lunedì 18 novembre 2013

L’UNGHERIA SFIDA L’FMI e l'egemonia delle banche


“Gianluca Savoini”
“La Padania 18.11.2013”

Chiudendo i lavori del 25° congresso del partito Fidesz-Unione Civica Ungherese, il primo ministro Viktor Orban ha dichiarato: •Dobbiamo prepararci all' inevitabile attacco contro di noi da parte dei grandi banchieri e dei grandi monopoli internazionali, nonché dei loro potenti sostenitori, come i burocrati di Bruxelles e i loro valletti•. Eppure, fino a pochi anni fa, Orban non era malvisto da certi ambienti internazionali che oggi invece lo avversano con tutte le forze. Lui stesso, da giovane e brillante studente, nell'Ungheria ancora comunista di fine anni Ottanta, venne beneficiato di una borsa di studio della influente "Fondazione Soros" (George Soros è quel magnate abilissimo nelle speculazioni internazionali e fu protagonista anche da noi, in piena Tangentopoli, mentre s i stava assestando il colpo di grazia alla lira). A soli 35 anni, nel 1998, Orban diventa primo ministro e un anno dopo l'Ungheria aderisce alla Nato.
Finito il suo mandato, Orban resta all'opposizione, cominciando però ad iniettare nel suo partito importanti dosi di populismo nazionalista. Viene rieletto Presidente dell'Ungheria il 29 maggio 2010. Ma la data fondamentale del "nuovo Orban" è quella del 18 aprile 2011, quando il parlamento di Budapest approva la nuova Costituzione, da lui fortemente voluta, chiamata "Legge fondamentale dell'Ungheria", che entra in vigore l'1 gennaio del 2012 e viene immediatamente definita conservatrice e nazionalista (in alcuni casi anche xenofoba) da influenti media occidentali e dagli oppositori interni. In politica estera Orban aveva peraltro già cominciato ad affrancarsi in maniera decisa dalla tutela di Washington e di Bruxelles per avvicinarsi invece alla Russia, alla Cina e all'Iran. «Noi europei abbiamo bisogno di una stretta alleanza con i russi•, ha dichiarato più volte il premier ungherese. Uno stretto giro di vite contro i rom sta caratterizzando la sua politica interna in materia di sicurezza e di ordine pubblico (con inevitabili piagnistei provenienti dalle sinistre europee). Per non parlare della concezione della famiglia, basata secondo la nuova Costituzione dall'unione di un uomo e di una donna, tagliando fuor i quindi qualsiasi apertura agli omosessuali. Ma la grande sfida di Orban è andata a colpire addirittura (udite, udite!) il Fondo monetario  internazionale. Nel novembre del 2011 il presidente d'Ungheria sottolinea che qualsiasi accordo con il Fmi •non potrà in alcun caso portare alla limitazione della sovranità economica ungherese, perché noi siamo un paese in grado di autofinanziarsi•. L'epoca dell'"amico Orban" è perciò definitivamente tramontata nei circoli finanziari internazionali. Stati Uniti e Unione europea ora parlano senza mezzi termini di "deriva autoritaria" e chiedono il ritiro della nuova Costituzione. Ma il presidente non si cura di simili accuse e tira diritto, applicando drastiche misure di risanamento interno: ha ridotto del 5 per cento il numero dei funzionari ministeriali; ha respinto le richieste-capestro del Fondo monetario; ha diminuito il deficit pubblico, tassando le grandi imprese. Un recente sondaggio segnala che il 48 per cento della popolazione ungherese lo sostiene, a fronte di un 18 per cento che guarda ai socialisti e un 15 al partito ultranazionalista Jobbik, spesso utilizzato all'estero per descrivere un clima parafascista che serpeggerebbe in territorio magiaro e che sarebbe tollerato dall'amministrazione Orban. Ma il "pericolo sciovinista" è un falso obiettivo, che semmai serve da pretesto per orchestrare certe campagne di stampa, anche se la comunità ebraica ungherese, assai influente, si dice seriamente preoccupata per i rigurgiti di antisemitismo. Quello che inquieta i circoli finanziari è però ben altro. Lo hanno dimostrato le dimissioni, presentate l'8 aprile scorso, dalla vicepresidente della Banca centrale ungherese, Julia Kiraly, per protestare contro le  politiche di Orban che, a suo dire, •riducono la banca centrale al ruolo di banco posta•. Il premier non ha battuto ciglio, mentre l'economista Zoltan Arokzsallasi ha definito impietosamente la signora Kiraly come “l'ultimo dei Mohicani”. Si arriva al 25 agosto scorso, quando Orban dichiara direttamente ai funzionari del Fmi con grande enfasi che •l'Ungheria non ha più bisogno dell'assistenza del Fondo monetario internazionale•. I suoi più stretti collaboratori aggiungono che finalmente Budapest non dovrà più sottostare ai ricatti dei grandi cartelli bancari internazionali. •Il tempo della  sottomissione agli interessi usurari della grandi banche centrali private per gli ungheresi è finito!•: è sempre Orban che parla. I risultati si vedono, nonostante certi articoli e reportage propagandistici di segno contrario tentino di intorbidare le acque: il tasso di inflazione in Ungheria ha infatti raggiunto i suoi minimi storici (1,3 per cento) senza alcun aiuto da parte della Bee e del Fmi. Un fatto clamoroso e impensabile nell'Europa occidentale. •Persino Eurostat, l'agenzia statistica ufficiale dell'Ue - annuncia "prorussia.tv" -, non può che constatare la fine della recessione in Ungheria. Al contrario, la ripresa economica è prevista già per la fine dell'anno•. Alla faccia di una "zona euro" sempre più disastrata e lontana dal risolvere i problemi economici e occupazionali di una sempre più larga fetta di popolazione europea.

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