venerdì 18 ottobre 2013

Quei centri sociali che sequestrano le città del Nord

"Simona Sidoti "
“lintraprendente.it  18.10.2013”

Nel 2012 Genova s’è vantata di essere la prima città ad aver dato vita a un’associazione dei centri sociali riconosciuta ufficialmente dal Comune. D’altro canto è lo stesso luogo in cui alcune aree vengono dichiaratamente lasciate in stato di abbandono per non disturbare chi delle regole sociali non vuol sapere (tra gli altri casi, quello dei lavori della metropolitana in stallo perché evidentemente sarebbe da insensibili esigere che i cittadini godano del progresso). La lista dei luoghi occupati, degli angoli ostaggio di pochi, è lunga e attraversa tutto il Nord. Le stramberie vogliono che chi punta il dito sugli evasori (veri o presunti) non sembri disturbato dal fatto che chi occupa, chi disconosce uno Stato (per carità ingombrante,
ma per faccende differenti da quelle sventolate), non paghi tasse, non rispetti la proprietà privata, l’autorevolezza degli enti locali né la dignità della polizia, che spesso e volentieri, se va bene, insulta. Singhiozzi di illogica quotidianità italiana. In rete ti capita di inciampare nella lista “incompleta e non ufficiale di realtà autogestite e centri sociali”. L’elenco si divide tra occupazioni in corso, strutture sgomberate, e altre di cui poco si capisce (non essendo esattamente “attività” legalizzate, tenere il passo non è uno scherzo). Scherzare per scherzare, eccone alcune, per intenderci: ad Alessandria (Piemonte) ci sono Forte Guercio Occupato e Subbuglio. Toscana: Arezzo vanta l’Antinebbia, Empoli (questo è il migliore, ché sapessero cos’è quella guerra forse…) l’Intifada; in casa Renzi giocano, tra gli altri, il Centro Popolare Autogestito Firenze Sud e l’ex Emerson. In Veneto, a Belluno, si può visitare il (la? Mah) Cayennautogestita, sparse per la regione (Treviso ne sa qualcosa) le mete “sociali” poi non mancano. In Lombardia, Milano fa schizzare in su i parametri: Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa, Micene, Circolo dei Malfattori, La Cueva, O.R.So., COA T28, CSA Vittoria, Cascina Autogestita Torchiera, Garigliano Social Club, CSA Cox 18, Leoncavallo, Deposito Bulk, Pergola_Move e Reload, Shesquat, Squott, Csoa Garibaldi, Cantiere Studentesco, Casa Loca, Malamanera Bovisa Squat, Zam, Macao. Bergamo si difende con il Paci’ Paciana e Brescia annovera Magazzino 47. Si continua con Cremona: Dordoni e Kavarna Pozor Pivo. Bologna si difende con Atlantide, il Circolo Anarchico Berneri, il Lazzaretto, Livello 57 e Teatro polivalente occupato. In Emilia, a Ferrara, peschi c’è Dazdramir. A Torino sono tanti, come a Venezia, e il Friuli fa la sua parte. Il noioso elenco potrebbe andare avanti ancora per molto, anche perché pubblicato per difetto. Con i dovuti distinguo, nei nomi sopra indicati trovate occupazioni, proteste “colorite” e vicinanza ai No Tav. Non sempre, non si può generalizzare. Per carità. Comunque la si veda, qualsiasi postilla vogliate aggiungere alla fotografia riportata, resta il fatto che parliamo di quello che la sinistra insegna essere un serbatoio importante di voti. Un serbatoio che deve fare specie. Quello che si dichiara contro la norma, che occupa e inneggia a un’anarchia di cui probabilmente non conosce il senso. Si tratta di fatto di realtà (pressoché sempre illegali) che non si può più fingere di ignorare. Quelle che crescono e con cui le amministrazioni non possono continuare a fare le tenere. Salvo non scelgano di dichiarare apertamente di non voler governare. E in alcuni casi non neghiamo che sarebbe un bene.


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