lunedì 30 settembre 2013

Centodiecimila euro al mese. Ecco come i grillini spendono i nostri soldi a Roma

Albertino
“lintraprendente.it 30.09.2013”


Il 28 maggio hanno speso 2.628 euro, il 5 giugno 1.815, il 13 giugno 3.194,40: quattrini pubblici che il gruppo al Senato del Movimento 5 Stelle ha usato per «servizi di intermediazione immobiliare». Ancora più salato il conto degli affitti. Il 28 maggio ben 8.283,80 euro comprensivi di «tre mensilità anticipate per cauzione», il 5 giugno altri 4.500 euro con «due mensilità anticipate per cauzione», il 13 giugno 6.600 euro con «due mensilità anticipate per cauzione». Non è finita. Il 3 luglio sono evaporati 1.835 euro per l’affitto mensile di un appartamento e altri 2.075 per un secondo locale. Il tutto si somma ai più di 10mila euro di rimborsi per le telefonate e spese varie. Spese varie come gli assegni per le consulenze di comunicazione (6.681 euro dati il 3 giugno come acconto a un professionista: si tratta del rimborso spese di marzo-aprile-maggio). Solo il 7 maggio sono serviti 28.195 euro per gli stipendi di aprile dei dipendenti: una settimana dopo se ne sono andati per lo stesso motivo 11.286,50 euro (ma si riferivano alle buste paga di marzo). I grillini non ne parlano volentieri, soprattutto con i giornalisti. Ma i rumors di Palazzo Madama raccontano che il “portavoce” (cioè capogruppo) Nicola Morra sia parecchio irritato per gli assegni staccati per le “esigenze abitative”. Soprattutto perché – ed è il dato più curioso – le case in questione non sarebbero nella disponibilità dei parlamentari bensì dei responsabili della comunicazione. Come Claudio Messora al Senato e l’ex protagonista del Grande Fratello Rocco Casalino.
Messora era già stato al centro di parecchi mal di pancia dopo un articolo de L’Espresso che gli attribuiva uno stipendio da 6mila euro mensili. Lui aveva risposto così: «Per il mese di agosto 2013, ad esempio, il mio lordo canonico è di 5138 euro, cui si aggiungono 961 euro a titolo di rimborso “ad personam variabile”, a determinare così i famosi 6099 euro lordi di cui parla l’articolo di Malagutti (il giornalista de L’Espresso- ndr). Rappresentano rispettivamente il mio stipendio e la mia diaria (che si compone anche dei giustificativi dei trasporti Milano-Roma e dell’affitto di un monolocale, inserito come fringe benefit su cui pago le tasse)». Insomma. Mentre i parlamentari sono costretti ad arrabattarsi in qualche modo, anche cercando delle sistemazioni di fortuna o condividendo poche stanze in due o tre, i “comunicatori” avrebbero alloggi pagati dal gruppo. In una casa vivrebbero in tre, in un’altra un paio di persone. C’è poi un ultimo alloggio per un single. All’indomani del trionfo elettorale, un neodeputato aveva scritto su Facebook: «Cerco una casa in centro, anche con altri inquilini va benissimo». L’ex capogruppo, pardon portavoce, dei deputati grillini Roberta Lombardi aveva spiegato che molti chiedevano aiuto a parenti e amici, e addirittura alcuni conoscenti mettevano a disposizione dei parlamentari «il divano di casa e il pavimento del salotto per i casi di emergenza». Casalino, che è giornalista, secondo altri articoli di stampa porterebbe a casa circa 4mila euro mensili. Fatto sta che le cifre, pubblicate anche sul blog di Beppe Grillo, non sono piaciute ad altri gruppi politici. Come la Lega, che pochi giorni fa ha denunciato le scelte del M5S e sta addirittura pensando di portare la faccenda alla Corte dei conti. Mentre parecchi senatori pentastellati sarebbero inferociti con i comunicatori. Provate voi, a dormire sul divano…

Nessun commento:

Posta un commento