mercoledì 13 novembre 2013

VAFFANTUC


“Matteo Borghi"
“lintraprendente.it 13.11.2013”

La Tarsu è durata 19 anni, la Tia 15, la Tares un anno e la Trise, che doveva comprendere servizi e rifiuti, nemmeno un giorno. Tempo qualche settimana in cui il suo spauracchio ha monopolizzato le pagine dei giornali, i legislatori (o meglio i tecnici del ministero dell’Economia che propongono le leggi) han già infatti partorito un altro nome per la stangata fiscale sul domicilio: si tratta della Tuc, che sta per Tributo unico comunale. Una nuova imposta che, stando a quanto trapela dalle nuove proposte per la legge di stabilità, dovrebbe sostituire, per la componente immobiliare, l’imposta sul reddito delle persone fisiche, le addizionali per i beni non locati e ovviamente l’imposta sugli immobili. Di fatto la nuova tassa diventerà un collettore di tutti i tributi comunali.
Non certo una buona notizia se consideriamo che accorpare le tasse è uno dei metodi che lo Stato usa per rapinarci: il calcolo del tributo diventa più complesso e quindi anche i ricorsi, nel caso di irregolarità, più difficili. Senza contare che la nuova imposta sarà certamente, nel complesso, più salata delle precedenti. A dircelo non è solo l’esperienza (quando tecnici e larghe intese metton mano alle tasse è solo per aumentarcele) ma anche una serie di considerazioni economiche sulla manovra. Gli emendamenti di maggior peso economico prevedono: no tax area per i redditi fino ai 12mila euro (bipartisan), riduzione del cuneo fiscale fino a un massimo di 200 euro l’anno per i redditi fino ai 30mila euro (proposta Pd), bilanciate dall’innalzamento – dal 20 al 22% – dell’aliquota sulle rendite finanziarie. Misure (in tutti i casi di poco conto) che difficilmente riusciranno a compensarsi fra loro, permettendo al contempo di restare nel limite del 3% del rapporto deficit/Pil. Difficile pensare che gli ammanchi di gettito fiscale vengano compensati da equivalenti tagli della spesa pubblica di cui, finora, non s’è vista neanche l’ombra. Più probabile che i soldi che escono dalla porta di casa-Stato rientrino, in men che non si dica, dalla finestra. Probabile, poi, che venga sonoramente respinta la proposta del senatore pidiellino Giuseppe Mariniello di innalzare a 5mila euro la soglia dei pagamenti in contanti. Una misura anticiclica, che permetterebbe di più semplice e veloce del denaro ostacolata – guarda caso – dal ministro Saccomanni che vorrebbe anzi abbassare drasticamente la soglia, forse addirittura a 100 euro. Peccato che l’obbligo di pagare con bancomat e carte di credito ci renda tutti soggetti a commissioni e balzelli vari che avvantaggiano – ancora una volta guarda caso – le banche. Questo senza considerare che il limite dei mille euro (999,99 per essere precisi, per mille tondi è già d’obbligo il pagamento elettronico) è il più basso d’Europa. Con questi presupposti stentiamo a credere che la legge di stabilità una volta approvata – ci vorrà parecchio tempo per smaltire i 3.093 emendamenti presentati dai vari gruppi – porterà benefici sul nostro portafoglio. Più facile che ce lo ritroveremo ancora alleggerito. Quindi sintetizziamo il nostro commento in una parola: VAFFANTUC.

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