"Giovanni Sallusti"
“lintraprendente.it 25.10.2013”
Il primo imbroglio sta nel nome. Se vuoi camuffare la realtà, del resto, il primo passo è chiamarla male, confondere i nomi e le cose, far svaporare i significati. Quello di ogni “patto” che si rispetti, ad esempio, suona più o meno: accordo tra due parti per un interesse comune, alleanza di reciproco vantaggio, mediazione su punti convergenti… Insomma, ogni “patto” che voglia essere tale deve soddisfare entrambi i suoi contraenti, e di certo non può vivere sulla negazione di uno di essi. Ecco, allora cominciamo a dire che il “Patto di stabilità” a cui sono sottoposti i Comuni italiani non è un patto, ma una prigione, una partita truccata, una rapina. Almeno, per quello che dovrebbe essere uno dei contraenti: i Comuni virtuosi. Queste entità disgraziate non solo non hanno alcun vantaggio, da questa oscenità statalista, ma ne sono calpestati quotidianamente. Nelle loro finanze, nei loro servizi, nella loro capacità di progettare il futuro e nelle vite presenti dei loro cittadini. Non ha alcuna ratio, il Patto di Stabilità, che non sia la tetra tenuta contabile di un sistema come quello italiano, così centralizzato e dirigista da andare incontro al proprio collasso senza nemmeno rendersene conto. Qualcuno, per fortuna, ha percezione dell’obbrobrio, ci costruisce un’associazione e dà vita a una grande battaglia d’idee, al seguito di uno slogan fulminante, nella sua letteralità: “Rompiamo il patto”.
Sono il sindaco di Varese e presidente dell’Anci Lombardia, Attilio Fontana, il sindaco di Chiuduno Stefano Locatelli, il sindaco di Merate Andrea Robbiani e il sindaco di Misano Gera d’Adda, Daisy Pirovano. Alcuni di loro sono organici alla Lega, l’iniziativa e la battaglia hanno l’esplicito appoggio di Matteo Salvini, che ancora una volta conferma il proprio fiuto politico, ma la campagna va oltre gli steccati partitici, e non potrebbe essere altrimenti. Perché si sta parlando di un virus che infetta il sistema-Italia, il quale abbandona e depreda scientemente la sua parte più sana per mantenere artificialmente in vita l’altra, quella improduttiva e sprecona. Ci fosse una sintesi del masochismo spalmata su un Paese, sarebbe questa. La divisione, non è questo certo luogo per genericità buoniste, è spesso geografica, territoriale, chiama in causa amministrazioni meridionali tecnicamente fallite da anni e amministrazioni lombarde, venete, emiliane, toscane sane, intelligenti, condannate all’immobilismo e all’impoverimento. Un dato solo, ineludibile. Il numero di dipendenti comunali per mille abitanti. In Lombardia la media è 6,27. Alcuni casi da altre latitudini: Comitini (Agrigento) 66,67; Baradili (Oristano) 52,63; Alì (Messina) 43,75; Buscemi (Messina) 40,91… Per chi volesse divertirsi, ma ci vuole un gran senso dell’humor nero, tutti i dati sono rintracciabili sul sito www.rompiamoilpatto.org. Dove trovate anche date e luoghi della miriade di incontri che l’associazione sta imbastendo, principalmente nel Nord Italia, per diffondere la consapevolezza di un’ingiustizia, in senso tecnico, distributivo, morale. È pieno il Nord, di Comuni che avrebbero le idee e la forza economica per aggredire la crisi, mettere mano a strade, opere, innovazione del territorio, potenziamento dei servizi. Ma non possono nemmeno pensarlo, perché ci sono da tenere in piedi tutte le Comitini d’Italia, con i loro dipendenti sognanti in pausa caffè, con il loro sbraco pubblico e con la loro insipienza privata, la loro allergia ad ogni minima dinamica di mercato. Bene, forse era aritmeticamente possibile in tempi di benessere, per quanto rimanesse orripilante in punta di alfabeto liberale. Adesso, davanti alla frana delle imprese e delle vite che le animano, il meccanismo non tiene più nemmeno calcolatrice alla mano. I ribelli gioiosi e liberali di “Rompiamo il patto” lo sanno, noi siamo con loro.
Sono il sindaco di Varese e presidente dell’Anci Lombardia, Attilio Fontana, il sindaco di Chiuduno Stefano Locatelli, il sindaco di Merate Andrea Robbiani e il sindaco di Misano Gera d’Adda, Daisy Pirovano. Alcuni di loro sono organici alla Lega, l’iniziativa e la battaglia hanno l’esplicito appoggio di Matteo Salvini, che ancora una volta conferma il proprio fiuto politico, ma la campagna va oltre gli steccati partitici, e non potrebbe essere altrimenti. Perché si sta parlando di un virus che infetta il sistema-Italia, il quale abbandona e depreda scientemente la sua parte più sana per mantenere artificialmente in vita l’altra, quella improduttiva e sprecona. Ci fosse una sintesi del masochismo spalmata su un Paese, sarebbe questa. La divisione, non è questo certo luogo per genericità buoniste, è spesso geografica, territoriale, chiama in causa amministrazioni meridionali tecnicamente fallite da anni e amministrazioni lombarde, venete, emiliane, toscane sane, intelligenti, condannate all’immobilismo e all’impoverimento. Un dato solo, ineludibile. Il numero di dipendenti comunali per mille abitanti. In Lombardia la media è 6,27. Alcuni casi da altre latitudini: Comitini (Agrigento) 66,67; Baradili (Oristano) 52,63; Alì (Messina) 43,75; Buscemi (Messina) 40,91… Per chi volesse divertirsi, ma ci vuole un gran senso dell’humor nero, tutti i dati sono rintracciabili sul sito www.rompiamoilpatto.org. Dove trovate anche date e luoghi della miriade di incontri che l’associazione sta imbastendo, principalmente nel Nord Italia, per diffondere la consapevolezza di un’ingiustizia, in senso tecnico, distributivo, morale. È pieno il Nord, di Comuni che avrebbero le idee e la forza economica per aggredire la crisi, mettere mano a strade, opere, innovazione del territorio, potenziamento dei servizi. Ma non possono nemmeno pensarlo, perché ci sono da tenere in piedi tutte le Comitini d’Italia, con i loro dipendenti sognanti in pausa caffè, con il loro sbraco pubblico e con la loro insipienza privata, la loro allergia ad ogni minima dinamica di mercato. Bene, forse era aritmeticamente possibile in tempi di benessere, per quanto rimanesse orripilante in punta di alfabeto liberale. Adesso, davanti alla frana delle imprese e delle vite che le animano, il meccanismo non tiene più nemmeno calcolatrice alla mano. I ribelli gioiosi e liberali di “Rompiamo il patto” lo sanno, noi siamo con loro.

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