martedì 23 luglio 2013

SANITA’, CHE SALASSO In 10 anni dirottati dal Nord al Sud 74 miliardi di euro

“Andrea Accorsi”
“La Padania 23.07.2013”

Quando si dice il Nord che mantiene il Sud. Perché nulla cambi, gli sprechi continuino indisturbati e chi amministra bene veda "premiata" la propria gestione con lo scippo degli utili. Senza neanche un grazie, né un barlume di speranza che le cose possano cambiare. Già perché, da Roma in giù, nessuno ha interesse che cambi qualcosa: va bene così, il sistema va avanti da decenni e non si vede perché bisognerebbe metterei mano. Un caso esemplare del salasso di risorse prodotte dal  Nord che finiscono puntualmente per perdersi nei mille rivoli degli sprechi assurti a metodo politico in altre zone della Penisola è oggetto di un mini-dossier diffuso dal capogruppo della Lega Nord-Liga Veneta nel Consiglio regionale del Veneto, Federico Caner, sulla base di uno studio condotto dal "cruscotto" Plancia©, strumento di management politico del quale si è dotato il Gruppo regionale del Carroccio, su dati ministeriali (quindi ufficiali) relativi agli anni dal 2001 al 2010, ovvero gli ultimi disponibili in ordine di tempo.
Quello che emerge, e che viene riepilogato nelle tabelle che riportiamo in queste pagine, è insieme di una evidenza solare e di una estrema gravità. Ovvero, il peso mastodontico delle risorse che vengono drenate al Nord per mantenere la disastrata Sanità meridionale. «Una vera e propria discriminazione - sbotta Caner sulla quale chi governa dovrebbe concentrarsi. In dieci anni, il Veneto ha finanziato la Sanità delle Regioni meridionali per circa 9,3 miliardi di euro, su un flusso complessivo di risorse da Nord a Sud di 74 miliardi. Ora, o il Governo dorme o dimostra una ulteriore malafede quando continua ad approvare decreti che sostengono ad esempio solo i giovani del Meridione. Forse a questo Esecutivo fa più comodo distrarsi o rinviare, ma la realtà è ben chiara a tutti, tranne che a Letta e compagni». Intanto, ricorda il capogruppo, il Veneto, con 1,3 miliardi bloccati in cassa dalla Tesoreria unica statale, è costretto a chiedere a Roma un prestito di 1,4 miliardi per pagare le aziende creditrici delle Usi, quando negli anni si sono mandati al Sud oltre 9 miliardi a fondo perduto. Caner evidenzia poi come nel 2010 le Regioni del Nord abbiano finanziato per 241 euro pro capite quelle del Sud, che viceversa hanno "assorbito" 519 euro a cittadino. «Questo sistema, istituito dal Decreto legislativo 56/2000 per finanziare circa la metà della spesa sanitaria, rivela che in dieci anni la spaventosa  differenza tra dare e avere, per quanto riguarda il Veneto, ammonta a quasi un intero bilancio regionale annuale. Si tratta di risorse derivanti dalla compartecipazione Iva riferita ai consumi nelle diverse Regioni, che conferiscono in un Fondo perequativo utile a sostenere la Sanità degli Enti che non ce la fanno, guarda caso tutti al Sud. Sottolineo inoltre che l'83 per cento del fondo, ad oggi, è ancora ripartito secondo i criteri obsoleti della spesa storica e solo il 17% secondo la capacità fiscale». A contribuire maggiormente a questo flusso di 74 miliardi è la Lombardia, con 37,6 miliardi di euro, seguita dal Lazio (con 13,3 miliardi, dal momento che l'alto numero di dipendenti pubblici presenti nella Regione ha ridotto le conseguenze della crisi e mantenuto elevato il gettito Iva), il Veneto (9,3), l'Emilia-Romagna (8,5), il Piemonte (4,1) e la Toscana (865 milioni). I beneficiari sono invece la Campania, "premiata" con ben 27 miliardi di euro, quindi la Puglia (con 19,1), la Calabria (11,9). l'Abruzzo (4 ,5), l'Umbria (2,2), il Molise (2,1), la Liguria (1,6) e le Marche (859 milioni). «Ora - tira le somme Federico Caner - l'ennesima evidente sproporzione non può non far riflettere. Gli imprenditori e i cittadini del Nord, strozzati dalla crisi, versano l'Iva che confluisce in un fondo perequativo utile a finanziare la Sanità del Sud. Quella fatta di sprechi, di ospedali con appena 25 posti letto, di pasti nei nosocomi pagati il quadruplo rispetto al Veneto... Questo Governo deve fare immediatamente una cosa sola, fra i mille rinvii in cui si è impantanato: applicare da subito i costi standard in Sanità, mettendo fine ad uno scempio decennale come quello che i dati inequivocabilmente denunciano».  



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