giovedì 11 luglio 2013

Per la giustizia italiana Berlusconi è peggio di Kabobo

“Mariella Baroli”
“lintraprendente.it 11.07.2013”

Un processo fissato con 5 mesi di anticipo. Un ricorso che si trascina da più di un anno. Silvio Berlusconi e Mada Kabobo sono le due facce del sistema giudiziario italiano. Il primo caso tratta di evasione fiscale, il secondo di omicidio plurimo. Berlusconi, il politico. Kabobo, il picconatore. Il processo Mediaset si trova al suo ultimo atto. Silvio Berlusconi è stato condannato in secondo grado a quattro anni di reclusione (tre coperti da indulto) e cinque anni di interdizione dai pubblici servizi. A ricorso inviato, la data dell’udienza è stata subito fissata al 30 luglio per evitare ogni rischio di prescrizione. I legali del Cavaliere si definiscono «esterrefatti» e «danneggiati» da una celerità che al sistema giudiziario italiano non è mai appartenuta. Quello del processo Mediaset è, infatti, un caso più unico che raro. Non è mai accaduto che venisse fissata un’udienza a così breve tempo dalla conclusione del processo di appello. E l’avvocato Coppi annuncia che verrà fatta richiesta di annullamento e rinvio, il PdL insorge contro un processo disegnato al solo scopo di «eliminare dalla scena politica il leader del centrodestra attraverso l’uso politico della giustizia». Per Mada Kabobo, invece, di politico c’è solo la motivazione che sta dietro la sua richiesta di asilo. L’iter per essere riconosciuto come rifugiato parte nel 2011, dopo essere sbarcato a Lampedusa. La Commissione Territoriale responsabile delle sue pratiche gli nega lo status (come accade nel 60% dei casi), e già agli inizi del 2012 il ghanese sarebbe tenuto a lasciare l’Italia. Ma Kabobo sceglie di affidarsi all’avvocato Nardella e fa ricorso.
Dopo aver compilato tutte le necessarie scartoffie viene lasciato solo, e da quel momento, non solo è libero di restare nel nostro paese ma il nostro paese è tenuto a farlo restare. Sia la Convenzione di Ginevra, sia la Convenzione sulla Tortura impediscono allo Stato italiano di rispedire una possibile vittima di persecuzione nel paese in cui sarebbe soggetta ad essa. Il principio è quello del non-respingimento, ed è il motivo per cui quel giorno Kabobo si trovava a Milano, piccone alla mano, pronto ad uccidere. Così mentre la legislatura italiana sembra impegnare tutte le sue energie per condannare il Cavaliere, nel caso in cui a Kabobo venisse riconosciuta l’infermità mentale non è escluso che il ghanese possa a tutti gli effetti diventare rifugiato nel nostro paese (in caso di infermità la clausola di esclusione 1F non può essere applicata). Che sia più importante assicurarsi che un politico scomodo non si trovi avvantaggiato dalla caduta in prescrizione della sua condanna, o che si garantisca ai cittadini che personaggi quale il picconatore non siano a piede libero in preda o meno alla follia, per la giustizia italiana pare non essere un dilemma dai tratti shakespeariani. La scelta è stata fatta. Berlusconi sarà processato a fine luglio. Mentre Kabobo e il suo piccone aspetteranno che l’ennesimo episodio di inefficienza burocratica li tolga dai guai.


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