venerdì 18 ottobre 2013

Manovra contro il Nord E la Lega si RIBELLA alla logica del DECLINO

“Simone Girardin”
“La Padania 18.10.2013”

Dire a un veneto che tra poco, grazie all'esecutivo di Roma, dovrà t ira re fuori altri soldi per una tassa che si chiama "tasi" (e "paga" che significa taci e dammi i soldi) ha il sapore di una doppia beffa. Lo sa bene Luca Zaia, governatore leghista della  Regione Veneto, boccia la manovra del governo: «Negativissima». E non poteva essere altrimenti: la pressione fiscale aumenta, altro che diminuisce; perché «quando si tolgono le detrazioni ai cittadini vuoi dire che le tasse crescono», attacca Zaia svelando il "trucchetto" del premier Letta. D'altro canto - annota - non abbiamo novità se non nuove tasse: addirittura  una sembra fatta tutta per i veneti, si chiama Tasi (quella sulle seconde case) ossia "tasi e paga". Ma quello che al presidente del Carroccio non va giù è «il fumo buttato negli occhi dei lavoratori facendo loro credere di avere risolto il problema del cuneo fiscale. Quattordici euro in più in busta paga al mese sono una presa in giro. Un lavoratore che guadagna mille euro, costa all'azienda 2.500 euro, diamoli al lavoratore questi 2.500 euro e non a Roma». Per Zaia non si scappa: «Questa nuova finanziaria sarà depressiva per l'economia perché prevede comunque ancora tagli sostanzia li e non si è agito sul cuneo fiscale,
quindi per dare più soldi in busta paga per i lavoratori, e infine la necessità di promuovere l'economia: ci sono dei dati chiari il mondo ha ricominciato a comprare auto, l'unico paese che risponde negativamente al mercato dell'auto, che decide l'economia, è l'Italia, chissà perché?». Ma una soluzione ci sarebbe anche: si chiama costi standard. «Applicarli, e son già pronti, vorrebbe dire un risparmio di 30 miliardi all'anno». Duro nelle ultime ore anche il leader leghista Roberto Maroni, preoccupato di un governo che punta a togliere risorse e competenze alle Regioni: «Una legge di stabilità che sa di beffa. Alla fine i cittadini pagheranno di più...». Idem l'altro governatore del Nord, il piemontese Roberto Cota: «Una presa in giro quando servono riforme vere». Che la manovra lasci scontenti tutti, dai pensionati ai dipendenti fino alle imprese ne è convinto anche il senatore del Carroccio bergamasco Giacomo Stucchi che non ne fa una  questione ideologica. bensì «di contenuti che non vanno» e che, in alcuni casi, «sanno di presa in giro». «Come si può parlare di riduzione del costo del lavoro con i pochi spiccioli al mese in più in busta paga, o di diminuzione della pressione fiscale con una tassazione sulla casa che reintroduce con altro nome quelle imposte che il Pdl aveva solennemente promesso ai cittadini di non far pagare più?», si domanda l'esponente leghista. Di fatto, nel caso delle seconde case, la stangata diventa persecuzione. Perché mentre Monti aveva promesso che l'Imu avrebbe compreso tutte le tasse sulla casa, «adesso Letta e company bastonano i proprietari di seconde case sfitte con Imu, Trise e, come se non bastasse, Irpef  fondiaria. Altro che inversione di tendenza» Lapidario Maurizio Fugatti, responsabile Economia e Sviluppo della Lega: «Se il governo non troverà le risorse necessarie con i tagli alla spesa, la riduzione sugli sconti fiscali sarà retroattiva a partire dal 2013, in deroga allo statuto del contribuente». Il governo? «In evidente imbarazzo di fronte alla semplicità della nostra domanda, si è rifiutato di rispondere a un'interrogazione in commissione in cui chiedevamo a quale titolo, e a fronte di quali impegni di taglio, il comune di Roma beneficerà di ulteriori 600 milioni dello Stato per coprire il proprio debito. Giocano a nascondino», è il pensiero dei deputati leghisti, Guido Guidesi e Stefano Borghesi.


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