mercoledì 17 luglio 2013

Calderoli: «Basta offese ma sarò sempre CONTRO chi consente gli INGRESSI ILLEGALI»

“Roberto Calderoli”
“La Padania 17.07.2013”

Signor Presidente, prendo solo oggi la parola con disagio ed imbarazzo. Ieri non sono stato presente al dibattito che si è svolto sulle mie dichiarazioni fatte dal palco di un comizio e me ne rammarico, dichiarazioni che non ho difficoltà a definire sbagliate e offensive. Giustamente il presidente Napolitano si è indignato, e anche con lui mi scuso. Non sono stato presente perché, come già comunicato da tempo alla Presidenza, trattenuto a Milano per la segreteria politica del partito a cui ho l'onore di appartenere. Come già ho riconosciuto alla stampa e alla diretta interessata, preso dalla foga di un comizio rivolto a 1.500 calorosi militanti, ho commesso un errore grave, gravissimo, perché ho spostato il confronto dal piano politico a quello personale. Per questo domenica ho fatto personalmente le mie scuse al ministro Kyenge, che le ha subito accettate, e di questo le sono grato, avendo la stessa compreso il mio sincero rammarico, il contesto in cui si è svolto l'episodio e che quella frase, per quanto esecrabile, non voleva avere significati razziali o, peggio ancora, razzisti. Oggi le scuse le porgo al Senato e a lei, Presidente, perché con le mie parole ho reso nocumento all' immagine dell' istituzione a cui mi onoro di appartenere. Ho comunque seguito a distanza il dibattito che si è svolto ieri in Aula e ho ascoltato alcune  richieste di mie dimissioni.
Lo credo di essere uno dei pochi che ha il coraggio di dare le dimissioni, lo ha già dimostrato e mi sono dimesso da Ministro per una maglietta che nessuno nella realtà ha mai visto nei suoi contenuti. Solo dopo anni si è scoperto, una volta caduto il regime di Gheddafi, per bocca del suo ambasciatore in Italia, che in Libia nessuno conosceva il sottoscritto e la relativa maglietta, che la manifestazione era stata organizzata contro il regime di Gheddafi e che lo stesso aveva appostato dei cecchini nell'ambasciata italiana per sparare sui manifestanti. Calderoli non c'entrava nulla: l'artefice di tutto fu Gheddafi che, attraverso il ricatto su petrolio e gas libici, chiese le mie dimissioni. Dimissioni che diedi. Io che sono un convinto indipendentista dimostrai allora che cosa fosse il senso dello Stato e delle istituzioni, dimettendomi senza alcuna mozione di sfiducia, per il bene del Paese che era in un momento di gravissima difficoltà per le tensioni  internazionali. Vorrei che questo mi fosse riconosciuto da voi e dalla storia. Il coraggio di dimettermi l'ho già dimostrato e sarei stato pronto a farlo anche oggi, se le forze politiche grazie ai cu i voti sono stato eletto come Vice Presidente me lo avessero chiesto. Sono un Vice Presidente di opposizione e avrei dovuto rispondere solo a chi mi ha votato. Tuttavia, pur non esistendo l' istituto della mozione di sfiducia nei confronti di un membro del Consiglio di Presidenza, sarei stato pronto a dimettermi se, sulla base delle dichiarazioni rese dai Capigruppo, ci fosse stata un 'amplissima maggioranza che me lo avesse chiesto. Così non è stato. Ho fatto una sciocchezza: lo riconosco, ma chiedo che il giudizio su di me, sulla mia terzietà e sulla mia imparzialità rispetto al mio ruolo di Vice Presidente venga dato sulla base dei miei comportamenti o delle mie dichiarazioni fatte in quest'Aula o quando ho l'onore di presiederla. Sul mio ruolo di politico il giudizio spetta agli elettori, perché questa è la democrazia. Il ministro Kyenge ha accettato le mie scuse e, come suggerito dal senatore Compagna, le invierò un mazzo di rose. Voglia ora il Senato accettare le scuse che rivolgo ai colleghi. Sul mio onore vi dico che mai più attaccherò un avversario politico con parole offensive, ma altrettanto vi garantisco, sul mio onore, che non farò mai sconti a un Governo che consente e quasi incoraggia, come sta accadendo, l'Ingresso illegale di stranieri nel nostro Paese e che ha consentito che una bambina e la sua mamma fossero deportate, consegnandole nelle mani proprio del  tiranno da cu i sono perseguitate. «Senatores boni viri, senatus mala bestia», diceva Cicerone. lo ho sempre dato lealtà, lavoro e correttezza ai boni viri. Oggi chiedo al Senato la stessa lealtà e la sua comprensione.


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