Secondo il presidente
dei deputati è infatti un •controsenso assoluto• che proprio sul bene più
importante per i cittadini ci sia una •incertezza totale dal punto di vista
fiscale• e che finora siano stati fatti •circa 40 interventi normativi in otto
mesi• sul tema della casa. •Non siamo più disposti a votare misure di tassazione sulla
casa che in futuro porti a interventi ravvicinati - ha affermato il capogruppo
in commissione Finanze alla Camera, Enrico Zanetti -. Abbiamo toni
assertivi e poco concilianti perché finora siamo stati disponibili e fiduciosi verso
il governo su questa materia. Da maggio a novembre c'era tutto il tempo per
fare un lavoro accurato. Adesso diciamo
basta, non ci fidiamo più: le ultime modifiche imporrebbero ulteriori ritocchi
a breve. A ogni ulteriore passaggio su questa materia si rende sempre più tenue
la credibilità del governo e della maggioranza•. Ieri si è tenuto un incontro tra
una delegazione dei sindaci e il ministro degli Affari regionali Graziano
Delrio per discutere del l'Imu e della Tasi. E i Comuni hanno alzato la
voce. Secondo Piero Fassino, sindaco di Torino e presidente dell'Anci, •la
proposta del governo sulla Tasi è stato l'oggetto dell'incontro. Ci è stata
illustrata la proposta che prevede un'aliquota aggiuntiva dell'0,8 per mille sul prelievo
Imu-Tasi per coprire le detrazioni che i Comuni dovranno adottare per le fasce
deboli. Noi abbiamo preso atto di questa proposta, ma al tempo stesso abbiamo
espresso grande preoccupazione perché non risolve il problema del minore
gettito che deriverà ai Comuni dal passaggio dall'Imu alla Tasi•. Parallelamente
la questione dei soldi in busta paga che i professori avrebbero dovuto
restituire ma che alla fine sono stati mantenuti ha dato ai renziani il coraggio
per manifestare in modo esplicito il proprio scetticismo per l'operato del
ministro dell'Economia Saccomanni. Uno scetticismo latente lungo tutto
il corso della vicenda intricata dell'Imu, che si è
sciolto ieri mattina con l'attacco frontale portato dal
"luogotenente" renziano in Parlamento, Flavio Nardella, in due
diverse occasioni. Prima Nardella, nel corso della trasmissione televisiva "Agorà",
ha osservato che il Pd non ha •certo dato la fiducia a un ministro così autorevole, addirittura ai vertici della
Banca d'Italia, per aumentare di un punto l'Iva o per attorcigliarsi intorno
alla questione dell' lmu. Questo ministro ha aggiunto Nardella – deve dimostrare
di essere all'altezza delle aspettative, che avevamo tutti noi e che aveva il
Parlamento quando è arrivato. Dopodiché la decisione spetta al presidente del
Consiglio, non ai partiti. Altrimenti sembra solo una questione di potere: Renzi
non è arrivato per cambiare tre ministri ma per cambiare l' Italia. Poi, se i
ministri non vanno bene, il presidente del Consiglio si assumerà l'onere di
cambiarli•. Poi, su Radio 24, intervistato da Giovanni Minoli, Nardella
ha portato l'affondo a Saccomanni: •Penso sia grave quando un ministro così
importante come Saccomanni dice "sono un esecutore" o "nessuno
mi ha istruito". Penso che il ministero dell'Economia debba essere guidato
da un politico, come regola generale perché abbiamo visto che l'esperienza dei
tecnici non ha funzionato bene•. Sul fronte della riforma elettorale, Nardella
ha confermato che •il leader di maggioranza relativa ha il dovere di parlare
con tutti i partiti se in gioco ci sono le regole elettorali con cui noi
speriamo di cambiare questa istituzione•. •Non siamo ossessionati dall'idea di
andare a votare - ha concluso Nardella -, così come non siamo ossessionati dalla
data di scadenza del governo, che non è uno yogurt. Siamo ossessionati dal
fatto di portare i risultati, come abbassare le percentuali di disoccupazione•.
Ma sulla richiesta esplicita di un rimpasto il partito ha poi smentito,
attraverso una nota in cui si sottolinea che •il Partito Democratico non ha
mai chiesto ne' ha intenzione di chiedere rimpasti o la sostituzione di questo
o quel ministro. In questo momento è necessario lavorare bene e insieme sulle riforme
che servono al Paese e non sollevare questioni che non esistono•. Ma il
messaggio è stato lanciato.

Nessun commento:
Posta un commento