“La Padania 02.07.2013”
Nuovo
coordinatore federale dei Giovani Padani, uscito dal congresso di Milano appena
concluso, è Matteo Mognaschi, 26 anni, vicesindaco ed assessore alla
Cultura e Turismo di Pavia. Ma le sorprese per Matteo non erano finite, perché il
segretario del Carroccio Roberto Maroni l'ha chiamato anche alla
vicesegreteria federale. «Un bell'onore ma anche una grande sfida, quella di
coordinare i giovani», racconta Mognaschi a la Padania. «La sfida è quella di portare i
valori e gli ideali della Lega alle nuove generazioni, e ci metterò impegno e
sacrificio. Siamo giovani, ci verrà naturale». Quanto alla vicesegreteria, «è stata una sorpresa, e sono
molto contento perché quello giunto da Maroni è stato un segnale di fiducia
grandissimo ai Giovani Padani, e prima non era mai capitato. Certo, è una
responsabilità in più ma la dimostrazione del fatto che la Lega crede veramente nei giovani.
Il baricentro della mia attività sarà comunque spostato sull'attività giovanile». Tra i temi più importanti da portare
all'attenzione dei ragazzi vi è il ruolo dell'Unione europea e l'identità dei
nostri popoli. «Sono temi
fondamentali. Lo Stato nazionale sta crollando ogni giorno di più sotto i colpi
della globalizzazione.
Unica via è tornare alle comunità locali, territoriali. E l'autodeterminazione dei popoli è un principio riconosciuto anche nei documenti fondamentali delle Nazioni unite. Bisogna continuare a tenere alta la bandiera dell'indipendentismo come unica alternativa non solo a questo Stato ma anche a questa Europa che non ci piace. Non vogliamo l'Europa delle banche ma quella dei popoli e delle regioni». Quali le critiche più immediate verso Bruxelles, proprio nel giorno in cui la Croazia entra nella Ue? «L'Europa non deve essere una grande Italia, burocratica, tecnocratica, lontana dalla gente con così poca democrazia. Al contrario, deve essere più vicina alle persone, che tuteli i cittadini e che pensi non ad un futuro fatto di multinazionali e di banche ma di piccole e medie imprese e di persone libere che possano lavorare e vivere senza essere schiavi di nessun padrone». Torniamo all'indipendentismo. Come vedi la possibilità del referendum per l'indipendenza della Lombardia su cui si sta lavorando? «Un'idea ottima. Può essere davvero la prima scintilla per muovere il meccanismo bloccato. Come Giovani Padani possiamo e dobbiamo sognare un futuro diverso, con un Nord libero e indipendente. E la richiesta di un referendum sull' indipendenza della Lombardia è il primo passaggio». Quanto conta il dato culturale, identitario, linguistico, nell'affermazione del proprio dritto ad autodeterminarsi? «Identità e cultura sono simboli fondamentali. Lingue locali, tradizioni sono elementi importantissimi. Se smettiamo di tramandarli abbiamo perso la nostra storia, non sappiamo più da dove siamo venuti. E non possiamo dimenticarlo, se vogliamo sapere esattamente dove vogliamo andare». l Giovani Padani nei mesi scorsi hanno visitato altre nazioni, penso alla Catalunya, dove è iniziato il percorso per la propria autodeterminazione. Continueranno questi scambi? «Assolutamente sì. La frontiera è questa. Vi sono casi in Europa ai quali dobbiamo stare vicino. Oltre alla Catalunya nel 2014 si voterà anche in Scozia. Sono realtà molto più avanti di noi, per fortuna loro, dalle quali potrà anche arrivarci la scossa per rilanciare il nostro progetto». Oggi la politica sembra ingenerare rigetto, appare come un'attività che fa scappare le persone. Come poter invertire la tendenza e, invece, attirare i giovani? «La politica per i giovani deve essere fatta da loro. La Lega Nord ha tantissimi giovani impegnati in politica nei Giovani Padani, come amministratori locali, nelle segreterie come segretari di sezione. La Lega da sempre mette i giovani in campo in prima linea. Il modo migliore per coinvolgerli è far fare la politica direttamente da loro anziché tenerli lontani dalle decisioni come avviene negli altri partiti, dove magari sono delegati ai lavori più faticosi. Penso che il nostro approccio sia assolutamente corretto. Responsabilità ai giovani con la forza dell'esempio. Se la politica è fatta solo dai vecchi parrucconi è ovvio che i giovani non si avvicinano».
Unica via è tornare alle comunità locali, territoriali. E l'autodeterminazione dei popoli è un principio riconosciuto anche nei documenti fondamentali delle Nazioni unite. Bisogna continuare a tenere alta la bandiera dell'indipendentismo come unica alternativa non solo a questo Stato ma anche a questa Europa che non ci piace. Non vogliamo l'Europa delle banche ma quella dei popoli e delle regioni». Quali le critiche più immediate verso Bruxelles, proprio nel giorno in cui la Croazia entra nella Ue? «L'Europa non deve essere una grande Italia, burocratica, tecnocratica, lontana dalla gente con così poca democrazia. Al contrario, deve essere più vicina alle persone, che tuteli i cittadini e che pensi non ad un futuro fatto di multinazionali e di banche ma di piccole e medie imprese e di persone libere che possano lavorare e vivere senza essere schiavi di nessun padrone». Torniamo all'indipendentismo. Come vedi la possibilità del referendum per l'indipendenza della Lombardia su cui si sta lavorando? «Un'idea ottima. Può essere davvero la prima scintilla per muovere il meccanismo bloccato. Come Giovani Padani possiamo e dobbiamo sognare un futuro diverso, con un Nord libero e indipendente. E la richiesta di un referendum sull' indipendenza della Lombardia è il primo passaggio». Quanto conta il dato culturale, identitario, linguistico, nell'affermazione del proprio dritto ad autodeterminarsi? «Identità e cultura sono simboli fondamentali. Lingue locali, tradizioni sono elementi importantissimi. Se smettiamo di tramandarli abbiamo perso la nostra storia, non sappiamo più da dove siamo venuti. E non possiamo dimenticarlo, se vogliamo sapere esattamente dove vogliamo andare». l Giovani Padani nei mesi scorsi hanno visitato altre nazioni, penso alla Catalunya, dove è iniziato il percorso per la propria autodeterminazione. Continueranno questi scambi? «Assolutamente sì. La frontiera è questa. Vi sono casi in Europa ai quali dobbiamo stare vicino. Oltre alla Catalunya nel 2014 si voterà anche in Scozia. Sono realtà molto più avanti di noi, per fortuna loro, dalle quali potrà anche arrivarci la scossa per rilanciare il nostro progetto». Oggi la politica sembra ingenerare rigetto, appare come un'attività che fa scappare le persone. Come poter invertire la tendenza e, invece, attirare i giovani? «La politica per i giovani deve essere fatta da loro. La Lega Nord ha tantissimi giovani impegnati in politica nei Giovani Padani, come amministratori locali, nelle segreterie come segretari di sezione. La Lega da sempre mette i giovani in campo in prima linea. Il modo migliore per coinvolgerli è far fare la politica direttamente da loro anziché tenerli lontani dalle decisioni come avviene negli altri partiti, dove magari sono delegati ai lavori più faticosi. Penso che il nostro approccio sia assolutamente corretto. Responsabilità ai giovani con la forza dell'esempio. Se la politica è fatta solo dai vecchi parrucconi è ovvio che i giovani non si avvicinano».

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