“Simone Girardin”
“La Padania 01.10.2013”
Letta? «Cercherà
di prendere qualche transfuga, come già successo con Prodi, per
attaccamento alla poltrona invece che al bene del Paese». A parlare è il leader
della Lega, Roberto Maroni che sente puzza dell'ennesimo inciucio
romano. Tradotto: al via la campagna acquisti tra gli altri partiti nella
speranza di riuscire a «fare un Letta bis». Quella del segretario federale del
Carroccio non è una supposizione, bensì una certezza. E lo fa capire
senza troppi giri di parole a margine della cerimonia per il patrono della
Polizia di Stato, San Michele Arcangelo: «Una cosa è certa: è finito il governo
Letta, prendiamo atto di questo. La decisione del Pdl di togliere la fiducia è
chiara, poi vedremo cosa succederà». In ogni caso, evidenzia Maroni, «il nostro
obiettivo era far cadere il governo Letta, ci siamo riusciti, adesso vediamo
cosa succede.
Non c'è più bisogno di presentare le dimissioni perché
l'obiettivo è stato raggiunto. Il governo di larghe intese non ha funzionato».
Anzi - rincara il governatore leghista - «ha danneggiato il Nord ed è un bene
che sia finita questa esperienza». Poi un messaggio al Pdl: «Sento scricchiolii
forti al loro interno. So che c'è la riunione del gruppo, vediamo quello che
succede, certo è che la Lega è compatta». Come dire: il Carroccio non farà mai
parte di nessun governo tecnico o roba simile. Non interessano le poltrone ma
risolvere i problemi concreti. Ed è compatto. Saranno così anche nel Pdl? Di
sicuro «le dimissioni del Pdl e le azioni dei ministri sono un atto di sfiducia
politica verso questo governo. La mancata riduzione dell'Iva poi è
particolarmente censurabile». Ne è convinto Roberto Cota, governatore
del Piemonte che riflette sull'eventuale caduta dell'esecutivo: «Che sia un
bene è fuori discussione. Questo Governo non ha risolto i problemi del Paese.
Letta si deve dimettere e si deve andare a elezioni». Da Torino, Cota
rispedisce al mittente le critiche di quanti siano preoccupati per la stabilità
del Paese: «Non è un valore assoluto, è necessario risolvere i problemi del
Paese e questo governo non lo ha fatto. E Spero che il Pdl - rimarca Cota
osservando le presunte divisioni interne al partito di Berlusconi - abbia una linea chiara, univoca di sfiducia al
governo Letta e che si mantenga questa impostazione». Il governatore piemontese
sgombra dal campo anche possibili preoccupazioni per le reazioni internazionali
ai venti di crisi della politica interna: «Mi preoccupa il fatto che il governo
fino ad oggi non abbia dato risposte e questa è una situazione che politicamente imbarazza. La stabilità ripete
Cota- non è un valore in assoluto, ma l'importante è che ci sia un governo che
risolva i problemi del paese». Poi c'è Luca Zaia, uno che non le manda
certo a dire. Per il presidente del Veneto «si deve andare alle elezioni». punto
e stop. Non per voglia di elezioni a tutti i costi - fa capire ancor il
governatore del Carroccio - ma «per salvare il Paese. Certo, si deve andare a votare
con una nuova legge elettorale che riporti in capo agli elettori la scelta dei propri
rappresentanti». Ormai - aggiunge - considero superfluo fare un'analisi di quello
che sta succedendo. Anche i più disattenti hanno capito che il governo cade in
virtù della vicenda Berlusconi». Il governatore del Veneto è però molto critico
sull'esecutivo di Letta: «A tutt'oggi - osserva - il bilancio di quanto fatto
dal governo per il Veneto è pari a zero. E quello che sta accadendo in
queste ore è la storia di una morte annunciata. Non ci voleva un premio Nobel
per capire come sarebbe andata a finire». Insomma, per Zaia la vera analisi da
fare è quella sull'operato del governo fi no ad oggi e di quello che potrebbe
fare un eventuale "Letta bis", che secondo l'esponente leghista,
sarebbe ostaggio di veti contrapposti. «Anche cambiando l'ordine dei fattori il
prodotto non cambierà. Siamo stufi - conclude Zaia - di governi che lasciano
sprecare gli spreconi e non premiano i virtuosi. Nell'imminenza dell'aumento dell'Iva
e della seconda rata dell'Imu, il governo Letta non ha avuto il coraggio di applicare
i costi standard del Veneto che avrebbero fatto risparmiare 30 miliardi. L'elenco
di Matteo Salvini è spietato quanto vero: «Che cosa ci lascia il governo
Letta? - si chiede ironicamente il numero uno del Carroccio lombardo: ottomila
detenuti liberi, meno soldi ai Comuni che hanno messo in ginocchio sindaci di
destra e sinistra». Quindi - taglia corto - prima si va al voto e meglio sarà per
tutti...».

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