venerdì 28 giugno 2013

Gli Usa non vogliono il portavoce di Pisapia. God bless America

"Matteo Borghi"
"lintraprendente 28.06.2013"

Se i milanesi la tollerano ancora a stento, gli Usa – della retorica arancione della giunta Pisapia – non vogliono proprio sentir parlare. Accade, così, che per il responsabile dell’ufficio di palazzo Marino per i rapporti con la città Paolo Limontale porte del continente americano rimangano chiuse. Lo racconta il diretto interessato che si è visto negare il visto, condizione imprescindibile per qualsiasi viaggio – anche di pochi giorni – negli States. 55 anni, maestro elementare, Limonta è stato il presidente del Comitato x Giuliano Pisapia sindaco ed è tuttora considerato, da più parti, la vera eminenza grigia di Palazzo Marino. Nonostante i suoi continui tentativi di darsi un afflato puramente “civico” (qualsiasi sia il significato che si dà a una parola, sbandierata ai quattro venti da politici d’ogni sorta per motivi propagandistici) Limonta è individuo più che politicizzato. Lo ha ammesso lui stesso attribuendo alla sua ideologia il mancato permesso di entrare negli Usa. Alla funzionaria del Consolato Usa Limonta ha chiesto se «alla base della non concessione del visto, ci potesse eventualmente essere il fatto che ho difeso e difendo i diritti di molti popoli oppressi come i kurdi, i palestinesi, gli iracheni e continuerò a farlo.
Oppure che la mia crescita umana e politica sia stata indelebilmente segnata dai golpe avvenuti in Sud America e che la mia critica alla politica statunitense in quell’area sia stata costante nel nome di tutte le centinaia di migliaia di donne e uomini innocenti imprigionati, torturati o uccisi. Le ho spiegato che faccio il maestro elementare e che insegno tutti i giorni ai miei alunni quanto sia importante il rispetto e la dignità di ogni essere umano». Chissà se buon Limonta avrà altrettanto zelo nel denunciare i crimini contro l’umanità commessi in Russia, Cina, Corea del Nord, Cambogia, Vietnam (del Nord), Iugoslavia e Cuba nelnome del comunismo? Chissà se dirà loro che farsi esplodere in mezzo a un autobus, trascinando con sé vite innocenti, è contrario alla dignità umana. Lo speriamo davvero perché, altrimenti, più che un atto educativo nei confronti delle nuove generazioni, la sua sarebbe un’attività di orientamento politico-ideologico. Quelterzomondismo, tipico della giunta arancione, che gli Usa – che pure hanno eletto il presidente più di sinistra della loro storia – non accettano. Ne è prova la scelta di regalare, in accordo con Amsa e A2A, un autocompattatore ai profughi palestinesi a Beirut. Non a caso oggi in aula consiliare il consigliere pidiellino Pietro Tatarella ha chiesto alla giunta di spiegare se i rapporti con gli Usa non si siano deteriorati anche a seguito della lettera di febbraio in cui il console metteva in guardia i cittadini americani sul fatto che Milano non fosse una città sicura. Gli ha (non) risposto Pisapia che, in evidente imbarazzo, ha detto che si è trattato di «un equivoco che sono certo sarà chiarito». Come andrà a finire? Chi può dirlo. Noi, in fondo, speriamo che gli Usa gli concedano il vistodimostrandosi per quello che sono: uno Stato liberale in cui il diritto di parola ed espressione non viene meno. Se ciò non accadesse (e non siamo nemmeno certi che la spiegazione corretta sia quella di Limonta, la mancata concessione del visto potrebbe semplicemente essere un disguido burocratico) Limonta si metta il cuore in pace. Potrà sempre rifarsi, puntando su altre destinazioni: magari verso Corea del Nord dove il paffuto governatore Kim Jong – un ha dichiarato di voler aprire ai turisti. Siamo certi che lì, il visto, glielo concederebbero in tempi record.

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