martedì 22 ottobre 2013

Sanità in ginocchio, 1,250 miliardi di tagli ALLARME SOCIALE


“Simone Boiocchi”
“La Padania 22.10.2013”

Imbarazzante è dir poco. Anzi, a ben guardare, la sensazione che si prova è di rabbia mista a incredulità. Da una parte il Paese, reale, quello che ogni mattina si alza presto, che va a dormire stanco, che lavora e produce. Dall'altra il sistema politico. Quello, per dirla alla Guccini maniera, dei "politici rampanti che avete spesso fatto del qualunquismo un'arte". Quelli che dicono una cosa alla mattina e che ora di sera hanno già cambiato idea tre volte. Badate bene, non per fare l'interesse della Penisola, ma solo ed esclusivamente il loro. E così questa volta a fare innervosire è la falsa promessa del centrosinistra di non mettere mano al sistema sanitario. «Nessun taglio alla Sanità», avevano detto a più riprese ministri, viceministri, sottosegretari ... e altri auto-blu muniti. Oggi, invece, si scopre il contrario. Si alza il velo di ipocrisia che copriva i documenti e... "carta canta".
Si scopre, ad esempio, che per effetto delle norme sul pubblico impiego - tra cui il personale dipendente e convenzionato del Ssn – il Fondo sanitario cala di 1,150 miliardi nel biennio 2015-2016. Tutto scritto nero su bianco al comma 21 dell'articolo 11 (Razionalizzazione della spesa nel pubblico impiego) della legge di stabilità, che oggi inizia il suo iter al Senato. "Per effetto delle disposizioni di cu i ai commi 1, 2, 3, 4 e 5 il livello del finanziamento del Servizio sanitario nazionale cui concorre ordinariamente lo Stato - si legge nel testo - è ridotto di 540 milioni di euro per l'anno 2015 e 610 milioni di euro a decorrere dall'anno 2016. La predetta riduzione è ripartita tra le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano secondo criteri e modalità proposti in sede di autocoordinamento dalle regioni e province autonome di Trento e Bolzano medesime, da recepire, in sede di espressione dell'intesa sancita dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano per la ripartizione del fabbisogno sanitario nazionale standard, entro il 30 giugno 2014". E non occorre essere dei luminari in economia o in matematica per comprendere che il termine "riduzione" equivale a "tagli". Ma come? Tagli, aveva promesso il governo, non ce ne sarebbero stati! Balle! Il taglio va a colpire pesantemente, in maniera lineare, medici e operatori del Servizio Sanitario Nazionale. Ben inteso, non i pazienti, che potranno continuare a recarsi negli ospedali e nelle strutture convenzionate, dove però le "riduzioni" avranno fatto il loro effetto e quindi, a meno che i pazienti non siano in grado di curarsi da soli, avranno ricadute su tutti o almeno, quasi su tutti: falsi invalidi e affini troveranno - ne siamo certi - il modo per continuare a fare quello che hanno sempre fatto alle spalle di altri. Intanto, mentre il presidente della Commissione  lavoro del Senato, Maurizio Sacconi, assicura che «il prelievo straordinario di solidarietà sulle pensioni può agire solo su quelle percepite prima del - e fino al - compimento del sessantasettesimo anno di età in modo da concorrere all'equilibrio del sistema», il Pd continua a vivere su un mondo a parte. «Per la prima volta - dichiara Matteo Colaninno, deputato Pd e responsabile Economia del partito -, con il governo di Enrico Letta, si comincia dopo molto tempo a restituire risorse alle famiglie e alle imprese». Mah, forse ha letto male la legge... Incredibile anche l'intervento del premier: «la prima cosa è quella di stilare le priorità e dire chi comanda». Come a dire che le priorità sono altre, forse il futuro delle banche amiche del Pd, ma non certo la sanità...





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