“Alessandro Montanari”
“La Padania 04.06.2013”
Mentre a Roma i partiti litigano su l
presidenzialismo, come se questa fosse la ricetta magica per uscire dalla crisi
economica e di rappresentanza che affligge ormai tutti gli Stati nazionali, il
Carroccio, nel silenzio più totale dei media, propone l'unica riforma costituzionale
che davvero avrebbe il potere di restituire la sovranità ai cittadini: rendere cancellabili, e dunque potenzialmente soggetti
a referendum abrogativo, anche i trattati internazionali e le leggi di natura
tributaria. E' questo, infatti, il dirompente contenuto della proposta di
modifica costituzionale sostenuta dalla Lega Nord ed illustrata dal capogruppo
di Montecitorio, nonché presidente della Commissione speciale per l'esame degli
atti del Governo, Giancarlo Giorgetti. «Questa riforma - spiega
l'esponente del Carroccio - è impellente e non più procrastinabile. Occorre
cancellare dalla Costituzione quei limiti che impediscono al popolo di essere direttamente
coinvolto in materia tributaria e sui trattati internazionali.
Se questo non avvenisse e soprattutto se si tentasse di fermare questa riforma adducendo motivazioni che fondano la loro ragione d'essere sull'incapacità del popolo di decidere per il meglio, ci troveremmo dinnanzi ad una palese violazione del principio democratico sul quale si fondano i principi fondamentali della nostra stessa Costituzione. Non vi può essere una vera democrazia – conclude Giorgetti - senza che il popolo sia effettivamente partecipe delle sorti del proprio Paese». Se la Costituzione l'avesse permesso, in effetti, gli italiani avrebbero deciso liberamente di sottomettersi alle regole europee che oggi il Paese vive come una camicia di forza o viceversa le avrebbe rifiutato. In entrambi i casi oggi non vi sarebbe questa tensione sociale, per non dire apertamente questo odio lacerante e destabilizzante verso la classe politica. «Se da un lato è vero - osserva Giorgetti - che negli altri Paesi europei, Svizzera e Irlanda escluse, il ricorso al referendum è raro ed estremamente restrittivo, dall'altro lato è inopinabile come su tematiche di rilevante importanza il popolo è sempre stato chiamato a esprimersi direttamente: ben 20 Paesi su 27 hanno tenuto almeno un referendum su tematiche come i trattati europei, l'entrata nella Comunità europea o l'entrata nell'euro». Nel mirino del Carroccio, tuttavia, non c'è solo la moneta unica ma anche e forse soprattutto il famigerato fiscal compact, un atto - ricorda Giorgetti - che condiziona e condizionerà profondamente tutte le future scelte di bilancio e quindi di azione politica del nostro Paese da oggi in poi. Il fiscal compact è, di fatto, una remissione pesantissima e irrevocabile di sovranità a favore di organismi europei la cui legittimazione è del tutto discutibile». E se passa il principio per cui deve essere il popolo, e non le elite di Roma o di Bruxelles, a decidere, allora sarebbe il caso anche di fargli dire sì o no all'Esm, I'European stability mechanism. «Un fondo - osserva il capogruppo leghista - in cui noi versiamo i soldi dei nostri cittadini ma che sarà governato da un consiglio di governatori non eletti che godranno della massima immunità in tutte le loro decisioni e azioni. Persone intoccabili che decideranno la nostra spesa pensionistica, i costi del nostro sistema sanitario e la spesa per la scuola. Il governo, se vorrà adempiere agli obblighi europei, si vedrà costretto a vessare i cittadini con un' imposizione fiscale spregiudicata. Questa non è fantascienza ma è realtà e gli effetti sono già ampiamente visibili e concreti». Ecco perché, come domenica ricordava anche Roberto Maroni, non è il presidenzialismo che può cambiare le sorti del Paese, ma un vero ritorno alla sovranità dei popoli e dei territori. E a questo si può arrivare solo cambiando la Costituzione, certo, ma laddove è veramente necessario e facendolo nel modo giusto.
Se questo non avvenisse e soprattutto se si tentasse di fermare questa riforma adducendo motivazioni che fondano la loro ragione d'essere sull'incapacità del popolo di decidere per il meglio, ci troveremmo dinnanzi ad una palese violazione del principio democratico sul quale si fondano i principi fondamentali della nostra stessa Costituzione. Non vi può essere una vera democrazia – conclude Giorgetti - senza che il popolo sia effettivamente partecipe delle sorti del proprio Paese». Se la Costituzione l'avesse permesso, in effetti, gli italiani avrebbero deciso liberamente di sottomettersi alle regole europee che oggi il Paese vive come una camicia di forza o viceversa le avrebbe rifiutato. In entrambi i casi oggi non vi sarebbe questa tensione sociale, per non dire apertamente questo odio lacerante e destabilizzante verso la classe politica. «Se da un lato è vero - osserva Giorgetti - che negli altri Paesi europei, Svizzera e Irlanda escluse, il ricorso al referendum è raro ed estremamente restrittivo, dall'altro lato è inopinabile come su tematiche di rilevante importanza il popolo è sempre stato chiamato a esprimersi direttamente: ben 20 Paesi su 27 hanno tenuto almeno un referendum su tematiche come i trattati europei, l'entrata nella Comunità europea o l'entrata nell'euro». Nel mirino del Carroccio, tuttavia, non c'è solo la moneta unica ma anche e forse soprattutto il famigerato fiscal compact, un atto - ricorda Giorgetti - che condiziona e condizionerà profondamente tutte le future scelte di bilancio e quindi di azione politica del nostro Paese da oggi in poi. Il fiscal compact è, di fatto, una remissione pesantissima e irrevocabile di sovranità a favore di organismi europei la cui legittimazione è del tutto discutibile». E se passa il principio per cui deve essere il popolo, e non le elite di Roma o di Bruxelles, a decidere, allora sarebbe il caso anche di fargli dire sì o no all'Esm, I'European stability mechanism. «Un fondo - osserva il capogruppo leghista - in cui noi versiamo i soldi dei nostri cittadini ma che sarà governato da un consiglio di governatori non eletti che godranno della massima immunità in tutte le loro decisioni e azioni. Persone intoccabili che decideranno la nostra spesa pensionistica, i costi del nostro sistema sanitario e la spesa per la scuola. Il governo, se vorrà adempiere agli obblighi europei, si vedrà costretto a vessare i cittadini con un' imposizione fiscale spregiudicata. Questa non è fantascienza ma è realtà e gli effetti sono già ampiamente visibili e concreti». Ecco perché, come domenica ricordava anche Roberto Maroni, non è il presidenzialismo che può cambiare le sorti del Paese, ma un vero ritorno alla sovranità dei popoli e dei territori. E a questo si può arrivare solo cambiando la Costituzione, certo, ma laddove è veramente necessario e facendolo nel modo giusto.

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