“lintraprendente.it 11.06.2013”
Milano chiacchiera, e tutto questo disturba il
sonno del sindaco. Milano è troppo trafficata, e tutto questo disturba il naso
del sindaco, sensibile alle polveri sottili. Milano vive di notte, e sia mai
che tutto questo piaccia al sindaco che è più sullo stile cenetta e salto in
balera ma rigorosamente con rientro in dimora prima che scocchi la mezzanotte.
E così, la protezione della Madonnina a Milano non basta proprio più e ci si
rifà ai santi, chiamati a gran voce dai lavoratori e dai cittadini stanchi di
vivere tra le grinfie di una giunta capeggiata da un Pisapia ormai
esplicitamente bolscevico e alla mercé di rom, delinquenti e giovani okkupa
tutto. A far discutere in città è la parola divieto. All’inizio della
storia della giunta a far storcere il naso anche ai radical chic più
affiatati, l’obbligo di pagare un ticket per entrare in città. Oltre i
bastioni, spiegano loro. Cinque euro, una follia. Per chiunque. Perché pagare
per andare a lavorare? O ancora peggio, per concedersi una giornata di shopping
all’ombra del Duomo?
La motivazione sta nell’ideologia arancione di vietare l’utilizzo eccessivo dell’automobile (che è all’origine di un’altra fregola proibizionista, quella delle Domeniche a Spasso): un tentativo che si è rivelato inutile. Dopo gli appelli dei commercianti, sacrificati sotto la mannaia Area C, il ticket è sì rimasto, i milanesi hanno incrociato le braccia arrendendosi all’idea di dover sganciare al comune una bella fetta di stipendio per vivere. Capiranno, cambieranno, alla fine ci hanno promesso un vento nuovo. Speranze mal risposte, perché chi se lo aspettava che al primo sole primaverile, sarebbe scattata la dieta arancio? Terrorizzati dalla prova costume all’Idroscalo? Forse. Sta di fatto che l’incubo divieto è tornato a Milano come un’ombra e accompagnato da tutt’altro che un clima estivo. Vento di tempesta, in tutti i sensi. Con un’ordinanza entrata in vigore lo scorso 14 febbraio che regola gli orari e le possibilità di sosta nei posteggi extra mercato limitando la possibilità di occupazione del suolo solo nella fascia oraria che va dalle 5 del mattino alle ore 24, il signor sindaco ha iniziato il primo passo verso la forma perfetta per il milanese. Tante parole, per un concetto breve: dopo la mezzanotte guai a mangiare una salamella in giro per la città. Per i più golosi e a chi della panza non gliene importa proprio niente, un vero dramma, sfociato in una manifestazione dell’opposizione in consiglio comunale davanti a Palazzo Marino con tanto di chiosco mobile e panini belli in mostra. Errore ammesso, ordinanza modificata. Ma qualcosa non deve essere andato a genio a Pisapia, perché settimana scorsa ecco arrivare la stoccata finale: l’estate tarda ad arrivare, ma chi me lo fa fare di sentire gli schiamazzi di quei maledetti giovinotti che si mangiano il gelato in piena notte sotto casa mia? Ecco quindi l’ordinanza ad hoc che torna a toccare il menù del meneghino. Niente gelati, se consumati d’asporto, dopo le 24. Eh no, dopo le Cenerentole della salamella parliamo delle Cenerentole del cono? La questione è calda e in giunta si rimpallano la pallina di gelato come fosse una piccola bomba pronta a esplodere. Quel che è certo è che, fino a ieri, nulla era cambiato: a Milano il gelato dopo la mezzanotte no, proprio no. Il primo cittadino minimizza: “I milanesi possono continuare a gustare liberamente il loro gelato anche dopo le 24: non c’è nessun coprifuoco e mai è stato previsto”. Ma sul sito di Palazzo Marino è scritto ben chiaro: “Il divieto riguarda l’asporto di cibo e bevande al di fuori dei locali che non dispongono di tavoli esterni e ha il semplice scopo di dissuadere la formazione di assembramenti notturni sui marciapiedi di fronte ai locali che si trovano nelle zone della movida”. A Milano, è dunque vietato vivere dopo le 24? In una città che vuole essere cosmopolita e affermarsi nel mondo, risulta ridicolo pensare di costringere cittadini e turisti a un destino di pantofolai esperti. Ma forse la motivazione c’è: Pisapia ama l’arancione, ma proibisce il gelato. Sarà forse perché non esiste alcun gusto di questo colore? In un regno folle, come quello milanese, ormai ogni pensiero è concesso.
