Quello di Macroregione è un termine ampiamente usato, in questi
mesi, dalle parti del Pirellone. Se n’è parlato anche oggi in sede di
discussione del Piano regionale di sviluppo che altro non è che il programma dei cinque
anni di legislatura. Una delibera che ha visto la netta contrarietà di tutte le
forze di opposizione (Pd, Patto civico Ambrosoli e M5S): a loro giudizio vi
erano, all’interno del Prs, obiettivi troppo generici conditi da contenuti
ideologici. Eppure loro, in quanto propaganda, non sono stati da meno. Basti
ripercorrere stralci del discorso del consigliere Enrico Brambilla (Pd) per
capirlo: «Ci troviamo in una situazione di pressione fiscale eccessiva anche
agli occhi di chi, come me, ritiene che ognuno debba pagare le tasse secondo il
criterio della progressività: per questo Maroni deve fare qualcosa ora e
subito, indipendentemente dall’obiettivo pressoché irrealizzabile del 75% delle
tasse al Nord […]. Bisogna fare robusti investimenti su scuola, sanità, rete
ferroviaria anche a costo di sforare il Patto di stabilità […]. Bisogna
utilizzare la leva fiscale per dar vita al reddito di cittadinanza».
Come
Brambilla pensi di poter ridurre le tasse, finanziando nel contempo tutte le
altre spese aggiuntive lo sa solo lui. Ma torniamo alla Macroregione. Al di là
delle spiegazioni storiche del professore Stefano Bruno Galli (Lista Maroni) –
che ha fatto risalire la sua nascita alle teorie di Marco Minghetti e Camillo
Benso di Cavour – l’idea di creare un’unione regionale è interessante per le ricadute positive che può avere sull’aspetto fiscale. Per questo abbiamo deciso di riportare,
qui sotto, lo stralcio del Prs che spiega come – trattenendo il 75% delle imposte in Lombardia (che dev’essere l’obiettivo
minimo, come ha spiegato Marco Bassani) – si potrebbe avere un influsso
positivo sulle finanze dei singoli. Del
resto non si capisce perché la Sardegna – in quanto regione a statuto speciale
(che però riceve robusti finanziamenti da Roma, come tutte le altre) – abbia potuto abbassare le tasse mentre noi non possiamo farlo e dobbiamo
continuare a pagare anche per le regioni meno produttive (Sardegna inclusa).
Facciamo anche noi la nostra area tax free. Per ridurre la pressione fiscale e
per sostenere l’economia e l’occupazione locale, verrà
chiesto al Governo il mantenimento sul territorio di almeno il 75% del
gettito tributario e di introdurre agevolazioni e esenzioni dell’Irap. In
particolare Regione Lombardia proporrà l’azzeramento dell’Irap e
la definizione di una moratoria, per un periodo di 3 anni, che
consenta di far diventare la Lombardia una no tax area per chi crea valore: nuove imprese,
imprese che assumono giovani, neo-professionisti che avviano l’attività
professionale, non profit e terzo settore, imprese a impatto ambientale
zero, imprese turistiche e dei servizi, culturali e di valorizzazione del
territorio, botteghe e negozi storici, aziende agricole e micro produttori
locali. Regione Lombardia, agendo anche su leve fiscali quali l’addizionale
regionale e l’Irap, prevederà dei benefici per le nuove imprese, negozi e
botteghe storiche, imprese turistiche e servizi e agevolazioni per le imprese
che operano nell’ambito dei distretti del commercio e più in generale in
forma aggregata (reti e forme consortili) compatibilmente con le
disponibilità e i vincoli di bilancio. Si proseguirà, inoltre, in una
sempre più corretta redistribuzione delle risorse, attraverso una revisione delle aliquote
addizionali regionali Irpef, al fine di rendere più
sostenibile il prelievo fiscale per le fasce a minor reddito e consentire
l’attuazione del fattore famiglia. In quest’ambito può essere
prevista una premialità (anche equivalente all’esenzione dal pagamento
della tassa automobilistica regionale) nel rispetto della normativa e dei
vincoli comunitari per sostenere le imprese produttrici lombarde di motocicli
sicuri e a basso impatto ambientale.

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