lunedì 13 gennaio 2014

C’è un asse Tosi-Zaia sul referendum veneto


“lintraprendente.it 13.01.2014”

Non parla di se come il “vice ufficiale”, ma si descrive come “l’uomo di fiducia”. Il “responsabile”, volendo usare le sue precise parole, del percorso indipendentista in Veneto. Non Luca Zaia né Massimo Bitonci, bensì il collega europarlamentare del neo eletto segretario della Lega Nord: Lorenzo Fontana. Veronese (e tosiano), si dice sia stato nominato officiosamente da Matteo Salvini come “responsabile” della nuova linea politica padana: ricompattare le fila, sorrisi sulle bocche dei militanti e, soprattutto, far capire ai Veneti che “indipendenza” è cosa leghista, e di nessun altro. In ballo non c’è solo la credibilità del nuovo segretario (che prima di tutto deve dimostrare la sua capacità di essere un vero collante tra le diverse fazioni createsi sotto la guida di Roberto Maroni), ma anche che la Lega 2.0 ha finalmente i numeri e i consensi per trattare con Roma. E quale migliore occasione delle prossime elezioni europee per pesare, in termini di percentuali, il proprio consenso.
Alla Lega Veneta l’atteggiamento degli indipendentisti sembrava, ormai, non piacere più: “Ingrati, loro, che sono passati alla ribalta della cronaca solo grazie all’esplicito appoggio del governatore e dei suoi fedelissimi”. Ma che ugualmente continuavano a mostrarsi diffidenti verso l’operato del partito. Certi di aver maggior risorse e possibilità, sembravano pensare di voler mettere una sorta di “copyright” all’azione referendaria. E, presto detto, ecco la missione che – secondo rumors dei primi giorni dell’anno – sembra essere stata affidata a Fontana: creare una nuova piattaforma indipendentista, controllata dalla Lega, ma formata da singole persone, per sottrarre visibilità e consensi alle due precedenti di Plebiscito 2013 e Veneto Decida (la prima formata da volti noti della cultura e della politica veneta, la seconda da movimenti politici e associazioni culturali. Entrambi contano nelle sue fila esponenti leghisti). Lega che, fatti alla luce del sole, sul referendum si è limitata solamente ad esprimere il proprio voto positivo in Consiglio regionale. La questione referendaria, come già abbondantemente spiegato dalla cronaca, si è aperta con la presentazione delle firme per la richiesta di voto da parte del movimento Indipendenza Veneta. Consegnate nelle mani del consigliere Giovanni Furlanetto (che dopo neanche sei mesi è stato oggetto del tentativo di espulsione da parte di Flavio Tosi con una sorta di benestare di Zaia che si limitava a “prendeva atto” della situazione perché non interessato alle “beghe di partito”) si è trasformato in progetto di legge solo grazie alla volontà di Stefano Valdegamberi (ex UDC oggi Futuro Popolare), che ha convocato due consigli straordinari e uno ordinario. Quest’ultimo conclusosi con un rinvio voluto dal Popolo delle Libertà e con la promessa del governatore di “seguire personalmente il decorso del progetto di legge” che “avrebbe riportato al voto del Consiglio in pochissimo tempo”. Dopo oltre tre mesi, e con la scissione del centro destra in Forza Italia e Nuovo Centro Destra, la Lega insiste nel mantenere il progetto di legge fuori dall’aula decisionale (dice prima il governatore: “Non ci sono i numeri per avere la maggioranza” – secondo i nostri calcoli e stando al nuovo orientamento dei quattro consiglieri di Forza Italia, chiamato al voto il Consiglio dovrebbe esprimersi con 31 si e 29 no – aggiungendo poi, alla conferenza stampa di fine anno che “Il referendum è di competenza esclusiva del Consiglio” e non più sua). Ugualmente, il potenziale politico dell’idea indipendentista per una regione sempre più schiacciata da crisi economica e politiche centrali che giungono sul territorio come colpi di mannaia per il comparto economico produttivo, è cosa da sfruttare. Come dicevamo all’inizio, in funzione soprattutto delle prossime elezioni europee che saranno per la Lega Nord una sorta di “cartina tornasole” tra il sedicente consenso e quello, invece, reale del territorio (che negli ultimi anni ha subito un crollo verticale a favore, soprattutto, del Movimento 5 Stelle). Da qui il nome di Lorenzo Fontana che, sfruttando il proprio appoggio dimostrato a Flavio Tosi e la fiducia di cui gode da parte di Matteo Salvini (indirettamente è anche quella di Zaia e fedelissimi che lo hanno sostenuto nella nomina a segretario) potrebbe dimostrarsi un ottimo collante tra le due fazioni e, nello stesso tempo, un coadiuvatore “super partes” del progetto indipendentista. Un’azione meramente politica per il partito del Carroccio, capace evidentemente di sfruttare a suo favore i punti deboli dei movimenti indipendentisti veneti che, non volendo salire nel ring della competizione elettorale, sono destinati ad essere dipendenti dal volere politico di chi occupa gli scranni del potere. Chi di politica ferisce, di non politica perisce.



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