La motivazione sta nell’ideologia arancione di vietare l’utilizzo eccessivo dell’automobile (che è all’origine di un’altra fregola proibizionista, quella delle Domeniche a Spasso): un tentativo che si è rivelato inutile. Dopo gli appelli dei commercianti, sacrificati sotto la mannaia Area C, il ticket è sì rimasto, i milanesi hanno incrociato le braccia arrendendosi all’idea di dover sganciare al comune una bella fetta di stipendio per vivere. Capiranno, cambieranno, alla fine ci hanno promesso un vento nuovo. Speranze mal risposte, perché chi se lo aspettava che al primo sole primaverile, sarebbe scattata la dieta arancio? Terrorizzati dalla prova costume all’Idroscalo? Forse. Sta di fatto che l’incubo divieto è tornato a Milano come un’ombra e accompagnato da tutt’altro che un clima estivo. Vento di tempesta, in tutti i sensi. Con un’ordinanza entrata in vigore lo scorso 14 febbraio che regola gli orari e le possibilità di sosta nei posteggi extra mercato limitando la possibilità di occupazione del suolo solo nella fascia oraria che va dalle 5 del mattino alle ore 24, il signor sindaco ha iniziato il primo passo verso la forma perfetta per il milanese. Tante parole, per un concetto breve: dopo la mezzanotte guai a mangiare una salamella in giro per la città. Per i più golosi e a chi della panza non gliene importa proprio niente, un vero dramma, sfociato in una manifestazione dell’opposizione in consiglio comunale davanti a Palazzo Marino con tanto di chiosco mobile e panini belli in mostra. Errore ammesso, ordinanza modificata. Ma qualcosa non deve essere andato a genio a Pisapia, perché settimana scorsa ecco arrivare la stoccata finale: l’estate tarda ad arrivare, ma chi me lo fa fare di sentire gli schiamazzi di quei maledetti giovinotti che si mangiano il gelato in piena notte sotto casa mia? Ecco quindi l’ordinanza ad hoc che torna a toccare il menù del meneghino. Niente gelati, se consumati d’asporto, dopo le 24. Eh no, dopo le Cenerentole della salamella parliamo delle Cenerentole del cono? La questione è calda e in giunta si rimpallano la pallina di gelato come fosse una piccola bomba pronta a esplodere. Quel che è certo è che, fino a ieri, nulla era cambiato: a Milano il gelato dopo la mezzanotte no, proprio no. Il primo cittadino minimizza: “I milanesi possono continuare a gustare liberamente il loro gelato anche dopo le 24: non c’è nessun coprifuoco e mai è stato previsto”. Ma sul sito di Palazzo Marino è scritto ben chiaro: “Il divieto riguarda l’asporto di cibo e bevande al di fuori dei locali che non dispongono di tavoli esterni e ha il semplice scopo di dissuadere la formazione di assembramenti notturni sui marciapiedi di fronte ai locali che si trovano nelle zone della movida”. A Milano, è dunque vietato vivere dopo le 24? In una città che vuole essere cosmopolita e affermarsi nel mondo, risulta ridicolo pensare di costringere cittadini e turisti a un destino di pantofolai esperti. Ma forse la motivazione c’è: Pisapia ama l’arancione, ma proibisce il gelato. Sarà forse perché non esiste alcun gusto di questo colore? In un regno folle, come quello milanese, ormai ogni pensiero è concesso.

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