mercoledì 10 luglio 2013

Come la Macroregione farebbe bene ai nostri portafogli

“lintraprendente.it 10.07.2013”


Quello di Macroregione è un termine ampiamente usato, in questi mesi, dalle parti del Pirellone. Se n’è parlato anche oggi in sede di discussione del Piano regionale di sviluppo che altro non è che il programma dei cinque anni di legislatura. Una delibera che ha visto la netta contrarietà di tutte le forze di opposizione (Pd, Patto civico Ambrosoli e M5S): a loro giudizio vi erano, all’interno del Prs, obiettivi troppo generici conditi da contenuti ideologici. Eppure loro, in quanto propaganda, non sono stati da meno. Basti ripercorrere stralci del discorso del consigliere Enrico Brambilla (Pd) per capirlo: «Ci troviamo in una situazione di pressione fiscale eccessiva anche agli occhi di chi, come me, ritiene che ognuno debba pagare le tasse secondo il criterio della progressività: per questo Maroni deve fare qualcosa ora e subito, indipendentemente dall’obiettivo pressoché irrealizzabile del 75% delle tasse al Nord […]. Bisogna fare robusti investimenti su scuola, sanità, rete ferroviaria anche a costo di sforare il Patto di stabilità […]. Bisogna utilizzare la leva fiscale per dar vita al reddito di cittadinanza».
Come Brambilla pensi di poter ridurre le tasse, finanziando nel contempo tutte le altre spese aggiuntive lo sa solo lui. Ma torniamo alla Macroregione. Al di là delle spiegazioni storiche del professore Stefano Bruno Galli (Lista Maroni) – che ha fatto risalire la sua nascita alle teorie di Marco Minghetti e Camillo Benso di Cavour – l’idea di creare un’unione regionale è interessante per le ricadute positive che può avere sull’aspetto fiscale. Per questo abbiamo deciso di riportare, qui sotto, lo stralcio del Prs che spiega come – trattenendo il 75% delle imposte in Lombardia (che dev’essere l’obiettivo minimo, come ha spiegato Marco Bassani) – si potrebbe avere un influsso positivo sulle finanze dei singoli. Del resto non si capisce perché la Sardegna – in quanto regione a statuto speciale (che però riceve robusti finanziamenti da Roma, come tutte le altre) – abbia potuto abbassare le tasse mentre noi non possiamo farlo e dobbiamo continuare a pagare anche per le regioni meno produttive (Sardegna inclusa). Facciamo anche noi la nostra area tax free. Per ridurre la pressione fiscale e per sostenere l’economia e l’occupazione locale, verrà chiesto al Governo il mantenimento sul territorio di almeno il 75% del gettito tributario e di introdurre agevolazioni e esenzioni dell’Irap. In particolare Regione Lombardia proporrà l’azzeramento dell’Irap e la definizione di una moratoria, per un periodo di 3 anni, che consenta di far diventare la Lombardia una no tax area per chi crea valore: nuove imprese, imprese che assumono giovani, neo-professionisti che avviano l’attività professionale, non profit e terzo settore, imprese a impatto ambientale zero, imprese turistiche e dei servizi, culturali e di valorizzazione del territorio, botteghe e negozi storici, aziende agricole e micro produttori locali. Regione Lombardia, agendo anche su leve fiscali quali l’addizionale regionale e l’Irap, prevederà dei benefici per le nuove imprese, negozi e botteghe storiche, imprese turistiche e servizi e agevolazioni per le imprese che operano nell’ambito dei distretti del commercio e più in generale in forma aggregata (reti e forme consortili) compatibilmente con le disponibilità e i vincoli di bilancio. Si proseguirà, inoltre, in una sempre più corretta redistribuzione delle risorse, attraverso una revisione delle aliquote addizionali regionali Irpef, al fine di rendere più sostenibile il prelievo fiscale per le fasce a minor reddito e consentire l’attuazione del fattore famiglia. In quest’ambito può essere prevista una premialità (anche equivalente all’esenzione dal pagamento della tassa automobilistica regionale) nel rispetto della normativa e dei vincoli comunitari per sostenere le imprese produttrici lombarde di motocicli sicuri e a basso impatto ambientale.

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