giovedì 25 luglio 2013

Consiglio a D&G: andate in Svizzera. O più a Nord

“Gilberto Oneto”
“lintraprendente.it 24 luglio 2013”

Inserendosi nella baruffa fra il Comune di Milano e il duo Dolce&Gabbana, il consigliere comunale dell’Unione Democratica di Centro di Lugano Tiziano Galeazzi ha invitato gli stilisti «in Ticino a vivere e aprire il loro business! Creeremmo l’Università della moda come con l’architettura a Mendrisio, gli chiederemmo di occuparsi della CSIA (Istituto d’insegnamento professionale ticinese, ndr) e trasformarla in SUPSI (Scuola Universitaria Professionale della Svizzera italiana) della Moda, in più creerebbero posti di lavoro per gli studenti CSIA e porterebbero benefici nelle casse del Cantone e della Città di Lugano. Insomma puntiamo su grossi personaggi e firme». La sintassi è incerta ma l’intenzione è decisa: approfittare del naufragio padano per ospitare il maggior numero possibile di naufraghi di qualità.
Nella contingenza non aiutano però né il recente precedente del Ligresti jr. (“svizzerato” giusto in tempo per sottrarlo all’arresto), né il fatto che da un po’ la ditta di moda si chiama “Dolce&Gabbana Luxembourg S.a.r.l.” e che proprio questa sua migrazione è stata all’origine delle traversie tributarie. A parte questi sfortunati dettagli, il Galeazzi abbozza un progetto che a molti padanisti può dare qualche supplemento di speranza: vista l’impossibilità (quasi certa) di salvare la Padania in vita, la si sopprima con una eutanasia controllata trasferendo temporaneamente tutte le sue energie, attività e potenzialità all’estero. Avvizzita la Padania, la mignatta italiana non troverà più sangue da succhiare, mollerà la presa e si lascerà galleggiare sulle dolci onde del Mediterraneo. Il ritorno degli esuli e delle energie attorno al Po farà rinascere le nostre abbandonate regioni: insomma bisogna fingersi morti per evadere. Per questo però è più opportuno restare nei paraggi (in Svizzera e -meglio- in Carinzia o Baviera) per poter rientrare facilmente: dalla Nuova Zelanda o dalla Patagonia non si torna più. Una annotazione marginale tocca anche i due modaioli, cui il pessimo trattamento dello Stato italiano un po’ sta anche bene. In una recentissima intervista i due hanno affermato con vigore da fratelli Bandiera il loro inossidabile patriottismo. Ha dichiarato con ardore Gabbana: «Io ho una barca, si chiama “Regina d’Italia”: non la porto mica in Francia o in Croazia! Non la intesto mica a una società! Non batte mica bandiera delle Cayman! Io sono italiano e la barca la tengo in un porto italiano. E batte bandiera italiana». Ha ribattuto il Dolce: «Vale anche per me. Anni fa Stefano (il Gabbana, ndr) mi regalò un motoscafo Riva. Lo uso pochissimo, ma lo tengo a Portofino e batte bandiera italiana». Il loro patriottismo è commovente e – dettaglio lussemburghese a parte – veramente inossidabile: forse non hanno ancora capito bene cosa sia l’Italia e allora se la sono proprio cercata. “Regina d’Italia”… Ciumbia!




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