martedì 5 novembre 2013

Facciamo causa ai napoletani

"lintraprendente.it 05.11.2013"

E no, napoletani, siamo noi a fare causa a voi. Per i vostri rifiuti tossici (e no), che forse sono pure i nostri ma il traffico che infesta (anche) il Settentrione è roba che ha un’etichetta di provenienza. E il fatto che qui si dica e creda che i mali siano nazionali e vadano risolti da Nazione, che la ‘Ndrangheta bisogna venire ad eliminarvela è un discorso, che questo vi esenti da responsabilità è utopistico. Perché il pattume sarà «(anche) del Nord», come scrive un collega di Repubblica, ma l’antropologia dei territori conta e deve contare. E no, campani. Ora qui si esce e, per iniziare, si fa la scorta di passata Pomì. L’azienda che non vi ha fatto torto, che ha solo, com’è in suo pieno diritto, specificato di usare esclusivamente pomodori prodotti nella Pianura padana.
Il sottinteso è che sì, voleva smarcarsi e ribadire ai consumatori che nel suo caso il rischio contaminazione non sussiste, perché è un’impresa e di nome e credibilità vive. Perché i terreni campani sono zeppi di rifiuti e vanno bonificati e sì, come sottolineato a più riprese le coltivazioni fino a oggi verificate sono state giudicate esenti da inquinamento di sorta. E sono buone notizie. “Solo qui. Solo Pomì”, non c’è offesa, torto, danno o beffa. E noi usciamo e ne compriamo tonnellate, oggi, di Pomì. Perché il «razzismo industriale» non è della ditta lombarda, piuttosto è l’assessore all’Agricoltura della regione Campania, Daniela Nugnes, che non esclude «di chiedere i danni», a dover fare marcia indietro. No, assessore, siamo noi a chiedere i danni a voi, alla Campania, se la mette su questo piano. Chiediamo i danni per aver lasciato prosperasse quel cancro che ora impesta l’Europa, quel nucleo di criminalità organizzata che fa tremare un intero continente. Vi chiediamo i danni perché da voi le regole non valgono, o perlomeno sono malleabili mentre qui ci massacrano di multe per un cavillo. Facciamo causa ai napoletani perché non sono stati in grado di ribellarsi all’inedia, alle ruberie, all’incapacità politica e da vittime sono diventati complici di chi sta distruggendo una città che resta un incanto. Non per merito loro, irrispettosi troppo spesso della loro stessa storia. Trasciniamo in tribunale una regione che campa di assistenzialismo, che contribuisce a rubare ai lombardi la metà delle tasse che versano. Si chiama rapina fiscale, giusto per dire. Siamo noi a chiedere i danni ai campani perché devastano la nostra immagine internazionale, già zoppicante, ché se da quelle parti passa per sbaglio un turista c’è da scommettere che torni a casa con qualche pezzo in meno. Facciamo causa ai napoletani perché a loro non possiamo perdonare un sacco di cose. Perché con loro siamo infuriati. Perché cedono alle furberie e tra loro ci sono persone oneste, lavoratori, che per queste ragioni soffrono e faticano di più e non alzano la voce. Perché hanno votato male e quel voto gli si ritorcerà contro. Facciamo causa ai campani perché i loro debiti li pagheremo noi, sempre, oggi più che mai. Oggi che i lombardi non ce la fanno proprio più. Facciamo causa ai napoletani perché l’indigenza è tra loro e non la cacci, non ce la fai, perché le rivoluzioni passano dai popoli e quello locale evidentemente è sopito. Facciamo causa ai campani perché potrebbero essere tutto, ché hanno la meraviglia, le delizie e lo spirito e sono sempre solo una cambiale. E per questo dovrebbero inferocirsi con loro stessi. Le armi le hanno in casa, per lottare il niente che li ha colpiti. Il fatto che preferiscano prendersela con un’azienda rea di aver annunciato «noi usiamo solo pomodori lombardi» è la dimostrazione che non cambieranno le cose, che non cambierà la Campania. E, allora, caro assessore Nugnes, sappia che il suo stipendio lo pagano questi lombardi. Lo paga quell’azienda lì, con la gentile collaborazione di piemontesi, veneti, friulani, liguri, emiliani, toscani, valdostani e pochi, pochissimi altri. Si ricordi, quindi, Assessore, che eventualmente è il Nord a poter far causa a voi. E ora compriamo Pomì e la finiamo qui per non dire peggio.

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