mercoledì 11 dicembre 2013

Fondi Ue: 32 miliardi all’Italia, ben 22 andranno a 4 Regioni del Sud

“lindipendenza.com 11.12.2013”

Centodiciassette miliardi di euro per riuscire a superare «la crisi più pesante che ha investito l’Italia dal dopoguerra e che ha aggravato i problemi di coesione territoriale»: è una missione  per certi versi impossibile, quella che il ministro per la Coesione Territoriale, Carlo Trigilia, ha assegnato oggi, da Palazzo Chigi, alla nuova programmazione di fondi europei 2014-2020. Presentando l’accordo di partenariato, che definisce l’allocazione delle risorse messe a disposizione da Bruxelles, il ministro ha esortato a non perdere la bussola sulla scelta di pochi obiettivi, concentrando quindi l’attenzione su un numero ristretto di progetti. E, badando al sodo, ha ricordato che l’obiettivo 3 prevede lo stanziamento di 4,8 miliardi per la competitività delle pmi, di cui 3,6 per le Regioni meno sviluppate.
Nella sostanza l’Italia riceverà risorse comunitarie pari a 32,268 miliardi di euro, di cui 7,7 miliardi per le regioni più sviluppate, 1,1 miliardi per le Regioni in transizione (Abruzzo, Basilicata, Molise e Sardegna) e 22,3 miliardi per quelle meno sviluppate (Calabria, Campania, Sicilia e Puglia). Ai 32 miliardi di Bruxelles dovrà poi essere aggiunta una quota di pari entità per il cofinanziamento nazionale (preventivato nella legge di stabilità in 24 miliardi) e la quota di cofinanziamento di fonte regionale da destinare ai Por (30% del cofinanziamento totale del programma). Il lungo elenco delle voci tematiche previste dalla nuova programmazione (anche se bisognerà aspettare il nulla osta da parte della Commissione europea a cui ieri è stata inviata), prevede tra l’altro: 3,19 miliardi per la ricerca, lo sviluppo tecnologico e l’innovazione (di cui quasi 2 alle Regioni meno sviluppate); 4 miliardi per la mobilità dei lavoratori (di cui 2,4 per le Regioni meno sviluppate); 4 miliardi per l’istruzione (2,5) e 3,1 miliardi per la riduzione delle emissioni di carbonio. Tuttavia, ha chiarito Trigilia, «una parte rilevante delle risorse, circa il 60%, dovrebbe essere destinata ai Ministeri, quindi con un aumento del 10% rispetto al 50% della passata programmazione».


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