“Andrea
Accorsi”
“La
Padania 09.08.2013”
Il decreto
legge svuota-carceri voluto dal governo Letta è solo un pannicello caldo:
per risolvere davvero il problema del sovraffollamento degli istituti penitenziari,
l'unica soluzione è che gli extracomunitari scontino la pena nel loro Paese d'origine. Da sempre è questa la posizione
della Lega, che annuncia per la ripresa dei lavori parlamentari in settembre una
proposta di legge in questa direzione. «Nell 'ultimo anno - ha sottolineato il
capogruppo in commissione Giustizia alla Camera, Nicola Molteni, alla
presentazione dell'iniziativa ieri a Montecitorio - la popolazione carceraria è
diminuita di sole mille unità, a conferma che per risolvere il problema è
indispensabile una soluzione strutturale e organica. Teniamo anche conto del
fatto che I'Ue ci chiede di diminuire di 20 mila unità nei prossimi mesi il
numero dei detenuti stranieri, che attualmente sono 23 mila». Per raggiungere l'obiettivo
di far scontare ai detenuti extracomunitari la pena detentiva nel Paese d'origine, tuttavia, è indispensabile siglare
accordi bilaterali: «Parlamento e governo - ha spiegato il Segretario federale del Carroccio, Roberto Maroni - si
devono attrezzare in questo senso.
Da ministro dell'Interno ho siglato diversi accordi di questo tipo, anche perché esiste un accordo-quadro europeo che consente di farlo, naturalmente nel rispetto dei diritti del detenuto e con il suo consenso». I detenuti stranieri rappresentano circa il 35 per cento dell'intera popolazione carceraria. Oltre a sovraffollare gli istituti penitenziari della Penisola, essi comportano anche notevoli spese per le casse pubbliche. Pochi giorni fa l'on. Leghista Gianluca Buonanno ha stimato in un miliardo e mezzo di euro il costo complessivo per mantenere ogni anno nelle nostre carceri i detenuti stranieri. La soluzione al problema non è, come vorrebbe l'attuale governo, ridurre le pene detentive, regalare sconti di pena, introdurre indulti e amnistie più o meno dichiarate o, come pure vorrebbero alcuni partiti della maggioranza, cancellare dal codice penale quanti più reati possibile. La soluzione, semmai, sta nel far scontare le pene detentive nelle carceri dei Paesi di provenienza tramite opportuni accordi bilaterali, così da sollevare lo Stato italiano dalla necessità di reperire spazi e risorse sempre maggiori per ospitare queste presenze indesiderate. Neppure l'escamotage del governo di sostituire la detenzione in carcere con gli arresti domiciliari appare risolutivo. Primo, molti immigrati non hanno un domicilio; secondo, farli uscire di galera li avvicinerebbe alle loro potenziali vittime; terzo, la sorveglianza dei detenuti ai domiciliari nei rispettivi alloggi comporterebbe un ulteriore, cospicuo aggravio di spese e di personale delle forze di polizia. Senza contare il rischio concreto di evasioni di massa in mancanza di efficaci dispositivi di sorveglianza.
Da ministro dell'Interno ho siglato diversi accordi di questo tipo, anche perché esiste un accordo-quadro europeo che consente di farlo, naturalmente nel rispetto dei diritti del detenuto e con il suo consenso». I detenuti stranieri rappresentano circa il 35 per cento dell'intera popolazione carceraria. Oltre a sovraffollare gli istituti penitenziari della Penisola, essi comportano anche notevoli spese per le casse pubbliche. Pochi giorni fa l'on. Leghista Gianluca Buonanno ha stimato in un miliardo e mezzo di euro il costo complessivo per mantenere ogni anno nelle nostre carceri i detenuti stranieri. La soluzione al problema non è, come vorrebbe l'attuale governo, ridurre le pene detentive, regalare sconti di pena, introdurre indulti e amnistie più o meno dichiarate o, come pure vorrebbero alcuni partiti della maggioranza, cancellare dal codice penale quanti più reati possibile. La soluzione, semmai, sta nel far scontare le pene detentive nelle carceri dei Paesi di provenienza tramite opportuni accordi bilaterali, così da sollevare lo Stato italiano dalla necessità di reperire spazi e risorse sempre maggiori per ospitare queste presenze indesiderate. Neppure l'escamotage del governo di sostituire la detenzione in carcere con gli arresti domiciliari appare risolutivo. Primo, molti immigrati non hanno un domicilio; secondo, farli uscire di galera li avvicinerebbe alle loro potenziali vittime; terzo, la sorveglianza dei detenuti ai domiciliari nei rispettivi alloggi comporterebbe un ulteriore, cospicuo aggravio di spese e di personale delle forze di polizia. Senza contare il rischio concreto di evasioni di massa in mancanza di efficaci dispositivi di sorveglianza.

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