giovedì 10 ottobre 2013

Salvini: chi vuole aprire le galere sarà COMPLICE dei nuovi delitti


“Andrea Ballarin”
“La Padania 10.10.2013”

Ma come può il presidente di una Repubblica che si definisce democratica invocare l'apertura delle celle e la messa in libertà di delinquenti patentati, ritenendo pure vergognoso il fatto di non averlo già fatto da tempo? Al Capo dello Stato, una risposta, a stretto giro di post, gliel'ha data il segretario nazionale della Lega Lombarda, Matteo Salvini, il quale sul proprio profilo facebook ha scritto testualmente, riferendosi a Giorgio Napolitano: «Chi spalanca le porte delle GALERE si rende COMPLICE dei nuovi delitti! Napolitano, hai rotto...». Amen. L'esponente leghista ha, poi, articolato il suo ragionamento in un'intervista concessa ad affaritaliani.it:
«Ho guardato due numeri - spiega il vicesegretario federale del Carroccio - l'indulto del 2006 fece uscire 25mila delinquenti, un gentile omaggio e solo la Lega votò contro. Bene, dopo i primi sei mesi di questi 25mila quasi 3mila sono tornati dentro. Chi apre le porte delle galere lo fa sapendo di rimettere in libertà gente che poi ci ritorna. La percentuale di recidiva è infatti quasi del 70%. Quindi, chiunque parla di indulto o amnistia si rende complice di nuovi furti, rapine, violenze, aggressioni e omicidi». «Vedrei bene invece - sostiene Salvini - il lavoro obbligatorio per tutti i detenuti, così ripagano le spese, e l'espulsione nei loro Paesi dei detenuti stranieri».  Commenta la proposta di Napolitano anche il deputato leghista Nicola Molteni: «Indulto e amnistia - evidenzia l'esponente del Carroccio - sono una resa incondizionata dello Stato di fronte alla criminalità. Ventiquattromila detenuti in libertà sarebbero un colpo mortale alla sicurezza dei cittadini onesti. Questa proposta è un film che abbiamo già visto nel 2006 con il governo Prodi. La Lega Nord era contraria allora ed è contraria anche oggi». Le prese di posizione di Salvini e Molteni si  inseriscono nella polemica furibonda scoppiata tra Napolitano e il Movimento 5 Stelle un secondo dopo che lo stesso inquilino del Quirinale aveva "aperto" alla possibilità di fare ricorso ad amnistia e indulto per svuotare le intasate carceri peninsulari. Lo scontro tra grillini e Napolitano è stato durissimo, con i primi ad accusare il Capo dello Stato di sostenere un provvedimento meditato per salvare Silvio Berlusconi dalla vicenda intricatissima nella quale si è cacciato, il secondo a perdere le staffe (e l'imparzialità imposta dal ruolo rivestito) sbottando con un infelice: «Chi lo dice se ne frega del Paese».  Polemica che non ha accennato a placarsi nemmeno ieri perché Beppe Grillo è tornato sulla vicenda accusando il Colle di non essere per nulla super-partes scatenando, così, una ridda di commenti (compresi decine di insulti) sul suo blog contro il presidente. In soccorso di Napolitano sono arrivati in molti, primo fra tutti il segretario del Pd, Guglielmo Epifani: «La commistione con le vicende di Berlusconi riguardo al messaggio del presidente Napolitano alle Camere non ha nessun senso - ha sottolineato - non c'entra per adesso e non c'entrerà in futuro». A bacchettare il Colle, al contrario, anche il sindaco di Verona, vicesegretario federale del Carroccio, Flavio Tosi: «Credo che la posizione espressa dal nostro presidente della Repubblica non sia in questo caso condivisibile», ha dichiarato. Più che seguire la via dell'indulto o dell'amnistia, per risolvere il problema del sovraffollamento «la via da percorrere - ha aggiunto Tosi - è quella di modificare strutturalmente il sistema carcerario». E anche Luca Zaia non condivide la posizione del Capo dello Stato: «Le due soluzioni - ha detto - sono svuotare le carceri o fame di nuove; io sono per quest'ultima soluzione». «Siamo tutti disponibili - ha proseguito -a finanziare nuove carceri perché chi commette reati deve essere punito e rieducato non per strada», perché «Se da un lato c'è chi ha commesso il reato - ha concluso Zaia - dall'altro c'è chi l'ha subito ed in questa fase ci stiamo dimenticando di questi ultimi». 

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