lunedì 29 luglio 2013

Il Paese è sempre più al verde, i bilanci al Sud sono in rosso ma il nero continua a prosperare

“La Padania 28-29.07.2013”

Sud perennemente con i conti in rosso. Anche per colpa del tanto nero che colora il mercato del lavoro nel mezzogiorno. Sono quasi 3 milioni i lavoratori in nero presenti in Italia. Con le loro prestazioni questi lavoratori "producono" 102,5 miliardi di Pil irregolare all'anno (pari al 6,5% del Pii nazionale), " sottraendo" alle casse dello Stato 43,7 miliardi di euro di gettito. E ovviamente sono soprattutto le zone del Sud quelle dove maggiormente si registra il fenomeno. A livello territoriale la Regione più problematica è la Calabria: l'incidenza del valore aggiunto da lavoro irregolare su quello regolare è pari al 18,6%. In generale, comunque, è tutto il Sud a soffrire la presenza dell'economia sommersa: quasi la metà (19,2 miliardi su 43,7) del gettito potenzialmente evaso è in capo alle regioni del Sud. I numeri, riferiti al 2011 (ultimo anno disponibile), sono stati elaborati dalla Cgia che ha misurato il peso economico del lavoro sommerso presente in Italia.
Una piaga che vede coinvolti milioni e milioni di persone: lavoratori dipendenti che fanno il secondo lavoro; cassaintegrati o pensionati che arrotondano le loro magre entrate, disoccupati che in attesa di rientrare ufficialmente nel mercato del lavoro sbarcano il lunario "grazie" ai proventi di una attività irregolare. «Con la crisi economica ha spiegato il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi - l'economia sommersa ha subito una forte impennata. In questi ultimi anni chi ha perso il lavoro non ha avuto alternative: per mandare avanti la famiglia ha dovuto ricorrere a piccoli lavoretti per portare a casa qualcosa. Una situazione che ha coinvolto molti lavoratori del Sud espulsi dai luoghi di lavoro». Dallo studio della Cgia emerge che la Regione più a "rischio" è la Calabria che presenta 181.100 lavoratori in nero e un' incidenza percentuale del valore aggiunto da lavoro irregolare sul Pil pari al 18,6%. Questa situazione, secondo l'elaborazione della Cgia, si traduce in 1.375 euro di imposte evase in capo ad ogni singolo residente della Regione Calabria. Segue la Basilicata che con appena 45.600 unità di lavoro irregolari " produce" un Pil in "nero" che pesa su quello ufficiale per il 14,7%: le tasse che mediamente vengono a mancare in Basilicata per ciascun residente sono pari a 1.174 euro all'anno. Al terzo posto di questa particolare graduatoria troviamo il Molise: con 27.000 irregolari e un peso dell'economia sommersa su quella ufficiale pari al 14,6%, le imposte non versate per residente sono pari a 1.282 euro all'anno. «Con la presenza del sommerso - ha concluso Giuseppe Bortolussi - la profonda crisi che sta colpendo il Paese ha effetti economici e sociali  meno pesanti di quanto non dicano le statistiche ufficiali. E' evidente che chi pratica queste attività irregolari fa concorrenza sleale nei confronti degli operatori economici regolari che non possono o non vogliono evadere. Ma nel Mezzogiorno possiamo affermare che il sommerso costituisce un vero e proprio ammortizzatore sociale. Sia chiaro - prosegue Bortolussi - nessuno di noi vuole elogiare il lavoro nero spesso legato a doppio f ilo con forme inaccettabili di sfruttamento, precarietà e mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro. Tuttavia, quando queste forme di irregolarità non sono legate ad attività riconducibili alle organizzazioni criminali o alle fattispecie appena elencate costituiscono in questi momenti così difficili un paracadute per molti disoccupati o pensionati che non riescono ad arrivare alla f ine del mese». Peccato che qualcuno ci rimetta. Quelli del Sud che un lavoro regolare lo hanno e pagano le tasse anche per quelli in nero.  E il Nord che paga per tutti. Come sempre.


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