venerdì 14 giugno 2013

Terrorismo e stalking, per questi reati NIENTE CELLA

“Luca Tavecchio”
“La Padania 14.06.2013”

C'è addirittura il terrorismo tra i reati indicati dal provvedimento svuota-carceri del governo come punibili con gli arresti domiciliari. Ma l'elenco è lunghissimo e comprende anche furto e scippo, resistenza a pubblico ufficiale e truffa, stalking e sfruttamento dei minori per l'accattonaggio. E molto altro. Per dare una risposta al sovraffollamento degli istituti di pena sta per arrivare un provvedimento che, nei fatti, depenalizza una serie di reati molto gravi. Il testo infatti prevede, da una parte, la possibilità di concedere la "messa alla prova" per pene fino a quattro anni; e dall'altra, grazie a un emendamento proposto dallo stesso governo, la concessione degli arresti domiciliari per reati che prevedono condanne fino a sei anni. Il termine per la presentazione degli emendamenti, che si annunciano numerosi da parte della Lega e M5S, è lunedì, mentre  il testo dovrebbe arrivare uscire dall'aula il 24 giugno. Intanto, il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri ha anticipato che nel Consiglio dei ministri «Sarà approvato un decreto per alleggerire la pressione sulle carceri, con modifiche  sia in entrata che in uscita: è un provvedimento tampone, urgente, che farà uscire non più di tre 3-4.000 detenuti».
Il testo prevede che per alcun i reati, quelli punibili fino a quattro anni, si applichi in pratica la stessa sanzione per la guida in stato di ebbrezza, cioè un lavoro socialmente utile. Le varie onlus sul territorio, che già fanno fatica a gestire dei "semplici" ubriachi al volante, dovrebbero quindi sobbarcarsi anche la rieducazione di veri e propri criminali (anche recidivi, visto che il testo non li contempla), macchiatisi magari del reato di furto, truffa, stalking. Non solo: in base a un emendamento del governo, per altri gravi reati - condannabili fino a sei anni di carcere -, come appunto il terrorismo, o la violenza a pubblico ufficiale, la pena potrà essere scontata in casa propria. Il risultato sarà una crescita di "detenuti a domicilio" difficilmente controllabili, visto che le forze di polizie fanno fatica a tenere d'occhio già adesso le persone sottoposte ad arresti domiciliari. Eliminando il deterrente rappresentato dalla galera, il governo sta in pratica depenalizzando alcun i reati, senza però passare da una revisione della normativa. I reati esclusi dalla lista del provvedimento perché di particolare allarme sociale non esiste ancora e sarà compito degli emendamenti stilarla. Oltretutto, per quanto riguarda la "messa alla prova", il testo che sta per essere varato, prevede che il piccolo impegno in un lavoro socialmente utile garantirà l'estinzione del reato, escludendo di fatto la vittima del reato stesso dalla possibilità di richiedere un risarcimento, se non in altra sede. Il provvedimento arriva a un anno di distanza da quello voluto dall'allora Guardasigilli Paola Severino che abbassava i termini della pena residua per accedere agli arresti domiciliari da 12 a 18 mesi. Anche in quel caso a beneficiarne furono circa 5mila detenuti. Il risultato però è stato che a un anno di distanza c'è di nuovo la necessità di  alleggerire gli istituti di pena. Il ministro Cancellieri stima che questa volta riguarderà 3-4mila persone: una goccia nel mare, visto che la popolazione carceraria è di circa 66mila individui, a fronte di una capienza di 40mila. Il metodo seguito anche questa volta sarà quello della misura tampone che rimanderà ancora la risoluzione della questione. Le due strade principali sembrano infatti, per ora, impraticabili: quella della depenalizzazione presenta troppi ostacoli politici nella maggioranza di governo; e quella della realizzazione di nuovi carceri (nonostante le tante che aspettano solo di essere inaugurate) non è percorribile perché troppo costosa.  



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