“Gianluca Veneziani”
“lintraprendente.it 06.08.2013”
Adesso chiamatelo Giuliano
l’Apostata. Giuliano Pisapia, il Noto G.P. di Milano, anziché pensare alle
onde, come pure sarebbe opportuno vista la stagione, pensa alle ronde. E
soprattutto fa risacca, cioè retromarcia, nel senso che torna indietro sulle cose
già dette e fatte. Nel 2011, da poco eletto sindaco di Milano, Giuliano il
Grande aveva pronunciato con aria tronfia: «Niente più ronde a Milano!». E no,
che scherziamo? Le ronde le avevano volute quei beceri dei leghisti. E poi
costavano pure un botto. Tagliare le ronde significava risparmiare, evitare di
destinare soldoni alle «associazioni di privati con funzione di servizio
d’ordine in città». Tanto lui, Giuliano il Lungimirante, la
sicurezza l’avrebbe assicurata comunque, in altro modo. Parola di
neo-sindaco. Nel maggio 2013, tuttavia, dopo ripetuti omicidi e
rapine a Milano, Pisapia doveva essersi accorto che le cose non andavano
proprio come sperato. Così aveva innestato la retromarcia, un colpetto
all’indietro col cambio, impercettibile. Aveva continuato a dire, indefesso,
che la soluzione delle ronde non lo convinceva per niente, ma che
tuttavia 140 agenti in più per le strade della città non sarebbero
stati poi tanto male.
Non che a Milano ci fosse una situazione di emergenza, sia chiaro. È solo che, per garantire al massimo la sicurezza del cittadino, per eccesso di zelo, insomma, lui aveva detto sì al ministro dell’Interno che gli aveva fatto dono di quel centinaio e mezzo di poliziotti in più. Purché rimanessero a fare presidi fissi, ovviamente, e non andassero a girar per le strade, a seminare troppa sicurezza tra i milanesi. Poi però qualcosa deve essere cambiato di nuovo nella testolina geniale del sindaco, nel suo fantastico mondo, quello di Pisapì, e deve averlo riportato alla vita reale, alla città vera, facendogli capire che le ronde leghiste non erano quelle armate tribali anti-immigrati di cui si diceva, non erano squadracce di violenti che vendicavano i torti come fossero giustizieri della notte, ma una necessità per una città grande e multietnica come Milano. È così nata l’ideona: copiare i leghisti, senza farsene accorgere. Dal suo cilindro magico, infatti, il sindaco ha tirato fuori il progetto delle «ronde sociali», cioè non manipoli sbraitanti di cittadini incazzati neri contro i neri, ma gentili e disponibili volontari disposti – pensate un po’ che generosità – ad aiutare le persone in difficoltà sulla metro e chiunque avvertisse una sensazione di disagio e insicurezza sui mezzi, peraltro immotivata considerata la Milano fondata rigidamente su ordine e disciplina. Insomma, non sono mica ronde, quelle di Pisapia, ma va’. Sono ronde sociali, City Angels, o meglio «unità mobili sociali», che non combattono certo la delinquenza – figuriamoci – ma contribuiscono, in modo determinante, al welfare. Che ipocrisia. Pisapia mi ricorda quei compagni di scuola delle elementari, che non avevano il coraggio di ammettere di stare copiando spudoratamente dal vicino di banco e, se venivano beccati in flagrante, davano la colpa al compagno e dicevano che loro il compito non lo stavano copiando, ma migliorando. Al di là dell’ironia, l’esigenza di questo nuovo corpo mobile cittadino dimostra, per l’ennesima volta, l’inefficienza dell’amministrazione nel garantire la sicurezza ai milanesi, nonché il fallimento politico del sindaco, che aveva promesso una Milano città aperta, inclusiva e sicura, e ora si trova a fare giochi di parole, scioglilingua e rompicapo per non ammettere che l’unica soluzione possibile per combattere la criminalità e avere un controllo pieno del territorio era quella proposta dai leghisti. Giuliano è reo di apostasia, perché ha tradito se stesso e i milanesi. Ed è pure un copione che, senza volerlo, si è fatto scoprire.
Non che a Milano ci fosse una situazione di emergenza, sia chiaro. È solo che, per garantire al massimo la sicurezza del cittadino, per eccesso di zelo, insomma, lui aveva detto sì al ministro dell’Interno che gli aveva fatto dono di quel centinaio e mezzo di poliziotti in più. Purché rimanessero a fare presidi fissi, ovviamente, e non andassero a girar per le strade, a seminare troppa sicurezza tra i milanesi. Poi però qualcosa deve essere cambiato di nuovo nella testolina geniale del sindaco, nel suo fantastico mondo, quello di Pisapì, e deve averlo riportato alla vita reale, alla città vera, facendogli capire che le ronde leghiste non erano quelle armate tribali anti-immigrati di cui si diceva, non erano squadracce di violenti che vendicavano i torti come fossero giustizieri della notte, ma una necessità per una città grande e multietnica come Milano. È così nata l’ideona: copiare i leghisti, senza farsene accorgere. Dal suo cilindro magico, infatti, il sindaco ha tirato fuori il progetto delle «ronde sociali», cioè non manipoli sbraitanti di cittadini incazzati neri contro i neri, ma gentili e disponibili volontari disposti – pensate un po’ che generosità – ad aiutare le persone in difficoltà sulla metro e chiunque avvertisse una sensazione di disagio e insicurezza sui mezzi, peraltro immotivata considerata la Milano fondata rigidamente su ordine e disciplina. Insomma, non sono mica ronde, quelle di Pisapia, ma va’. Sono ronde sociali, City Angels, o meglio «unità mobili sociali», che non combattono certo la delinquenza – figuriamoci – ma contribuiscono, in modo determinante, al welfare. Che ipocrisia. Pisapia mi ricorda quei compagni di scuola delle elementari, che non avevano il coraggio di ammettere di stare copiando spudoratamente dal vicino di banco e, se venivano beccati in flagrante, davano la colpa al compagno e dicevano che loro il compito non lo stavano copiando, ma migliorando. Al di là dell’ironia, l’esigenza di questo nuovo corpo mobile cittadino dimostra, per l’ennesima volta, l’inefficienza dell’amministrazione nel garantire la sicurezza ai milanesi, nonché il fallimento politico del sindaco, che aveva promesso una Milano città aperta, inclusiva e sicura, e ora si trova a fare giochi di parole, scioglilingua e rompicapo per non ammettere che l’unica soluzione possibile per combattere la criminalità e avere un controllo pieno del territorio era quella proposta dai leghisti. Giuliano è reo di apostasia, perché ha tradito se stesso e i milanesi. Ed è pure un copione che, senza volerlo, si è fatto scoprire.

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