“La Padania 27.11.2013”
E’ Dario
Franceschini ad annunciare in Aula la fiducia del Governo alla legge di
stabilità. Il testo, in verità, ancora non c'è. Arriverà solo molto più tardi,
e sebbene sembri quasi incredibile, è ancora peggiore di quello originale che
pure di vergogne ne aveva parecchie come le nuove risorse per l'eterna
incompiuta Salerno Reggio Calabria (340 milioni di euro) oppure i fondi per i
lavoratori di Palermo e Napoli (99 milioni) e per quelli calabresi (10
milioni). Nel testo che il governo porta nell'aula del Senato c'è davvero d i
tutto. E i conti non tornano. Norme senza copertura, tabelle inesistenti. Una
vergogna. Per tutto il giorno, però, i membri della maggioranza vantano le nuove
norme. La prima è il reddito minimo d' inserimento. Sembra quasi una marchetta
ai cinque stelle, una prova di dialogo per una nuova maggioranza? Secondo
indiscrezioni il governo vorrebbe utilizzare il contributo di solidarietà sulle
pensioni d'oro dai 90mila euro in su per finanziare un fondo di contrasto alla
povertà.
Con questo fondo dovrebbe essere finanziata la misura sul reddito minimo di inserimento. Una storia tutta da verificare visto che in commissione lo stesso Governo ha ritirato l'emendamento sulle pensioni d'oro. Per il sostegno di inclusione sociale in ogni caso saranno previsti 40 milioni l'anno per i prossimi tre anni, ovvero 120 milioni in tutto. Di sicuro ci saranno 370 milioni per l'immigrazione, fondi che dovrebbero servire a evitare le tragedie come quelle di Lampedusa. Ma anche questo è un capitolo tutto da verificare. Di sicuro arriveranno nuove tasse, seppure mascherate. E' il caso della nuova lmu che dopo l'ennesima capriola cambia pure nome. Si chiamerà Iuc, imposta un ~ca comunale, e sarà sempre divisa nelle due componenti: la prima relativa alla raccolta dei rifiuti, la seconda su i servizi indivisibili. Non dovrebbe essere pagata sulla prima casa, purché non di lusso. Ci vorrà tempo per capire quali saranno gli effetti redistributivi della Iuc e cosa cambia rispetto all'lmu. Per ora governo e maggioranza dicono, appunto, di aver reso esenti tutte le abitazioni principali, eccetto prime case di lusso, di pregio artistico o storico. Testi non ce ne sono ma da quel che emerge l'imposizione sulla casa assume contorni ancora più federalisti: toccherà ai sindaci decidere quali tipologie di nuclei familiari rendere esenti dal versamento dell' imposta sulla prima casa. Ovunque comunque regna il Caos. Nessuna traccia, invece, delle spiagge nel maxiemendamento. Secondo quanto si apprende da fonti di governo, nell'ultimo testo non si farebbe alcun riferimento alle questioni balneari. Nel libro delle favole, il governo mette sul piatto altri 200 milioni di euro per la deducibilità ai fini Ires dei capannoni industriali, da aggiungere ai 500 milioni di detrazioni per la prima casa, per un totale di 700 milioni. Tutti soldi tolti al Nord? E' un' ipotesi più che probabile. C'è da giurarci che nelle pieghe sono rimaste tutte le marchette. A partire dall'incremento dei fondi Fas, per l'80 per cento al Sud, oltre un miliardo di euro, o dal completamento delle opere pubbliche per il mezzogiorno (150 milioni di euro). Nell 'elenco delle lunghe spese ci sono anche «gli impegni indifferibili per l'organizzazione della presidenza Italia all'Ue» ovvero 68 milioni di euro in due anni ma anche 5 milioni di euro per il finanziamento per combattere il batterio ulivi Xylella Fastidiosa (presente in Puglia) o le risorse per tutelare la lingua slovena in Italia, poco più di 10 milioni di euro. Somma negata alla Lega per il referendum sull'autodeterminazione del Veneto.
Con questo fondo dovrebbe essere finanziata la misura sul reddito minimo di inserimento. Una storia tutta da verificare visto che in commissione lo stesso Governo ha ritirato l'emendamento sulle pensioni d'oro. Per il sostegno di inclusione sociale in ogni caso saranno previsti 40 milioni l'anno per i prossimi tre anni, ovvero 120 milioni in tutto. Di sicuro ci saranno 370 milioni per l'immigrazione, fondi che dovrebbero servire a evitare le tragedie come quelle di Lampedusa. Ma anche questo è un capitolo tutto da verificare. Di sicuro arriveranno nuove tasse, seppure mascherate. E' il caso della nuova lmu che dopo l'ennesima capriola cambia pure nome. Si chiamerà Iuc, imposta un ~ca comunale, e sarà sempre divisa nelle due componenti: la prima relativa alla raccolta dei rifiuti, la seconda su i servizi indivisibili. Non dovrebbe essere pagata sulla prima casa, purché non di lusso. Ci vorrà tempo per capire quali saranno gli effetti redistributivi della Iuc e cosa cambia rispetto all'lmu. Per ora governo e maggioranza dicono, appunto, di aver reso esenti tutte le abitazioni principali, eccetto prime case di lusso, di pregio artistico o storico. Testi non ce ne sono ma da quel che emerge l'imposizione sulla casa assume contorni ancora più federalisti: toccherà ai sindaci decidere quali tipologie di nuclei familiari rendere esenti dal versamento dell' imposta sulla prima casa. Ovunque comunque regna il Caos. Nessuna traccia, invece, delle spiagge nel maxiemendamento. Secondo quanto si apprende da fonti di governo, nell'ultimo testo non si farebbe alcun riferimento alle questioni balneari. Nel libro delle favole, il governo mette sul piatto altri 200 milioni di euro per la deducibilità ai fini Ires dei capannoni industriali, da aggiungere ai 500 milioni di detrazioni per la prima casa, per un totale di 700 milioni. Tutti soldi tolti al Nord? E' un' ipotesi più che probabile. C'è da giurarci che nelle pieghe sono rimaste tutte le marchette. A partire dall'incremento dei fondi Fas, per l'80 per cento al Sud, oltre un miliardo di euro, o dal completamento delle opere pubbliche per il mezzogiorno (150 milioni di euro). Nell 'elenco delle lunghe spese ci sono anche «gli impegni indifferibili per l'organizzazione della presidenza Italia all'Ue» ovvero 68 milioni di euro in due anni ma anche 5 milioni di euro per il finanziamento per combattere il batterio ulivi Xylella Fastidiosa (presente in Puglia) o le risorse per tutelare la lingua slovena in Italia, poco più di 10 milioni di euro. Somma negata alla Lega per il referendum sull'autodeterminazione del Veneto.

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