“Iva Garibaldi”
“La Padania 30.05.2013”
Avrebbe dovuto
essere il giorno delle riforme con ben dieci mozioni in votazione tra Camera e
Senato e invece quel che è andato in scena è stata la spaccatura del Pd e di
tutta la maggioranza che sul porcellum ha rischiato uno scivolone. Il pomo
della discordia l'ha presentato non un deputato qualsiasi ma il vicepresidente del
Partito democratico Roberto Giachetti. A sottoscrivere la sua proposta per
un ritorno al Mattarellum un centinaio di deputati. A nulla son serviti, quelli
sì bipartisan, gli appelli per il ritiro, primo tra tutti quello dello stesso
premier Enrico Letta. E il dibattito si infiamma a Montecitorio. Anche
perché proprio l'altro giorno la maggioranza, a fatica, aveva deciso di
rinviare il nodo della legge elettorale. «Credo che la mozione Giachetti sia
stata presentata in modo assolutamente intempestivo. Non possiamo rompere la possibilità
di avere finalmente le riforme costituzionali a causa di un atto di prepotenza
su norme transitorie», attacca Anna Finocchiaro. «Si deve partire dalle
riforme costituzionali e dal presidenzialismo. Mettere prima la legge
elettorale è un errore», commenta il vicepresidente Pdl del Senato Maurizio
Gasparri che avverte: «Le iniziative che creano confusione mettono in
pericolo il governo».
Sulla stessa lunghezza d'onda Renato Brunetta: «La mozione Giachetti è un grosso problema per il governo perché è chiaro che è contro il governo e contro Letta». Ma la mozione non viene ritirata e arriva così a un sofferto voto dell'assemblea che boccia il documento di Giachetti. Viene invece approvata con 224 sì, con il parere favorevole del Governo, la mozione Calderoli al Senato e quella Giorgetti alla Camera. Difficile prevedere un risultato diverso dal momento che la proposta della Lega ricalca le parole del discorso di Letta sul quale il premier aveva eh iesto la fiducia al Parlamento. La richiesta del Carroccio è semplice e concreta: si dia vita allo strumento della Convenzione per far partire, finalmente, le riforme che, come aveva annunciato lo stesso presidente del Consiglio, in 18 mesi. C'è anche il passaggio fondamentale per la realizzazione del federalismo fiscale con l'attuazione dei decreti rimasti in sospeso. Passa anche il documento della maggioranza con gli stessi voti che prevede un ddl costituzionale da presentare alle camere entro giugno, con un iter celere di approvazione. Un comitato composto da 20 deputati e 20 senatori nominati dai rispettivi presidenti della camere e da individuare tra i componenti delle commissioni affari costituzionali. Al comitato sarà conferito il potere referente per l'esame dei progetti di legge di riforma della costituzione e della legge elettorale. Bocciate invece le mozioni dei grillini e di Sel. «la Lega Nord auspica che il governo realizzi le riforme necessarie alla modernizzazione dello Stato, e per questo chiediamo - dice Matteo Bragantini - che siano rispettate le scadenze indicate proprio dal presidente del Consiglio nel suo discorso di insediamento. Tuttavia finora abbiamo ascoltato soltanto chiacchiere e i cittadini e le imprese non hanno più tempo». «Dopo 8 anni ci troviamo a trattare argomenta Gian Marco Centinaio - argomenti che potevano e dovevano essere già una realtà. Riduzione del numero dei parlamentari, senato federale, bicameralismo imperfetto e autonomia sono diventate un imperativo categorico per la salvezza del paese, invece assistiamo imbarazzati a una continua discussione e contrapposizione anche all'interno degli stessi schieramenti». Ma questa dovrebbe essere la volta buona. Almeno a sentire il premier che assicura: «la vita del Governo è legata alle riforme».
Sulla stessa lunghezza d'onda Renato Brunetta: «La mozione Giachetti è un grosso problema per il governo perché è chiaro che è contro il governo e contro Letta». Ma la mozione non viene ritirata e arriva così a un sofferto voto dell'assemblea che boccia il documento di Giachetti. Viene invece approvata con 224 sì, con il parere favorevole del Governo, la mozione Calderoli al Senato e quella Giorgetti alla Camera. Difficile prevedere un risultato diverso dal momento che la proposta della Lega ricalca le parole del discorso di Letta sul quale il premier aveva eh iesto la fiducia al Parlamento. La richiesta del Carroccio è semplice e concreta: si dia vita allo strumento della Convenzione per far partire, finalmente, le riforme che, come aveva annunciato lo stesso presidente del Consiglio, in 18 mesi. C'è anche il passaggio fondamentale per la realizzazione del federalismo fiscale con l'attuazione dei decreti rimasti in sospeso. Passa anche il documento della maggioranza con gli stessi voti che prevede un ddl costituzionale da presentare alle camere entro giugno, con un iter celere di approvazione. Un comitato composto da 20 deputati e 20 senatori nominati dai rispettivi presidenti della camere e da individuare tra i componenti delle commissioni affari costituzionali. Al comitato sarà conferito il potere referente per l'esame dei progetti di legge di riforma della costituzione e della legge elettorale. Bocciate invece le mozioni dei grillini e di Sel. «la Lega Nord auspica che il governo realizzi le riforme necessarie alla modernizzazione dello Stato, e per questo chiediamo - dice Matteo Bragantini - che siano rispettate le scadenze indicate proprio dal presidente del Consiglio nel suo discorso di insediamento. Tuttavia finora abbiamo ascoltato soltanto chiacchiere e i cittadini e le imprese non hanno più tempo». «Dopo 8 anni ci troviamo a trattare argomenta Gian Marco Centinaio - argomenti che potevano e dovevano essere già una realtà. Riduzione del numero dei parlamentari, senato federale, bicameralismo imperfetto e autonomia sono diventate un imperativo categorico per la salvezza del paese, invece assistiamo imbarazzati a una continua discussione e contrapposizione anche all'interno degli stessi schieramenti». Ma questa dovrebbe essere la volta buona. Almeno a sentire il premier che assicura: «la vita del Governo è legata alle riforme».

Nessun commento:
Posta un commento