martedì 2 luglio 2013

Caro ministro, la Sanità si "cura" solo col NORD

“Andrea Accorsi”
“La Padania 02.07.2013”

Il ministro della Salute annuncia "amputazioni" nelle spese sanitarie. Ma sbaglia in parte bersaglio. Perché se da un lato annuncia che il governo applicherà in tutte le Regioni costi e fabbisogni standard, dall'altro tira in ballo anche le esenzioni dai ticket. Così, oltre a tagliare sprechi e ruberie, si rischia di mettere in discussione anche i diritti alle esenzioni delle fasce sociali disagiate. Secondo il ministro Beatrice Lorenzin (Pdl), metà degli assistiti oggi non paga i ticket «perché esente» ma «consuma l'80% delle prestazioni». Per questo, in una intervista alla Stampa, il ministro spiega che «il sistema dei ticket deve cambiare». Poi precisa che «il cambiamento sarà semplice e lineare, tenendo conto dei carichi familiari». Sui ticket, rimarca Lorenzin, non si vuole «fare cassa» ma «in alcune aree del Paese gli esenti per reddito Irpef arrivano al 70%» mentre «Chi paga, paga troppo». Quindi, occorre «spalmare» i ticket «in modo più equo sulle prestazioni sanitarie» e nel  contempo «ridurre il numero degli esenti». Una strada da percorrere potrebbe essere l'aggancio all'Isee (l'indicatore del tenore economico familiare) ma «tenendo in maggiore considerazione i carichi familiari oltre che la ricchezza effettiva. Sono tutte cose - annuncia il ministro - delle quali parleremo nei prossimi giorni con le Regioni e con l'Economia».
Nella stessa intervista, il ministro pidiellino esprime l'auspicio che si arrivi al più presto a «Un nuovo Patto della salute che  riprogrammi sia la governance che la spesa sanitaria». Ci sono «dieci miliardi che si possono recuperare», dice. Per farlo, «possiamo risparmiare e ottimizzare le cure con il piano quinquennale per la deospedalizzazione e le cure domiciliari che  stiamo perfezionando. Mettendo in rete ospedali, Asl e studi dei medici di famiglia, mentre una mano ce la darà l'informatizzazione e il fascicolo sanitario elettronico così come la farmacia dei servizi e le centra li di acquisto». «Invece di cercare astruse ricette per la crescita e coperture per abbassare alcune imposte con l'aumento di altre, il governo faccia una cosa molto semplice: applichi finalmente i costi standard in tutti i settori, a cominciare dalla sanità e si ritroverà, a regime, con un risparmio di 30 miliardi di euro». Così replica al ministro Massimo Bitonci, capogruppo della Lega Nord al Senato. «Da anni la Lega Nord fa quasi da sola la battaglia sul federalismo fiscale e fa piacere che ora, finalmente, anche altri comincino a rendersi conto che è questa l'unica strada da seguire per uscire dalla crisi - osserva Bitonci. La scorsa legislatura nonostante la diffidenza e l'ostruzionismo di tutti i parlamentari del Sud, anche del partito del ministro Lorenzin, la Lega è riuscita a far approvare i decreti attuativi sui costi standard e premi e sanzioni per la Pubblica amministrazione, poi il governo Monti, sostenuto da Pd e Pdl ha bloccato tutto, ritardando la fondamentale applicazione dei decreti attuativi  approvati. Ora non si perda più tempo, introduciamo costi standard in sanità utilizzando quelli di Veneto e Lombardia,  modelli sanitari efficienti ed efficaci da applicare anche al Centro-Sud». Dopodiché occorre «Chiudere subito gli ospedali che non rientrano nei parametri già sperimentati al Nord e applicare pesanti sanzioni alle Regioni che non rispettano l'efficientamento e la razionalizzazione, inviando i commissari del Nord a fare piazza pulita. Il ministro Lorenzin, che ha evidentemente apprezzato la ricetta dei costi standard, si metta all'opera - esorta Bitonci - Non occorre si inventi nulla,  faccia l'operosa cinesina e copi di sana pianta dalla sanità veneto-lombarda modello europeo». Forte apprezzamento per le parole del ministro sull'applicazione in tutte le Regioni di costi e fabbisogni standard per la spesa sanitaria viene espresso dal presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia. «Finalmente, dopo che il Veneto aveva posto la questione in tutte le occasioni e in tutte le sedi possibili, un governo nazionale si accorge dell'esistenza dei costi standard in sanità. È dalla riforma del titolo V della Costituzione - ricorda Zaia -che attendiamo una svolta in questo campo. Soltanto in questo modo sarà possibile tagliare sprechi e riportare la spesa pubblica a quella virtuosità che la nostra Regione già conosce». In Veneto, per fare qualche esempio, una siringa costa in media 6 centesimi contro i 25 di altre Regioni, un pasto ospedaliero 7 euro contro i 60-70 di altre Regioni della Penisola. «È ora di finirla con i tagli lineari - sbotta Luca Zaia -, di cominciare a penalizzare chi spreca e a premiare chi risparmia. Tuttavia non basta, credo che la dinamica dei costi standard debba  essere applicata a tutti gli ambiti della pubblica amministrazione. Lo ribadisco: se si applicassero a tutta Italia i costi della Pa del Veneto, ci troveremmo con 30 miliardi di più in cassa. Altro che andare a sbattersi a Bruxelles a pietire un miliardo in più per l'occupazione giovanile».   

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