“Iva Garibaldi”
“La Padania 15.05.2013”
Convenzione
a rischio. Sembra già spacciata questa commissione speciale che avrebbe dovuto
fare le riforme e che invece sembra già finita in soffitta. Soppressa, sparita,
polverizzata come pure le riforme che il premier nel suo recente discorso di
insediamento alle Camere ha pur detto di voler fare. E non è un caso, del
resto, che si torni a parlare di modifica della legge elettorale come una sorta
di priorità. «Subito legge elettorale prima delle riforme dello Stato? Siamo al
ridicolo. La legge elettorale - sottolinea Gianluca Pini - segue lo schema
delle istituzioni. Se veramente si crede nelle riforme, prima si ridisegna
l'architettura dello Stato e poi si cambia legge elettorale. Il Pd vuole tagliare
le forze politiche minori per riuscire a compattarsi. Le priorità sono le
riforme costituzionali e non la legge elettorale, altrimenti si rischia di
costruire il tetto prima della casa». Il niet del Governo all'avvio della Convenzione
ha lasciato più che perplesso anche il segretario Roberto
Maroni. Siamo delusi, ha fatto sapere il segretario del Carroccio annunciando pure che la linea di credito che la Lega Nord aveva aperto nei confronti del Governo astenendosi al voto di fiducia è destinata a chiudersi se venisse confermata la chiusura dell'Esecutivo rispetto alla volontà di fare le riforme. «Prima di parlare di modifica della legge elettorale - ha detto Massimo Bitonci - questo Governo deve fare le riforme, realizzare il Senato federale, il dimezzamento del numero dei parlamentari, l'abolizione del finanziamento dei partiti». Ma la Lega insiste: tra due settimane nella Conferenza dei capigruppo del Senato si dovrebbe aprire il dibattito sulla calendarizzazione delle mozioni sulle riforme ha detto Roberto Calderoli a margine dei lavori della commissione Affari costituzionali. «In commissione sono in attesa di una risposta da parte del ministro Quagliariello – ha detto il vicepresidente del Senato - La cosa più interessante che però non è uscita dalla commissione ma con contatti con il ministro per i Rapporti con il Parlamento, è che si discuterà in Conferenza dei capigruppo, non la prossima settimana perché è Letta è occupato nel Consiglio d'Europa ma in quella successiva, sulla mia mozione e su quelle che eventualmente verranno presentate sulle riforme: è importante avere un Parlamento che decide gli strumenti! e la via da seguire. Sulla base di quel dibattito si potrà capire se in questa legislatura si vuole realmente farle oppure si sta facendo melina. Mi auguro che sia la volta buona». Critiche sulle mancata Convenzione per le riforme è un primo «segnale negativo» che giunge dal governo: Lo dice anche Luca Zaia, a margine del punto stampa al termine della giunta a Venezia. «Io penso - ha aggiunto il governatore leghista – che sia doveroso riformare lo Stato. I primi segnali negativi del governo si sono visti con la mancata convenzione che per i cittadini significava avere un gruppo di persone che avrebbe fatto un pacchetto di riforme che avrebbero potuto avere solo il sì o no del Parlamento». Per Zaia «si ritorna alla Babele, ho proposto che si usi il conclave. Quando i Papi stentavano ad essere scelti si chiudevano a chiave», ha concluso.
Maroni. Siamo delusi, ha fatto sapere il segretario del Carroccio annunciando pure che la linea di credito che la Lega Nord aveva aperto nei confronti del Governo astenendosi al voto di fiducia è destinata a chiudersi se venisse confermata la chiusura dell'Esecutivo rispetto alla volontà di fare le riforme. «Prima di parlare di modifica della legge elettorale - ha detto Massimo Bitonci - questo Governo deve fare le riforme, realizzare il Senato federale, il dimezzamento del numero dei parlamentari, l'abolizione del finanziamento dei partiti». Ma la Lega insiste: tra due settimane nella Conferenza dei capigruppo del Senato si dovrebbe aprire il dibattito sulla calendarizzazione delle mozioni sulle riforme ha detto Roberto Calderoli a margine dei lavori della commissione Affari costituzionali. «In commissione sono in attesa di una risposta da parte del ministro Quagliariello – ha detto il vicepresidente del Senato - La cosa più interessante che però non è uscita dalla commissione ma con contatti con il ministro per i Rapporti con il Parlamento, è che si discuterà in Conferenza dei capigruppo, non la prossima settimana perché è Letta è occupato nel Consiglio d'Europa ma in quella successiva, sulla mia mozione e su quelle che eventualmente verranno presentate sulle riforme: è importante avere un Parlamento che decide gli strumenti! e la via da seguire. Sulla base di quel dibattito si potrà capire se in questa legislatura si vuole realmente farle oppure si sta facendo melina. Mi auguro che sia la volta buona». Critiche sulle mancata Convenzione per le riforme è un primo «segnale negativo» che giunge dal governo: Lo dice anche Luca Zaia, a margine del punto stampa al termine della giunta a Venezia. «Io penso - ha aggiunto il governatore leghista – che sia doveroso riformare lo Stato. I primi segnali negativi del governo si sono visti con la mancata convenzione che per i cittadini significava avere un gruppo di persone che avrebbe fatto un pacchetto di riforme che avrebbero potuto avere solo il sì o no del Parlamento». Per Zaia «si ritorna alla Babele, ho proposto che si usi il conclave. Quando i Papi stentavano ad essere scelti si chiudevano a chiave», ha concluso.

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