giovedì 4 luglio 2013

Milano 2013: un’estate in stile Berlino Est

“Renato Besana”
“lintraprendente 04.07.2013”

Milano somiglia ogni giorno di più a Berlino Est. Le prove generali si erano svolte a Natale: luminarie striminzite e, in piazza Duomo, alberello piccino picciò. C’era da aspettarselo: la principale festa della cristianità, con il suo retaggio di valori tradizionali, infastidisce gli arancioni, senza contare che le vie tristemente dimesse avevano provocato danni ai commercianti, categoria per la quale l’assessore D’Alfonso nutre gli stessi sentimenti che il generale Custer nutriva per i pellerossa. L’estate va anche peggio. È una sorpresa, perché questa è la stagione in cui le giunte di sinistra esprimono il meglio di sé, investendo i soldi dei contribuenti in feste e concerti. Forse è uno spreco, ma gradevole e d’indubbia valenza sociale, soprattutto in tempi di crisi, che costringono un numero crescente di milanesi a trascorrere le ferie in città. Le iniziative predisposte da Palazzo Marino sono invece d’una mestizia desolante.
Il poco che si farà è quasi tutto incentrato al Castello, di cui il Corriere della sera, che per l’amministrazione in carica ha un occhio di riguardo, lamenta inadeguatezza dei servizi e stato di abbandono. Nel programma, per meglio evocare lo stile Ddr, manca soltanto il coro dell’Armata rossa e una sfilata di Trabant storiche. Certo, le casse sono vuote e il Comune, gravato da uno spaventoso disavanzo, non è riuscito ad approvare il bilancio di previsione 2013. Eppure si sono trovate le risorse necessarie a finanziare associazioni e circoli vicini all’area antagonista. Il festival MiTo, inutile e costosissimo, si farà comunque, nonostante un’esigua limatura di budget. La cultura del piagnisteo impedisce poi che l’iniziativa privata sopperisca al tracollo della mano pubblica. I compagni neppure potranno consolarsi con la Festa dell’Unità, costretta anche quest’anno a trasferirsi al Carroponte di Sesto, perché l’inasprimento della Cosap, la tassa di occupazione del suolo pubblico, ne renderebbe proibitiva l’organizzazione entro la cinta daziaria. Niente salamelle, ballo liscio e dibattiti. A lamentarsi sono anche gli artisti di strada, cui un nuovo cervellotico regolamento rende quasi impossibile esibirsi. Se la giunta non fosse stata sbugiardata dall’indignazione popolare, dopo la mezzanotte sarebbe stato impossibile sorbire un gelato o farsi un panino in uno dei tanti baracchini ambulanti. In compenso Pisapia vorrebbe deportare la movida in qualche landa periferica. Tanto lui, come le sciurette della sinistra elegante, abita in pieno centro. Gli altri che s’arrangiassero.

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