giovedì 5 dicembre 2013

Pisapia se ne frega di Milano


“lintraprendente.it 05.12.2013”

Come diceva quel detto popolare? «Non apprezzi mai le cose finché non le perdi». E nessuno lo sa meglio di Giuliano Pisapia, il sindaco della Milano arancione che – in diretta a Radio Popolare – ha formulato un, alquanto ottimistico, “bilancio di metà mandato”. La sua città «ha fatto un grande balzo in avanti come qualità della vita, come diritti civili e come qualità dei trasporti». Glielo ha detto il sindaco di New York, mica la mamma. Il capoluogo meneghino sotto il suo abile comando si è meritato «il decimo posto tra le città italiane nella classifica del Sole 24 Ore». Che si sa, le vittorie son vittorie anche se il posizionamento in classifica dipende dal demerito altrui. La sua Milano si è accaparrata un bel 7+. Dopotutto chi si accontenta gode – e dannato sia Liguabue col suo “così, così”. Sulle periferie della sua città ci ha «lavorato molto». Così tanto che il numero di rapine e omicidi a Quarto Oggiaro è sceso a – soltanto – una decina. Al giorno. La sua Area C ci ha resi «una delle città più ambientali del mondo». Se non fosse per quella destra che lo boicotta e contrasta la sua politica anti-macchine sarebbe un successone. Il caro Giuliano ha fatto più di quello che ci si aspettava da lui, dicendo di essere andato «anche al di là di quelle che era il mio impegno elettorale».
Milano – grazie al suo sindaco radical-chic – «è profondamente migliorata ed è riconosciuto dappertutto. Dappertutto tranne che a Milano, ovviamente». Ovvio. Il discorso di Pisapia non fa un plissè. In fondo, quanto può essere importante il consenso della città che lo ha eletto. E poi è sempre così. «Non apprezzi mai le cose finché non le perdi». Il capoluogo meneghino rimpiangerà il suo sindaco e le sue pedalate in incognito per le periferie. Succede sempre così. «L’erba del vicino è sempre più verde» e modestamente quella di Giuliano è così verde, ma così verde che anche il sindaco di New York gli fa il filo. È andato persino in Cina il nostro sindaco. E se il popolo dagli occhi a mandorla gli ha dato ascolto chi sono le sciure meneghine per non dargli retta. Che stiano in silenzio e paghino le tasse – da lui aumentate. Quante cose ha fatto per quella città tutta sgangherata che gli avevano lasciato tra le mani. Perché bisogna anche tener conto che Milano gli è arrivata «in una certa situazione ». Lui ha fatto ciò che poteva e – lo dice anche il Sole 24 Ore – ha fatto anche di più. Giusto in tempo per l’Expo 2015 avremo ben tre fermate della nuova linea metropolitana. Un altro meno competente ne avrebbe inaugurate solo due, ma Giuliano è un tipo a cui piace strafare. Lo chiamano burattino quel povero sindaco arancione che porta alto il nostro nome. Per lui vengono riciclati gli stornelli dedicati a Giovanni – re fasullo – di Inghilterra. Ma lui non ascolta le critiche interne. Guarda le cose «le cose dall’esterno con le valutazioni nazionali e internazionali». Che basarsi sulle opinioni dell’opposizione o, ancor più democraticamente, dei suoi cittadini non se la sente. Non vuole «dare un giudizio interno». Gli articoli di giornali e i bigliettini di congratulazioni dei parenti danno forma ad un “bilancio di metà mandato” molto più efficace. Un bilancio che lo faccia dormire la notte e che possa convincere qualcuno – magari o soprattutto qualcuno di quei meneghini ingrati – che qualcosa di buono lo ha combinato pure lui. Chi si accontenta gode – e Pisapia è così disperato per una pacca sulla spalla che gli andrebbe anche bene l’aggiunta di un “così, così”.

Nessun commento:

Posta un commento