“lintraprendente.it 29.10.2013”
“Non ce li vedo Maurizio Lupi e Angelino Alfano a fare la rivoluzione
liberale“: Igor Iezzi, coordinatore provinciale di Milano per la Lega Nord, è
deciso e non fa sconti a nessuno. “Berlusconi ci ha provato agli inizi della
sua avventura politica, derubando la Lega di molte istanze liberali, ma poi si
è arenato con alleati che a seconda della latitudine assumevano posizioni più o
meno stataliste.” Iezzi rispolvera gli anni di Gianfranco Miglio e dei
partigiani di Adam Smith e John Stuart Mill, gli anni Novanta per intenderci,
quando in via Arbe prima e in Bellerio poi i dirigenti e i militanti attingevano
a piene mani alla letteratura dei pensiero liberale. “Dobbiamo rilanciare i
temi del meno Stato e più Società che la Lega degli inizi aveva trasformato nel
suo principale cavallo di battaglia e in questo modo sono certo che
riconquisteremo molti dei voti finiti al Popolo della Libertà/Forza Italia.
Torneranno a casa, ecco, qui nel Carroccio”. Iezzi sa bene che la burocrazia e il regime fiscale sono ormai nemici giurati dei cittadini, sia impiegati sia imprenditori. E sa bene che l’incipiente spettro democristiano rischia di marginalizzare ulteriormente la Lega Nord. Un rilancio del Carroccio si rende fondamentale ora che dai cocci del Pdl si rischia seriamente l’avvento di un progetto neocentrista Alfano-Lupi-Letta (checché ne dicano ora i diretti interessati) dagli esiti nefasti per il Nord. Matteo Salvini invece alza il tiro. Il bersaglio grosso è Bruxelles che rappresenta tutto tranne il pensiero liberale, anzi “una camicia di forza che non libera le energia della società ma le imbriglia in una nuova schiavitù, in un mercato regolato dai soliti noti che massacra imprese e cittadini. Qui dove sono spariti i produttori e si parla solo di consumatori o debitori.” Una rivoluzione liberale, quella prefigurata dal Carroccio, attenta alle esigenze della comunità locale, meno ideologica e più pragmatica. “Non siamo di certo noi a tessere l’elogio del mercato fine a se stesso, ma dobbiamo saperlo dirigere verso i reali interessi dei cittadini. Siamo arrivati al punto che i decrepiti stati nazionali si son ridotti a fare da gabellieri per l’Unione europea e per contrastare Bruxelles dobbiamo smantellare gli orpelli di uno Stato borbonico, inconcludente e corporativo come le sue diramazioni: prefetture, sindacati, tribunali. Obbrobri che immobilizzano anziché far crescere e creare benessere” conclude Salvini.
Torneranno a casa, ecco, qui nel Carroccio”. Iezzi sa bene che la burocrazia e il regime fiscale sono ormai nemici giurati dei cittadini, sia impiegati sia imprenditori. E sa bene che l’incipiente spettro democristiano rischia di marginalizzare ulteriormente la Lega Nord. Un rilancio del Carroccio si rende fondamentale ora che dai cocci del Pdl si rischia seriamente l’avvento di un progetto neocentrista Alfano-Lupi-Letta (checché ne dicano ora i diretti interessati) dagli esiti nefasti per il Nord. Matteo Salvini invece alza il tiro. Il bersaglio grosso è Bruxelles che rappresenta tutto tranne il pensiero liberale, anzi “una camicia di forza che non libera le energia della società ma le imbriglia in una nuova schiavitù, in un mercato regolato dai soliti noti che massacra imprese e cittadini. Qui dove sono spariti i produttori e si parla solo di consumatori o debitori.” Una rivoluzione liberale, quella prefigurata dal Carroccio, attenta alle esigenze della comunità locale, meno ideologica e più pragmatica. “Non siamo di certo noi a tessere l’elogio del mercato fine a se stesso, ma dobbiamo saperlo dirigere verso i reali interessi dei cittadini. Siamo arrivati al punto che i decrepiti stati nazionali si son ridotti a fare da gabellieri per l’Unione europea e per contrastare Bruxelles dobbiamo smantellare gli orpelli di uno Stato borbonico, inconcludente e corporativo come le sue diramazioni: prefetture, sindacati, tribunali. Obbrobri che immobilizzano anziché far crescere e creare benessere” conclude Salvini.

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