mercoledì 23 ottobre 2013

Per Pisapia con 1200 euro sei benestante. E quindi (tar)tassabile

"Marianna Baroli"
“lintraprendente.it 23.10.2013”


Per il sindaco di Milano e la sua giunta essere benestanti significa guadagnare 1200 euro al mese. Quello che è uno stipendio “normale”, sotto la Madonnina viene considerato un privilegio tanto da doverci pagare salatissime tasse. L’ultima stangata che taglia le gambe e le tasche già vuote dei milanesi si chiama Irpef. Addizionale allo 0,8% e una soglia di esenzione fissata a 21 mila euro, un’impostazione da cui discende che con uno stipendio di 1200 euro al mese l’Irpef si paga eccome. La modifica del primo progetto presentato dalla giunta (e che prevedeva una soglia di esenzione fissata a 15 mila euro e uno scaglionamento di addizionali in base al reddito da 0,67 a 0,8%) è stata votata ieri in tarda serata in aula a Palazzo Marino dopo un consiglio comunale convocato ad oltranza proprio per raggiungere l’approvazione della tassa.
Ventisei i voti a favore, compreso quello del sindaco Giuliano Pisapia, e con il parere favorevole della giunta. La nuova gabella crea malcontento nell’opposizione. Per la Lega, il consigliere Igor Iezzi ha affermato che l’emendamento presentato dal centrosinistra e approvato ieri è un intervento «incoerente», con cui «la maggioranza penalizza le famiglie che hanno più bisogno invece che soccorrerle». Contrario anche il centrista Manfredi Palmeri che sottolinea come questo emendamento «peggiora la situazione invece che migliorarla: chi ha 22mila euro di reddito pagherà di più di quanto avrebbe fatto se si fosse mantenuta com’era la delibera di giunta. E chi guadagna 30mila euro sarà più penalizzato di chi ne guadagna 300mila». Si tratta invece «di scelte» per il capogruppo del Pd Lamberto Bertolè. «Abbiamo valutato attentamente e scelto di alzare l’esenzione invece che agire sulle aliquote» ha continuato il piddino Bertolè «se i Comuni avessero maggiore autonomia fiscale, potremmo fare una operazione di progressività vera e forte». Per Patrizia Quartieri di Sel «la metà dei milanesi continuerà a non doverla pagare, nonostante il momento difficile che i Comuni stanno vivendo. Milano con i suoi 21 mila euro continua ad avere la soglia di esenzione più alta staccando tutte le altre grandi città dove spesso nessuno è esentato. Con questo emendamento la maggioranza ha consentito rispetto alla proposta della giunta di esentare altri 150mila cittadini, rispetto alla proposta iniziale. Una riduzione del danno e una decisione presa non a cuor leggero, sotto la spada di Damocle di un pareggio di bilancio, ma con lo spirito di mantener i servizi di cui questa città ha bisogno». Ma quanto questa manovra influirà effettivamente sui cittadini? Dei 57716 contribuenti milanesi con l’attuale soglia di esenzione, a non pagare saranno 513203 cittadini, pari al 53,5% del totale. Per gli altri, si moltiplica il peso dell’imposta che porterà nelle casse del comune circa 173 milioni di euro di entrate. Per fare qualche esempio più pratico, un lavoratore con un reddito imponibile di 22mila euro ad esempio, che sul 2012 non ha versato nulla perché esente, dovrà pagare 176 euro. Si moltiplica per cinque invece il tributo per chi guadagna 34mila euro, che passa da una imposta di 52,5 euro a 272 euro, si quadruplica per chi guadagna ad esempio 54mila euro, che passa in un anno da un tributo di 112,5 euro a 432 euro, si triplica per un reddito da 75mila, passando da 215,5 a 600 euro. Diminuisce in progressione l’aumento per i redditi più alti: con un reddito da 150mila euro l’imposta sale da 740,5 euro a 1200, mentre per un reddito da 300mila euro si passa da 2175 a 2400 euro, con un aumento di 225 euro, pressoché analogo a quello che riguarda il lavoratore con reddito da 34mila euro.

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